L’Unità: Cdr in subbuglio per nuovo assetto societario

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I giornalisti del quotidiano sono in rivolta per l’ingresso nella compagine societaria di Maria Ioannucci, ex senatrice di Forza Italia. Il neo Amministratore delegato, Fabrizio Meli, chiedono dal Comitato di redazione, deve essere sostituito senza se e senza ma. Una categoria, quella dei giornalisti, con soli diritti e nessun dovere. A quanto pare.

I giornalisti del quotidiano sono in rivolta per l’ingresso nella compagine societaria di Maria Ioannucci, ex senatrice di Forza Italia. Il neo Amministratore delegato, Fabrizio Meli, chiedono dal Comitato di redazione, deve essere sostituito senza se e senza ma. Una categoria, quella dei giornalisti, con soli diritti e nessun dovere. Ioannucci è avvocato e professore di diritto amministrativo a L’Aquila. L’avvocato, attraverso un’operazione societaria, ha acquistato una percentuale della Pei, società che edita il giornale fondato da Antonio Gramsci. “Sono entrata nel capitale de L’Unità perché ogni giornale in difficoltà o che rischia di morire significa una ferita per la democrazia”, ha dichiarato Ioannucci, per rispondere alle polemiche esplose intorno alla sua iniziativa. Il Cdr del quotidiano si sarebbe “fatto fuorviare dall’articolo del ‘Fatto Quotidiano‘. Credo fortemente che ogni giornale abbia una sua linea politica. Proprio per questo vanno salvati tutti i giornali perché ci devono essere tante voci”, ha detto. Stranamente i dipendenti del giornale non hanno scritto e fatto nulla durante la direzione di Concita De Gregorio. La snobbissima radical chic dell’apparato di sinistra pare che con la sua buonuscita di circa 300mila euro abbia contribuito a far fallire la passata gestione di Renato Soru, patron di Tiscali. Merito della Concita fu anche quello di non vendere molte copie e, conseguentemente, di aver fatto chiudere alcune sedi. Leggenda vuole che De Gregorio fosse schifata dai precari che giravano in redazione al punto da profumare la stanza una volta andati via. La radical chic, è bene ricordarlo, alla vigilia delle Regionali del Lazio, ebbe un colloquio con un alto dirigente del Pd il quale le riferì l’intenzione del partito a far vincere la Polverini piuttosto che la Bonino, per agevolare Fini ad abbandonare Berlusconi. “Una conversazione con un leader politico non è una notizia, lui esprimeva una sua opinione, io l’ho contrastata nei fatti” questo il commento all’indomani degli attacchi per non aver dato la notizia. Dagospia scrisse:”Vale la pena di inciderla su una targa in tutte le scuole di giornalismo, questa frase, tanto ormai la salma di Joseph Pulitzer è definitivamente uscita dalla bara scappando a gambe levate”. Perché ora i dipendenti si agitano per una questione che non tocca loro decidere? Perché, nel caso arrivassero pressioni, non denunciarle al momento? Vuoi vedere che si vuole agevolare l’ingresso di qualcun altro?

ZdO 

 

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