Giuseppe Conte come Ponzio Pilato: sul Dpcm si è lavato le mani

L’annuncio del nuovo Dpcm di ottobre è stato dato alle 21.30 in punto dal premier, Giuseppe Conte. Nuove regole che, a quanto pare, evidenziano problemi gravi all’interno della maggioranza.

Le nuove misure anti-Covid contenute nel Dpcm, sono state da venerdì notte al centro di frenetiche trattative. La sensazione è che il nuovo testo non aggiunga nulla e, soprattutto, scarichi addosso ai sindaci e alle Regioni il compito gravoso della situazione.

In gergo calcistico, in questo Dpcm il governo non tocca palla.

Nelle ore che hanno anticipato il Dpcm di ottobre, ministri e sottosegretari se le sono date di santa ragione. Riunioni posticipate, vertici notturni, notti di alta tensione. I malumori stanno creando un vero e proprio cortocircuito organizzativo. Il governo giallorosso vive sull’emergenza e sempre più spesso vengono prese decisioni senza tener conto di tutte le anime decisionali. Poi c’è la questione dei vertici notturni che non permettono di approcciare i problemi con la opportuna lucidità. In barba alla chiarezza comunicativa, al processo decisionale e alla comprensione dei cittadini.

Tutti vogliono decidere

Un problema tecnico, dunque, ma anche politico. Sì perché tutti vogliono “prendere la parola” e decidere. C’è, in sostanza, un eccessivo numero di attori da consultare: dal Comitato tecnico scientifico alle Regioni, passando per i comuni e i capodelegazione.

Un Dpcm che “si lava le mani”

In realtà a lavarsi le mani è l’intero esecutivo. Forse per la fretta e i litigi Giuseppe Conte ha deciso di non decidere nulla?

Nel nuovo provvedimento c’è una norma che evidenzia lo stato confusionale in cui versa la maggioranza. Il Dpcm, infatti, affida ai sindaci la possibilità di chiudere strade e piazze particolarmente frequentate alle 21, stabilendo di fatto dei “coprifuoco” locali. Seppur Conte provi a giustificarsi con frasi tipo “La strategia non è e non può essere la stessa della primavera” e “Dobbiamo tutelare sanità ed economia, usando un principio di proporzionalità e adeguatezza” è fin troppo evidente il fatto che stia recitando una parte di un “mediatore copiato male”.

Covid, nuovo Dpcm: tutte le misure

E infatti i sindaci già sono sul piede di guerra. Il presidente dell’Anci e sindaco di Bari Antonio De Caro attacca: “Il governo, senza nemmeno affrontare il tema nelle numerose riunioni di queste ore, inserisce in un Dpcm una norma che sembra avere il solo obiettivo di scaricare sulle spalle dei sindaci la responsabilità del coprifuoco agli occhi dell’opinione pubblica. Questo non lo accettiamo. Ci saranno le forze dell’ordine a controllare le aree pubbliche in cui sarà vietato l’ingresso e a riconoscere residenti e avventori dei locali? I cittadini non si sposteranno da una piazza a un’altra? Nei momenti difficili le istituzioni si assumono le responsabilità non le scaricano su altre istituzioni con cui lealmente dovrebbero collaborare. I sindaci sono abituati ad assumersi le loro responsabilità. Vorremmo che tutte le istituzioni facessero lo stesso”.

Insomma, dopo le decine di Task force istituite per “deresponsabilizzarsi”, il governo ora va oltre: l’indirizzo politico lo affida ai sindaci, per non litigare e conservarsi la poltrona. Che brutta fine il Conte-bis.

di Antonio Del Furbo

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Di Antonio

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