Filippo Roma Le Iene

Iene, Filippo Roma e Fabrizio Arioli sequestrati per 2 ore nell’ambasciata della Costa d’Avorio

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“Siamo stati sequestrati per due ore, per fortuna i carabinieri ci sono venuti a liberare”. Così Filippo Roma delle Iene a uno degli operatori che lo attendeva all’esterno dell’ambasciata della Costa d’Avorio.

La Iena, con il collega Fabrizio Airoli, è stato trattenuto dalle 12 di questa mattina mentre svolgeva un servizio nell’ambasciata della Costa d’Avorio in via Guglielmo Saliceto a Roma. All’esterno erano arrivate due volanti della polizia. Agli agenti, però, non veniva permesso di entrare. Le Iene stanno facendo il giro delle ambasciate per un’inchiesta sulla tassa rifiuti non pagata. “Cinque uomini della sicurezza – ha raccontato Roma ci hanno bloccato”.

I due stavano lavorando sulla notizia relativa ai morosi della Tari, la tassa sui rifiuti, per proseguire l’inchiesta sui rifiuti di Roma.

Spiega Marco Occhipinti, autore del servizio: “Abbiamo ricevuto i dati sulla Tari che pare non sia stata pagata dalle ambasciate da Teodoro Fulgione, portavoce della sindaca Raggi. L’ambasciata della Costa d’Avorio avrebbe un debito di 72.426,17 euro di Tari non pagata”. Occhipinti fornisce anche il dato dei debiti di alcune delle altre rappresentanze: “Il Camerun 262.700,20, la Repubblica Araba d’Egitto presso la Santa Sede 198.267,18, la Turchia 117.034,87, la Siria 93.631.01”.

“Non ci fanno uscire dall’ambasciata della Costa d’Avorio in Italia, hanno fatto sparire telecamera, microfoni e schede e non ci fanno uscire da qui”. A parlare è Fabrizio Airoli, operatore de Le Iene.

In tanto Airoli spiega la vicenda: “Dopo aver visitato una mezza dozzina di rappresentanze diplomatiche, tra cui quella del Camerun, del Sudan e della Turchia, questa mattina siamo venuti all’ambasciata della Costa d’Avorio nella speranza di poter incontrare l’ambasciatore. Non è chiaro se l’ambasciata di questo paese avesse regolarizzato la sua presunta posizione debitoria, ma non abbiamo fatto in tempo a chiedere spiegazioni. A un certo punto infatti sono arrivati 4 o 5 uomini della sicurezza e ci hanno tolto tutto, spiegando che non potevamo filmare all’interno”.

Nel frattempo dall’ambasciata hanno chiamato la polizia.

Dopo circa due ore, grazie all’intervento dei carabinieri, Filippo Roma e l’operatore Fabrizio Arioli sono stati condotti da un’auto in borghese in un comando. L’operatore riferisce anche che con molta probabilità la telecamera de Le Iene e il materiale tecnico dovrebbe essere ancora all’interno dell’ambasciata, con tutta la documentazione giornalistica acquisita nel corso della mattinata dai due. Alla domanda dell’operatore sul luogo esatto in cui sarebbero stati portati, era stato riferito dai militari che si trattava della caserma di via Mentana. Luogo che, a quanto pare, non esiste.

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“Dopo avere visitato diverse rappresentanze diplomatiche, tra cui quella del Camerun, del Sudan e della Turchia, eravamo venuti all’ambasciata della Costa d’Avorio nella speranza di poter incontrare l’ambasciatore. Pare che l’ambasciata di questo paese avesse regolarizzato la sua posizione debitoria, ma non abbiamo fatto in tempo a chiedere spiegazioni. A un certo punto infatti sono arrivati 4 o 5 uomini della sicurezza e ci hanno tolto tutto, spiegando che non potevamo filmare all’interno. Anche la Farnesina si era interessata al caso, contattando l’ambasciata ivoriana.”

“Eravamo in un corridoio stretto dell’ambasciata. Ci hanno circondato in quattro o cinque, nerboruti, ci hanno messo le mani addosso e ci hanno sottratto telecamera e microfono”.

Così Filippo Roma, dalla caserma Roma centro, racconta all’autore Marco Occhipinti le oltre due ore di tensione vissute all’interno dell’ambasciata.

E sull’intervento dei carabinieri, Filippo Roma racconta: “Sono stati molto bravi, con grande abilità e diplomazia sono riusciti a entrare. Hanno fatto un po’ una forzatura perché non potevano entrare armati dentro l’ambasciata, che è territorio della Costa d’Avorio. Una volta dentro hanno avviato una lunghissima trattativa con i vertici dell’ambasciata, capitanata dal comandante Valletta, della compagnia Roma centro. In ambasciata erano parecchio incazzati con me e Fabrizio: considera che prima che arrivassero i carabinieri ci avevano detto ‘siete entrati in un altro stato, avete commesso un reato violando la privacy e ora vi ammanettiamo’.

Ci volevano arrestare, poi hanno cominciato a metterci le mani addosso perché volevano portarci via anche i nostri telefoni personali. Un poliziotto ivoriano mi ha messo le mani addosso e dopo una colluttazione ho salvato il mio telefono. A un certo punto ci hanno detto che saremmo usciti di lì solo se avessimo consegnato i nostri cellulari”. 

Sulla questione del debito della Tari, spiega: “Dicono di aver saldato il debito di oltre 70mila euro, ma non ci hanno mostrato i bollettini pagati. Per fortuna è andato tutto bene, ma sono stati momenti di grande tensione”.

Telecamera, microfoni e schede, oltre ai cellulari di Filippo e Fabrizio, sono stati sequestrati dai carabinieri.

Raggiunto telefonicamente da Zone d’Ombra Tv, Filippo Roma ci ha spiegato: “Sostanzialmente noi siamo entrati senza chiedere il permesso” spiega la Iena. “Questo, unito al nostro stile ha generato negl uomini dell’ambasciata del livore sfociato nel sequestro delle attrezzature” ha concluso Roma.

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