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Luca Sarodi spiega il perché dell’abbandono della difesa dei Ciarelli, da chi sono venute le minacce e soprattutto ci presenta una chiave di lettura sul mondo dei cosiddetti rom. “I manifesti del Pdl sono stati fatti da persone ignoranti” e assicura che la maggioranza dei “ghettizzati” hanno voglia di riscatto sociale e giustizia. In questo momento storico, fa notare ancora l’avvocato, la politica non coglie il pericolo sociale che si abbatterà sulle generazioni future per la mancata politica d’integrazione.

Luca Sarodi era uno degli avvocati del caso dell’omicidio Rigante, tra i difensori di Ciarelli. E questo fino a ieri, quando ha deciso di rinunciare perché intimorito dalle continue minacce ma anche per dei contrasti con gli altri difensori. Sarodi si definisce “avvocato di strada” e uomo abituato a combattere per ottenere ciò che vuole. Teatino doc, ama ricordare la sua prima battaglia e di quando cioè si spostò da Chieti a Pescara. Dovette vincere il campanilismo storico tra le due città e soprattutto abbattere quel muro di lobby e interessi diffuso anche negli ambienti giuridici. Oggi, racconta Sarodi, si sente un uomo soddisfatto e appagato dal punto di vista professionale. Lui ha conosciuto Massimo Ciarelli e l’intera famiglia proprio negl’anni del suo arrivo a Pescara; da lì è stato per lui un rapido succedersi di eventi positivi per la sua attività grazie alla buona pubblicità fatta dai clienti che man mano gli davano fiducia. Per lui i manifesti del Pdl rappresentano una degenerazione di questa epoca in cui l’ignoranza e l’apertura al confronto verso gli altri fanno da padrona. I manifesti che equiparano i Rom ai delinquenti è anche frutto, secondo sarodi, di mancanza di strategie politiche in grado di guardare oltre il prossimo futuro. L’avvocato-coraggio è sicuro che l’integrazione con il popolo rom non la voglia soprattutto la politica e lo Stato incapaci di imporsi nei confronti di chi delinque. Infine l’avvocato ci racconta del suo abbandono del caso Ciarelli, volontà dettata in gran parte dal forte contrasto con l’altro avvocato della difesa della famiglia. Il sentirsi da un lato minacciato dalla tifoseria e, dall’altro, abbandonato dalle forze dell’ordine hanno finito per indurlo a lasciare la difesa dei Ciarelli.

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 di Antonio Del Furbo    

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