La vicenda di Giada Giunti: il figlio in "mano all'ex marito violento". Il silenzio di Bonafede e il sonno delle istituzioni

Giada Giunti combatte una battaglia dura. E la combatte su due piani: quella legale – fatta di leggi e sentenze – e quella strettamente personale in cui si riverberano, inevitabilmente, sentimenti d’amore. La vicenda di Giada Giunti, vicepresidente dell’associazione ‘Verità Altre’, è quella di una madre che si batte per riavere il figlio che subisce maltrattamenti.

Tra qualche ora, però, l’incubo potrebbe finire visto che “in occasione dell’udienza del 16 luglio in Corte d’Appello, suo figlio potrebbe fare ritorno da lei”. Sarà “un momento che potrebbe riportare la giustizia al vero valore del rispetto delle norme nazionali ed internazionali. Un momento che può dare termine alle ingiustizie e maltrattamenti che suo figlio subisce in particolare dal 2013”. 

La storia di Giada Giunti

La Giunti racconta di “Un ex marito violento che ha chiesto la casa famiglia per il proprio figlio pur di allontanarlo da lei”. Il punto è che l’ex marito, come racconta la donna, è stato definito – dalle Ctu nominate dal Tribunale dei minori – come violento e con disturbi della personalità, pericoloso per il figlio perché violento, narcisista, con comportamenti di aggressione e rabbia. La Giunti è accusata dal marito di aver abbandonato al circolo sportivo il figlio, ma poi di essere simbiotica.

“Ho chiesto un incontro con il ministro Bonafede settimane fa. Ad oggi non ho ricevuto alcuna risposta”

“Ho fatto ascoltare le violenze che ha subito mio figlio dalle figure istituzionali e le sue richieste di tornare a vivere con me sono rimaste inascoltate” spiega la donna. “Ho messo a paragone i suoi appelli, le sue lettere che ha scritto pure al Papa Francesco, ai giudici a ‘non so chi mi leggerà, ma se qualcuno mi legge, vorrei che mi aiutasse…’, le lettere scritte davanti ai servizi sociali, i suoi messaggi e le dichiarazioni testimoniali con le relazioni dell’assistente sociale che ha falsamente dichiarato che mio figlio volesse vivere con il padre”.

I giudici: “superfluo acquisire le testimonianze del figlio”

Il 31 luglio 2019 la sentenza motiva la sua decisione di affidare in via esclusiva il figlio al padre ritenendo “superfluo” acquisire le video registrazioni, i verbali degli incontri tra la mamma e il figlio e tutta la documentazione probante, facendo solo riferimento alle relazioni del servizio sociale che ha preso come verità assoluta. “Con queste registrazioni ed altro materiale ho dimostrato che l’assistente sociale ha relazionato il falso. Ritengo, quindi, che la sentenza sia nulla, anche per altre ragioni. Al ministero della Giustizia ed a tutto il Governo chiedo protezione, ispezioni. La documentazione è probante ma non vengo ascoltata”.  

“Capitolo raccapricciante nei procedimenti per l’affido dei minori”

Sulla vicenda interviene anche Roberta Sacchi, criminologa e psicologa: “La vicenda di Giada Giunti rappresenta un capitolo raccapricciante nei procedimenti per l’affido dei minori. In più quindici anni di lavoro non ho mai visto e letto niente del genere. In quattromilacinquecento pagine di vicenda giudiziaria non si rintraccia alcun valido motivo per cui un bambino dovesse essere allontanato dalla madre, un provvedimento così innaturale dovrebbe essere adottato solo per gravi psicopatologie dei genitori, abusi o maltrattamenti. L’unico motivo per cui il bambino è stato strappato a Giada Giunti è la violenza istituzionale”.

Interrogazione parlamentare

Sull’udienza del 16 luglio la signora Giada ha nuovamente scritto al ministro della Giustizia, Alfonso Bonafede, che ha già risposto a una interrogazione parlamentare presentata dall’onorevole Veronica Giannone: “La volontà del minore (di tornare dalla sua mamma, ndr) – ha scritto – sembrerebbe essere stata completamente trascurata”. “La volontà del minore di fare ritorno dalla sua mamma è chiara, ed è già stata dimostrata con probanti prove anche video ed audio depositate in Corte d’Appello. Come pure le prove delle violenze e violenza assistita riferite anche al Ctu: ‘E’ un pazzo – dice il figlio di Giada Giunti come si vede in alcuni filmati e negli audio – ha picchiato mammina davanti a me, l’ha sputata in faccia, l’ha soffocata, ho paura di lui‘”. 

Nuove relazioni in Appello

In Appello nuove sono presenti nuove relazioni di Alessandro Meluzzi e della dottoressa Paola Notargiovanni (reparto di Psichiatria) con cui si afferma che: “Il minore ha espresso in più sedi la volontà di stare con la mamma. È improcrastinabile modificare le attuali condizioni dell’affido; oggettivamente ostacolato non solo dall‘ex marito, che sotto minaccia il ricatto ha interferito nel rapporto madre-figlio. Disturbi che potrebbero essere ancora più gravi in presenza di una figura paterna percepita come inadeguata e/o pericolosa, come dimostrano le volontà degenerate del padre e i suoi sconsiderati gesti a scapito del figlio per colpire una figura femminile odiata, quale la moglie.

Se questa situazione dovesse stabilizzarsi e dovesse cronicizzarsi, allontanando ulteriormente la figura materna – proseguono gli specialisti – ci troveremo di fronte al paradosso di una menomazione affettiva che, non avendo alcuna vera e propria ragione di protezione del minore nei confronti di elementi disturbanti, rappresenterebbe un gravissimo vulnus per la sua vita e non soltanto impedirebbe un suo armonioso complessivo sviluppo personologico e psichico”. 

La Commissione femminicidio al Senato e il Protocollo di Napoli

La Commissione femminicidio e violenze al Senato sta conducendo, inoltre, un’analisi di tutta la documentazione in atti del caso. Mamma Giada si augura che venga rispetta la legge, come pure rispettato quanto è stato di recente dichiarato dalle Istituzioni, in occasione della presentazione del ‘Protocollo di Napoli’, lanciato dall’agenzia Dire

“La ministra Elena Bonetti e il gip Paola di Nicola hanno detto: ‘E’ sufficiente che il figlio/a percepisca attraverso la madre che ha subito violenza ed è egli stesso/a vittima di violenza. Come pure la senatrice e presidente della Commissione sul femmincidio, Valeria Valente che ha sottolineato come ‘rispetto alla mancata valutazione della violenza domestica nell’ambito dei processi di affido dei minori nei casi di separazione si parli di una forma di vittimizzazione secondaria.

Quando c’è violenza all’interno di una relazione di coppia tutto va letto in un determinato modo. Le scelte di giudici e avvocati devono andare in una certa direzione, si deve applicare la Convenzione di Istanbul; anche la violenza assistita subita dai minori nei casi di maltrattamento delle madri è una violenza diretta. E che va perseguita e punita e il maltrattante va allontanato da donna e minori. Nessuno mi convincerà mai che un uomo violento nei confronti di una madre possa essere un buon padre’”. 

“Ho inviato – scrive infine Giada Giunti – una lettera aperta al Presidente Sergio Mattarella per una risposta sul suo drammatico caso e al Csm con cui chiedo il rispetto delle norme vigenti, atteso che lo Stato ha il compito e dovere di tutelare vittime di violenze, onde evitare ulteriori femminicidi e figlicidi”.

di Antonio Del Furbo

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Di Antonio

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