Galli: terapia intensiva piena ma il Fatebenefratelli lo smentisce: "varianti inferiori alla media regionale"

La sovraesposizione mediatica dei medici è ormai a livelli insopportabili. La speranza è che il governo Draghi – appena insediatosi – metta un freno ai medici che non fanno altro che generare ansie e paure. Come Massimo Galli.

Nei giorni scorsi avevamo denunciato il continuo stillicidio dei medici. Oggi torniamo sulla vicenda prendendo a esempio quello del dott. Massimo Galli, onnipresente in tutte le trasmissioni televisive. Galli, insieme ad altri colleghi, da mesi non fa altro che proporre scenari esagerati, al fine di tenere alta la tensione sul coronavirus.

Il terrorismo mediatico di Galli

“Ormai i miei reparti sono pieni di varianti” ripete da giorni Massimo Galli a reti unificate. Fino a ieri sera – da Purgatori (LA7) – Galli ha ripetuto che “di questo passo fra due settimane avremo mille morti al giorno”. Ma le frasi di Galli sono gravi perché smentite pubblicamente dal suo stesso Ospedale, il Sacco di Milano.

La smentita del Sacco

“In merito ad alcune notizie apparse sulla stampa riguardanti ‘reparti pieni di varianti’ riferite al reparto di degenza di Malattie Infettive dell’ospedale Sacco, l’ASST Fatebenefratelli Sacco precisa che tali affermazioni al momento attuale non rappresentano la reale situazione epidemiologica all’interno del presidio”.

La nota dell’Asst si riferisce all’allarme lanciato ieri dal direttore delle Malattie infettive del Sacco di Milano, Massimo Galli, che aveva parlato di “reparti pieni di varianti”.

“Attualmente le percentuali di varianti identificate (verificate secondo le indicazioni del Ministero della Salute e dall’ISS o su controlli a campione) sono in linea con la media nazionale ed inferiori alla media regionale. In collaborazione e sintonia con ATS Città Metropolitana di Milano, l’ASST Fatebenefratelli Sacco con il suo Laboratorio di Microbiologia Clinica, Virologia e diagnostica delle Bioemergenze è già dalla fine di dicembre 2020 parte attiva del sistema di sorveglianza sulle varianti, coordinato dall’Istituto Superiore di Sanità ed è stato individuato come uno dei sei laboratori regionali accreditati a livello nazionale”.

I dati sono chiari e non mentono.

Su 314 pazienti Covid positivi ricoverati tra il 23 dicembre 2020 e il 4 febbraio 2021, “i dati raccolti hanno rilevato la presenza di 6 pazienti positivi alla variante UK (inglese) su un totale di 50 casi che, in ragione delle loro caratteristiche, sono stati sottoposti a squenziamento. Si precisa, inoltre, che presso il Laboratorio di Microbiologia Clinica, Virologia e diagnostica delle Bioemergenze prevede di utilizzare a breve un nuovo test diagnostico che permetterà di identificare in via preliminare l’eventuale positività ad una delle tre varianti”.

Per la Asst, “la presenza di varianti del virus rappresenta una preoccupazione per il mondo sanitario e questo deve indurre, da una parte, gli operatori sanitari a mantenere un’elevata attenzione per individuarne la presenza a scopo preventivo e, dall’altra, tutta la popolazione ad attenersi alle usuali misure di sicurezza per evitare il contagio da Covid-19”.  All’ospedale Sacco di Milano “fino ad oggi presso il Laboratorio di questa ASST è stata identificata esclusivamente la variante UK (cosiddetta variante inglese) e, al momento, nessun sequenziamento ha evidenziato la variante brasiliana o sudafricana”, si legge sempre nella nota di Asst Fatebenefratelli-Sacco, sottolineando che tra il 23 dicembre 2020 e il 4 febbraio 2021 sono stati 6 i pazienti positivi al Covid-19 ricoverati e contagiati dalla “variante inglese”.

Per Galli bisogna chiudere tutto

Fino a ieri sera Galli ha allertato della “pericolosità delle varianti” che si stanno diffondendo anche in Italia. “È ancora tutta da definire, ma qualche dato in quella direzione purtroppo c’è”. E per non farci “cogliere impreparati è necessario attivare un sistema funzionante e puntuale per la rilevazione dei fenomeni quando accadono”.

Per il virologo, “avere il polso della situazione permette di ottenere un’identificazione rapida dei focolai e di mettere subito in zona rossa totale i comuni”. Perché “non c’è alcuna alternativa al lockdown per arginare l’avanzata del virus”. Solo così, garantisce Galli, “non ci faremo cogliere di sorpresa. Mi pare evidente che noi siamo messi meglio di Paesi come la Spagna, la Francia e l’Inghilterra, e non è escluso che questo sia dovuto al fatto che non abbiamo avuto queste varianti”.

Di Antonio

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