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Esercito e forze dell’ordine in allarme: un piano contro i disordini

Inchieste Notizie

Al governo sperano che le nuove misure di contenimento possano contrastare l’epidemia di Covid 19. Certo è che l’emergenza sanitaria va a braccetto con quella economica. E l’esecutivo non esclude possano esserci problemi di sicurezza pubblica come successo nelle carceri. Proprio per questo militari e polizia potrebbero essere chiamati a pattugliare le strade e a distribuire cibo e medicine. allerta che già riguarda i servizi segreti.

Dunque, se i comportamenti degli italiani non dovessero cambiare, si andrebbe con la mano pesante. Perché” spiegano “all’emergenza sanitaria ed economica rischierebbe di aggiungersi quella altrettanto drammatica dell’ordine pubblico. Dunque è necessario prepararsi in tempo, e cominciare a pensare piani d’azione per le forze dell’ordine e, nel caso, per l’esercito”.

Le regioni

In particolare si teme che nelle regioni possa esserci un’escalation dell’epidemia che, come diretta conseguenza, creerebbe disordini. Negli ospedali, nei supermercati, nelle piazze. Senza contare lo spettro dello sciacallaggio, che si ripresenta a ogni calamità. “Bisogna essere pronti ovunque e cercare di coinvolgere maggiormente i militari”, spiega una voce autorevole da Palazzo Chigi a L’Espresso. “Senza allarmare la popolazione, ma senza farsi trovare impreparati per l’ennesima volta”.

Probabilmente non si arriverà al modello cinese che alla quarantena volontaria di 60 milioni di persone ha affiancato un pattugliamento strada per strada di soldati, poliziotti e blindati. Ma le voci raccontano di un salto di qualità nel controllo del territorio. Non solo per far rispettare le norme ma anche per creare reti di sicurezza in ogni città.

I documenti dei militari

Nei cassetti dell’Esercito, dei Carabinieri della Guardia di Finanza e della Polizia non c’è alcun piano d’intervento. Nè nei singoli corpi, né al Coi, il Comando operativo di vertici interforze. Una strategia d’azione tutta da costruire. In genere, esiste un piano operativo per ogni situazione estrema. Chi ha il compito di gestire l’ordine pubblico è preparato al peggio: attacchi nucleari, batteriologici, nucleari, guerre, calamità naturali, terremoti. Esistono piani riservati nelle prefetture di ogni provincia che stabiliscono le linee operative delle forze dell’ordine in coordinamento con i reparti sanitari e gli altri attori sul territorio.  

Si tratta di protocolli calibrati sulle diverse province in base alla presenza di particolari obiettivi sensibili: la presenza di aziende chimiche, la mappatura dei presidi sanitari. Scenari da fine del mondo, insomma. 

“Da settimane i colleghi, unitamente a tutto il restante personale disponibile, stanno puntualmente supportando l’azione di coordinamento dei Prefetti sul campo”, chiarisce Antonio Giannelli, presidente del Sinpref, il sindacato dei funzionari prefettizi. Perciò, continua Giannelli, “siamo pronti a ogni sforzo straordinario che, anche per sopperire le carenze di personale che si registrano in tante Prefetture, contempli una mobilitazione di tutti i colleghi disponibili. Bisogna operare però un’adeguata turnazione e preservare la loro salute, assicurando la massima efficienza operativa all’intero dispositivo d’intervento”.

Polizia, carabinieri, finanzieri potrebbero essere presto usati sulle strade, sia per operare maggiori controlli sui cittadini sia per intervenire dove necessario. 

Il documento sulle carceri

Un documento del 2011 firmato dall’allora capo del Dipartimento per l’amministrazione penitenziaria detta le linee operative per intervenire in situazioni critiche che potrebbero verificarsi nelle carceri: rivolte, sequestri di persona, atti collettivi di autolesionismo. Nessun accenno, però, ad una eventuale crisi sanitaria. L’assenza di direttive chiare è confermata all’Espresso da chi domenica scorsa ha partecipato al contenimento della rivolta del carcere di Modena, quella più tragica: sette morti, struttura devastata. “Sappiamo cosa fare durante gli eventi sportivi, nelle rivolte dei centri di accoglienza dei migranti, ma non abbiamo mai ricevuto alcuna direttiva su come comportarci nelle gestione dell’ordine pubblico in eventi conseguenza di un’ emergenza sanitaria“.

L’Esercito

L’Esercito, finora, è intervenuto nell’emergenza mettendo a disposizione immobili e caserme (per eventuali quarantene), ospedali militari (il Celio, sempre nella Capitale) e una quarantina tra medici e infermieri militari. Il capo dello Stato maggiore, il generale Enzo Vecciarelli, è però pronto – nel caso di una richiesta del governo – a intervenire anche nel campo dell’ordine pubblico.

Ci sono state molte riunioni del Coi in contemporanea dell’inizio dell’emergenza, a cui partecipano anche i capi dei carabinieri e della Finanza. Ora che l’emergenza è diventata drammatica, qualche generale a quattro stelle spinge per disegnare strategie operative, in modo da essere pronti a impiegare i soldati sul campo in caso di necessità. Nelle prime aree dei focolai lodigiani e padovani, 500 uomini di circa sono stati usati per presidiare una cinquantina di valichi. Ora l’ipotesi è quella di usare, nell’emergenza coronavirus, un numero di forze assai maggiore, sul modello “Strade sicure”.

Oggi gli uomini in campo sono poco più di 7500 oltre a 1200 mezzi tra jeep, Lince e autotrasporti. 

Ora, nell’Italia squassata dal virus, non è impossibile che venga messa in piedi un’operazione parallela a quella di “Strade sicure”. O che gli stessi uomini vengano dirottati per fronteggiare l’emergenza. In particolare, per il pattugliamento di strade, da intendere come presidi mobili o statici che facciano da deterrente a chi viola le regole del decreto che vuole gli italiani “tutti a casa”. 

Esercito, ma soprattutto Polizia e carabinieri, potrebbero essere impiegati anche su un altro fronte

Ad esempio in quello dei trasporti eccezionali e quello del controllo dei negozi alimentari. La calca davanti ai supermercati è considerato segnale preoccupante dalle autorità. La folla incontrollata è una minaccia alla sicurezza. Anche perché con le strade vuote, come nel dopo terremoti, spesso compaiono gli sciacalli, pronti ad approfittare delle sciagure collettive.  

I Servizi segreti 

Anche i servizi segreti sono allertati. Aisi e Aise hanno il compito di “ricercare ed elaborare nei settori di competenza tutte le informazioni utili alla difesa dell’indipendenza, dell’integrità e della sicurezza della Repubblica”. L’Aise, agenzia per la sicurezza esterna, ha certamente capacità sulle minacce Nbcr, ma in caso di epidemie nessun piano è stato mai approntato. Ad oggi, il governo ha chiesto si nostri servizi di ottenere informazioni sulle ditte straniere che si stanno accalcando per venderci materiale sanitario. Per capire se sono aziende serie.

 

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