Crisi da Covid-19: gli italiani in fila al Monte dei Pegni

Crisi da Covid-19: gli italiani in fila al Monte dei Pegni

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La crisi è iniziata da un bel po’. E, precisamente, da quando è arrivato il Covid-19. Così, gran parte delle attività, già alle prese con una crisi generalizzata dei consumi, hanno dovuto intraprendere anche una battaglia contro virus e istituzioni pubbliche.

Accade, dunque, che alle file nei supermercati per fare la spesa, se ne sta aggiungendo un’altra: quella di via Botero, nel pieno centro di Torino.

A decine attendono l’ingresso al Monte dei Pegni. Si tratta del “centro assistenziale per eccellenza”, nato nel 1500 e istituito all’origine dai Francescani per fornire microcredito a basso (o anche assente) tasso di interesse e combattere in questo modo il fenomeno dilagante degli usurai.

Oggi, però, i Monti di Pietà, a Torino come altrove, sono in mano alle banche perché si sono fusi con gli istituti di credito.

Il “cliente” tipo che si rivolge al Monte dei Pegni è una persona che ha bisogno di liquidità immediata, finanziamenti per far fronte alle spese per la sopravvivenza. Riescono a ottenere credito perché portano al banco l’anello di fidanzamento, il vestito buono, l’orologio prezioso. Il finanziamento arriva nel giro di qualche minuto. Sono soldi che possono essere spesi subito in quanto la banca anticipa il 35-40% del valore del bene. Il pegno, successivamente, andrebbe rimborsato ma, spesso, i debitori non ci riescono. Ed ecco, dunque, che il banco di pegno lo metterà in vendita per cercare di ricavare più di quanto ha “prestato”.

In fila in attesa che arrivi il sostegno del Governo.

Nella filiale di via Botero 9 passano circa 500 persone al  giorno. Si tratta di persone in difficoltà economiche che necessitano del minimo sindacale per sopravvivere. Così ci si arrangia a Torino, e in molte altre città in Italia.

La fila inizia dalle 6

In via Botero, agli sportelli della Banca San Paolo, la fila inizia alle 6. Ci sono già 40 persone. Alle 8, circa cento. Ma gli uffici non sono in gradi di sbrigare più di venti pratiche per turno. “È la quinta volta che vengo e mi rimandano sempre a casa. Arrivo da Pinerolo, non posso di certo continuare a fare avanti e indietro” spiega Marco a La Stampa. “Devo lasciare dell’oro. Sono venuta di nascosto. Se mio marito lo scopre mi ammazza, ma abbiamo bisogno di soldi. Adesso. La spesa non si può rimandare“, aggiunge una signora . “Come può una madre ammettere che è costretta a vendere le collane per comprare il cibo?”.

“Lavoro in ospedale e questo è il mio giorno libero – è lo sfogo di una donna. – Io la situazione la comprendo, ma siete voi che non capite. Come posso sorridere ai pazienti, quando non so come tirare avanti?”.

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