Reddito di cittadinanza: a Pomigliano d’Arco in 12mila su 39mila abitanti

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Sembra un paradigma invertito dice che: “Non lavorare stanca”. Un pensiero che, a quanto pare, viene condiviso dalla maggioranza di fruitori del Reddito di cittadinanza.

Seppur con in tasca 620 euro al mese, qualcuno dice di sentirsi “depresso e inutile”. “Mi alzo alle 6 tutte le mattine e non so cosa fare” il signor Agostino Fiorino a La Stampa. “Anche io voglio faticare”, dice la signora Giuseppina Ricci. “A me interessa qualsiasi lavoro pur di finire il mese in modo giusto. Così, invece, i soldi non bastano e in più sono senza soddisfazione”. “Ne parlavo l’altro giorno a tavola con mia moglie” dice il signor Ciro Demaria, che a marzo era stato il primo a mettersi in coda per la domanda. “Per fortuna riceviamo questi soldi, per carità. Ringraziamo per il reddito. Ma quando scatta la fase 2?”.

Il milione con il Reddito

In Italia sono 982.000 le persone che hanno diritto al reddito di cittadinanza. Con 100.416 domande accolte su 142.764 presentate, la provincia di Napoli è quella con più persone coinvolte. A Pomigliano d’Arco, il paese natale di Luigi Di Maio, l’ex ministro del lavoro che mise la firma su questa riforma, su 39 mila abitanti 12 mila hanno ottenuto il sostegno economico. E in sei mesi nessuno ha mai ricevuto una proposta di lavoro. Nemmeno è stato chiamato per un impiego socialmente utile dal Comune.

La situazione

Lello Russo, sindaco di centrodestra al sesto mandato, spiega perché: “Ho parlato con l’Inail, non è ancora pronta la normativa. Non posso assumere. Ma il problema del reddito di cittadinanza è che hanno barattato un servizio di carattere caritatevole con uno strumento per trovare lavoro. Non c’è lavoro qui. Il reddito è una presa in giro. Se io mettessi un bando da 10 milioni per chi scova un solo posto di lavoro nel circondario quei soldi resterebbero al sicuro nelle casse del Comune”.

Patto per il lavoro

“Quando hanno chiamato il mio nome – racconta Agostino – mi sono seduto nella prima stanza a destra. Sono stato cinque minuti a parlare con un impiegato. Fra le mie competenze abbiamo scritto ausiliario specializzato nel settore sociosanitario perché ho lavorato 11 anni all’Anffas di Napoli, e poi imbianchino e muratore. Alla fine del colloquio ho chiesto: ‘C’è speranza?’. L’impiegato ha risposto: ‘Non lo sappiamo’”. Agostino Fiorino tiene fra le dita il foglio con scritto “Ricevuta Consegna Documento di stipula del Patto per il lavoro”. A tutti gli uffici dell’impiego della Campania è arrivata una lettera da parte della giunta regionale: “In riferimento alle attività propedeutiche per l’intervento statale detto reddito di cittadinanza, le SSVV sono invitate a organizzare lavoro straordinario, oltre l’orario di servizio, secondo il budget assegnato ai propri uffici”.

“Siamo qui”

La dirigente Maria Luisa Brillo cerca di mantenere il profilo più basso che può: “Siamo qui. Abbiamo organizzato due turni. Chiameremo tutti”. Ma il lavoro? “Quello è un problema strutturale. Il lavoro non c’è”. La situazione sta peggiorando.

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