Mose a Venezia

Il Mose non si sarebbe dovuto fare perché incompatibile con l’ambiente

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Un’opera, il Mose, di oltre 5 miliardi, mai entrata in funzione e su cui la magistratura sta conducendo, da anni, una complessa indagine.

Eppure, tutto questo iter unito allo sperpero di soldi, si sarebbe potuto evitare visto che nel 1998 un Decreto valutava negativamente l’opera. La Valutazione di Impatto Ambientale negativa risultò negativa eppure la politica dell’epoca fece finta di nulla. 

Governo Amato-Berlusconi

A metterci lo zampino, all’epoca, furono ben due governi: quello a guida Giuliano Amato nel 2001 e quello di Silvio Berlusconi nel 2006. Entrambi, fecero finta di nulla rispetto alla decisione del V.I.A. che, appunto, aveva dato parere negativo al Mose. Tant’è che a buttare la prima pietra per la costruzione del Mose fu il governo Berlusconi con la benedizione della Lega. 

Premesse alla decisione del V.I.A. 

C’è da dire, intanto, che l’analisi del V.I.A., tenne conto, tra gli altri, anche della pronuncia di compatibilità ambientale “concernente il progetto di regolazione dei flussi di marea alle Bocche di Porto della Laguna di Venezia” presentata dal Magistrato alle Acque di Venezia nel luglio del 1997. Si tenne conto del rapporto del Collegio degli Esperti internazionali e, dunque, “del parere negativo formulato il 10 dicembre del 1998 dalla Commissione per le valutazioni dell’impatto ambientale”.

Le leggi 171/73 e 798/1984

La legge, molto importante e che la politica ha fatto finta di non vedere, stabilisce “l’interesse nazionale della salvaguardia di Venezia e della sua Laguna”. La 798 del 1984 indicava che “le risorse destinate ad interventi di competenza dello Stato siano utilizzate al riequilibrio idrogeologico della laguna” e “a porre al riparo gli insediamenti urbani lagunari dalla acque alte eccezionali”. 

Il Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici

A sottolineare l’importanza delle leggi proprio il Consiglio Superiore dei LL.PP. che “subordina gli interventi alle bocche alla verifica della compatibilità con i tempi e gli effetti degli interventi di disinquinamento, in modo da assicurare il necessario coordinamento tra le due operazioni”.

Le dighe mobili

Lo Studio di Impatto Ambientale e il Progetto ipotizzano “che le dighe mobili vengano chiuse in modo da evitare che il livello di marea superi la soglia di +100 cm rispetto allo zero del mareografo di Punta della Salute” si legge ancora nel documento del V.I.A. “Ciò corrisponderebbe, secondo il Progetto, ad una frequenza di chiusura di 7 volte/anno in media”.

Dunque, spiegano gli esperti, “ha poco senso richiamare la media annua di un lungo periodo storico (30 anni) quando il fenomeno presenta grande variabilità.” “Il numero delle chiusure necessario a garantire la protezione di Venezia dalle acque alte superiori a +100 cm si eleverebbe quindi a 40-50 volte/anno ed anche oltre.” Aggiungono ancora gli esperti che il “Progetto non ha adeguatamente valutato lo stato attuale di degrado e di inquinamento della laguna” pertanto “esso non si innesta su un ecosistema sano ed equilibrato, ma si un ecosistema fragile e profondamente degradato”.

Parere negativo del V.I.A.

Per questi e altri motivi il ministero espresso parere negativo sull’opera il 24 dicembre del 1998. Tra le azioni da portare a compimento urgentemente c’era: “la realizzazione delle difese locali”, la “fissazione di espliciti obiettivi di riequilibrio della morfologia lagunare”, “il raggiungimento di una adeguata affidabilità dei modelli di previsione dell’altezza di marea”.

I governi hanno fatto finta di nulla

Seppur i governi che si sono succeduti hanno fatto finta di nulla sul documento del V.I.A., ad oggi il Mose non è ancora in grado di funzionare. Pare addirittura che l’opera possa essere finita nel 2021, dopo 18 anni dall’inizio dei lavori.  

di Antonio Del Furbo

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