Riforma della Giustizia, porte girevoli per i giudici. Potranno fare politica e tornare nelle aule dei tribunali

La commissione incaricata dalla Guardasigilli, Marta Cartabia, prosegue il lavoro per la riforma della giustizia.

Per ciò che riguarda il tema riguardante il Consiglio superiore della magistratura la proposta avanzata nel documento finale della Commissione per la riforma della giustizia è quella di evitare il sorteggio per comporre il Csm. Si vuole, in pratica, un nuovo sistema elettorale che determini una cesura tra le correnti della magistratura e i consiglieri togati. Questo per evitare che ci possano essere interferenze nell’elezione dei consiglieri. Il caso Palamara con l’incontro all’hotel Champagne e il caso dei verbali di Piero Amara hanno messo a durissima prova l’istituzione del parlamentino delle toghe. L’indicazione della commissione venerdì sarà oggetto di un confronto tra il ministro della Giustizia e la maggioranza. Si chiede anche l’aumento del numero dei componenti del Csm e criteri più rigorosi per la formazione delle Commissioni.

Non più riforma Bonafede

Insomma, un testo che si allontana dalla riforma dell’ex Guardasigilli Bonafede. E che prevedeva il sorteggio con l’introduzione di sistema maggioritario a doppio turno in 19 collegi per l’elezione dei consiglieri togati del Csm. E, ancora, lo stop a chi proviene da incarichi di governo e regole rigide per le nomine per arginare il potere delle correnti, quote rosa e sorteggio per la composizione delle Commissioni. La riforma Bonafede prevedeva anche nuovi criteri in ottica di merito e trasparenza per l’assegnazione degli incarichi direttivi e semidirettivi e una riorganizzazione delle procure al fine di ridurre la gerarchizzazione al loro interno. Erano state chiuse le cosiddette porte girevoli tra toghe e politica perché si prevedeva che un magistrato che avesse ricoperto un incarico al parlamento italiano o europeo, o in una Regione per almeno sei mesi, non potesse indossare più la toga.

Nella proposta della commissione Cartabia i magistrati che scelgono l’esperienza politica invece non dovranno dire addio per sempre alla toga.

Nel testo presentato non c’è il divieto assoluto per chi si candida a rientrare in magistratura alla fine dell’esperienza politica. Ma si propone l’introduzione di limiti territoriali: si potrà riprendere a esercitare funzioni giudiziarie cambiando regione. Si prevedono inoltre limiti più stringenti per l’eleggibilità dei magistrati. Vengono mantenuti criteri più oggettivi degli attuali indicatori attitudinali. L’obiettivo dichiarato, a due anni dallo “scandalo delle nomine”, è contenere la discrezionalità del Csm. La Commissione, propone inoltre criteri selettivi più rigorosi per i magistrati destinati alla Corte di Cassazione e chiede sulle valutazioni di professionalità dei magistrati di dare voce in capitolo, ma senza diritto di voto, agli avvocati.

La commissione propone anche di limitare i passaggi dalle funzioni di giudice e quelle di pm e viceversa.

Di Antonio

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