Camillo D’Alessandro «Da zone d’ombra accuse gravissime»

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Il capogruppo regionale del Pd ha tenuto a replicare al fuorionda realizzato dalla nostra troupe. «Non mi sento un bandito e ho fatto molte cose di cui non mi vergogno. Il titolo? È un’accusa molto grave». 

«Era Maggio del 2010 quando Chiodi e la maggioranza dibatteva sui tagli ai costi della politica ed io come capogruppo regionale del Pd ho atteso un anno che si maturasse un’opinione prevalente su come tagliare e, visto che non arrivava questa decisione, a Maggio del 2011 il gruppo regionale del Partito democratico (sei consiglieri), si è tagliato lo stipendio devolvendolo al capitolo delle politiche sociali». Così inizia il nostro incontro informale con Camillo D’Alessandro, capogruppo regionale abruzzese del Pd, dopo che è stato “beccato” dalle nostre telecamere in un fuori onda in cui parlava della sua pensione (servizio “Banda Pd” ndr). «Dopo qualche mese – spiega D’Alessandro – dopo l’onda mediatica, il Consiglio regionale è stato costretto a tagliare lo stipendio ai consiglieri regionali». Inoltre, precisa il consigliere, lui stesso ha firmato una norma che ha cancellato le pensioni a tutti i suoi colleghi: nessuno potrà andare in pensione dopo soli cinque, dieci o quindici anni. D’Alessandro ci ha tenuto a sottolineare che si ironizzava nel fuori onda su un problema reale scoppiato sul caso Fiorito. «Per quaranta anni gli stipendi dei parlamentari sono stati legati a quelli dei magistrati e dei consiglieri regionali: se lo stipendio del primo aumentava di dieci tutti gli altri aumentavano di dieci. Ora che succede invece? Il governo dice che gli stipendi dei consiglieri regionali si adegueranno a quelli dei colleghi più bassi ma quelli dei parlamentari resteranno uguali. Perché?» si domanda D’Alessandro. 

Camillo D’Alessandro, crediamo, si sia comportato da vero galantuomo cosa, di questi tempi, molto rara. Il giorno dopo il nostro servizio ci ha chiamato chiedendoci di poter «conferire con l’autore del servizio». Dopodichè, come è giusto che sia, abbiamo concordato una replica al fuorionda. Crediamo di aver fatto un buon servizio per chi ci legge e chi ci vede avendo offerto un soddisfacente quadro generale sull’argomento. Anche se per il capogruppo regionale il titolo “Banda Pd” non è assolutamente piaciuto, ribadiamo che non era nostra intenzione associare i loro visi ad una fantomatica banda dalle finalità poco chiare. Inoltre, non abbiamo voluto “colpire” nessuno per montare un caso mediatico a discapito di qualcun altro. Carissimo D’Alessandro, se in molti le hanno detto che il nostro fuorionda «è stata una ricompensa amara per aver costretto a fare tutte queste cose», ci sentiamo in dovere di darle un consiglio: se sono suoi amici li allontani il prima posssibile. Se sono invece suoi consulenti li licenzi in tronco: farebbe un’altra opera buona per la comunità. Soprattutto per lei.

 

di Antonio Del Furbo

 

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