I giudici accerchiano il ministro della Salute Roberto Speranza

La procura di Bergamo continua il suo lavoro investigativo. I giudici stanno accertando se vi siano “condotte costitutive di reato” nell’ambito “della gestione delle prime fasi dell’emergenza pandemica” da Covid-19.

L’indagine è complessa ammettono i pm.

Nelle ultime ore l’inchiesta si è arricchita di due passaggi: da una parte l’iscrizione tra gli indagati di Ranieri Guerra, direttore aggiunto dell’Oms; dall’altra la richiesta spedita dalla Procura all’organizzazione di Ginevra per ottenere “assistenza giudiziarie” e provare a far luce sulle tante ombre che ancora compongono il puzzle pandemico. Il comune denomitaore è Roberto Speranza.

Dalla rogatoria, rivela il Giornale.it, emergono presunte trame sull’asse Iss-Oms-ministero della Salute per insabbiare lo “scomodo” report di Francesco Zambon sulla risposta “caotica, creativa e improvvisata” dell’Italia al virus. Al centro della vicenda il ruolo svolto dal Capo di Gabinetto di Roberto Speranza, che – stando a quanto scritto in alcune chat – avrebbe incontrato Guerra chiedendo di “far cadere nel nulla” il dossier. Ma i magistrati vogliono far chiarezza “sull’adozione, l’aggiornamento e l’efficace implementazione” del piano pandemico italiano. Vogliono “approfondire” gli “aspetti relativi alle comunicazioni italiane sull’aggiornamento” del piano, sui “questionari di autovalutazione” delle capacità fondamentali per fronteggiare l’emergenza. Si tratta di capire come si sia svolta “la procedura di approvazione” e di “gestione” del report scomparso dell’Oms.

Le 7 domande nella rogatoria

Nella rogatoria, i pm fanno un lungo elenco di 7 precise domande cui sperano di trovare risposta. Il 3 novembre l’Oms ha inviato una nota al ministero degli Esteri per “ribadire” che l’Organizzazione e i suoi funzionari godono dell’immunità diplomatica. Dunque non possono essere chiamati a rispondere di fronte ai giudici. Tuttavia l’Oms si era anche resa disponibile “a rispondere a domande su questioni tecniche”.

Prima domanda: in una piattaforma dell’Oms risulta che il piano pandemico italiano “è stato pubblicato o rivisto negli anni 2010, 2011, 2012 e 2013”. “Da chi, quando e con quale strumento sono state inoltrate dall’Italia tali comunicazioni?”. I magistrati infatti sono convinti che il piano, approvato nel 2006, sia rimasto identico fino alla revisione attuata nel 2021. Seconda domanda: l’Italia ha sempre risposto ai questionari di autovalutazione annuali sulle capacità di fronteggiare una emergenza sanitaria? E quali conseguenze ne ha tratto l’Oms?

Gli altri quesiti riguardano il report dell’Oms sulla risposta italiana. Chi lo ha approvato? Quale era l’obiettivo che avrebbe dovuto perseguire? Ma soprattutto: “Per quale motivo è stato rimosso dal sito e per quale motivo non è stato ripubblicato?”. I giudici intendono sapere “chi all’interno dell’Oms è titolato a interloquire con il ministro della Salute italiano”. Ranieri Guerra? Il direttore Tedros? Altri inviati in Italia?

Il file pdf

Il focus dei pm è anche sul passaggio contenuto nel file pdf del dossier, prodotto da Guerra nella sua audizione. A pagina 19 si legge che “finora sui media noi (l’Oms, ndr) abbiamo cercato di giustificare quanto accaduto senza incolpare l’Italia. Questo sarà molto critico nei nostri confronti e nel Paese”. Chiedono le toghe: Oms era a conoscenza di questa proposta di correzione, da chi è stata formulata e perché?

Nella sua audizione in procura, Speranza ha assicurato che il report era “un documento del tutto indifferente per lo Stato italiano”. Insomma: non gli interessava che definisse la “sua” risposta “caotica e improvvisata”. Non è tuttavia quanto sembra emergere dagli sms di Guerra a Brusaferro. E non è neppure quanto risulta dalla mail, allegata alla rogatoria, inviata da Zambon a Tedros Adhanom Ghebreyesus (capo dell’Oms) e Hans Henri Kluge (direttore regionale Ue) per chiedere in incontro “in relazione ai gravi episodi che stanno esponendo l’Oms ad un alto rischio su molteplici fronti con possibili conseguenze catastrofiche per l’Organizzazione”. Di cosa si trattava? Tra le altre cose, il ricercatore di Venezia temeva il “grave incidente diplomatico con il ministero della Salute italiano e le controparti italiane”.

Di Antonio

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