Luca Palamara è fuori: radiato dalla magistratura

L’ex potentissimo della magistratura, Luca Palamara è stato radiato dall’organo giudiziario. Si chiude così la carriera di magistrato.

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Palamara, ex pubblico ministero a Reggio Calabria e a Roma, ex presidente dell’Anm, ex consigliere del Csm, ex rappresentante della corrente centrista di Unicost, torna un cittadino normale.

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La sezione disciplinare del Csm gli ha inferto la pena più alta emettendo il verdetto dopo un processo lampo e dopo una camera di consiglio di tre ore.

Per lui sul tavolo c’è un’accusa che la procura generale della Cassazione ha definito “di una gravità inaudita”. Palamara aveva l’obiettivo di “condizionare in modo occulto l’attività del Csm”, pilotando le nomine dei procuratori di Roma e di Perugia, e proponendosi egli stesso come procuratore aggiunto della Capitale dopo aver cercato di delegittimare Paolo Ielo. 

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Piero Gaeta e Simone Perelli, i due magistrati della procura della Suprema corte nella veste di accusatori, hanno ricostruito la vicenda della cena all’hotel Champagne di Roma dell’8 maggio 2019. Lì Palamara, con i deputati del Pd Luca Lotti e Cosimo Maria Ferri, e cinque consiglieri in carica del Csm, tessevano strategie per ottenere la nomina di Marcello Viola (procuratore generale a Firenze) al vertice della procura di piazzale Clodio.

Il tutto ai danni di altri concorrenti, Giuseppe Creazzo e Franco Lo Voi, il primo procuratore a Firenze e il secondo a Palermo. Ma il Trojan inserito nel cellulare di Palamara dalla procura di Perugia che indagava per corruzione su Palamara ha svelato tutto.

Palamara: “Porto e porterò sempre la toga nel cuore”

Palamara ha taciuto per due udienze. Ha lasciato che a difenderlo fosse il consigliere di Cassazione Stefano Giaime Guizzi che aveva chiesto per lui l’assoluzione o la sospensione di due anni in attesa della fine del processo di Perugia. Guizzi si è augurato che la sentenza non fosse “politica”.

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Quando ha sentito il verdetto ha detto che non lo era. Ma Palamara ha annunciato le future mosse della sua battaglia nella storica sede dei Radicali. “Porto e porterò sempre la toga nel cuore”. “Mi sono sempre ispirato ai principi di una giustizia giusta”. “Sono stato espulso dalla magistratura, ma ricorrerà alle sezioni unite della Cassazione e alla Cedu”. La sua intenzione è ricorrere a Strasburgo, alla Corte dei diritti umani.

Palamara: “Pago per tutti”

“Ventitré anni di carriera ispirati a difendere l’autonomia e l’indipendenza della magistratura, messi in discussione per una cena, a cui ha partecipato un parlamentare” ha detto Palamara. “Io oggi pago per tutti, per un sistema che non funzionava, obsoleto e superato”.

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“Mi hanno accusato di aver frequentato politici a ridosso di nomine, l’ho fatto anche quando è stato eletto Ermini (l’attuale vice presidente del Csm, ndr.)”. E aggiunge: “In virtù delle mie cariche ho avuto interlocuzioni con più persone. Sono stato individuato come colui che ricorreva alla pratica degli accordi, ma io non mi sono svegliato una mattina e ho inventato le correnti, le correnti esistono da 40 anni. Il sistema delle correnti viveva di accordi, prevalentemente con la corrente di sinistra di Area”.

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E qui parte un’allusione pesante: “Quando mi sono spostato verso Magistratura indipendente sono arrivati i problemi. Il Trojan ha scoperto accordi tra Unicost e Mi, ma non ci dice quello che è avvenuto negli altri gruppi associativi”. Insomma, tutti facevano quello che faceva Palamara. Una tesi respinta dalla procura generale della Cassazione. 

Al Csm “i segretari delle correnti”

“Io non voglio tirare dentro persone tanto per farlo, ma dirò come ho parlato di nomine anche con persone diverse da Lotti e dal Pd”. Ripete un’affermazione già smentita: “Al Csm c’era la prassi che entrassero i segretari delle correnti che davano indicazioni sui propri associati da promuovere”. Descrive il suo comportamento come normale: “Mi hanno registrato in una cena, ma di cene negli ultimi 12 anni ne ho fatte tantissime, quando parlerò potrò indicare come e perché, e quando ho parlato di altre nomine e di altre situazioni”. Infine: “Si può discutere dell’opportunità degli incontri, ma fotografano i fatti”. 

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Di Antonio

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