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Romandini e famiglia: storia di un giudice imprenditore – l’inchiesta video

Romandini e famiglia: storia di un giudice imprenditore - l'inchiesta video

La vicenda del giudice Camillo Romandini è una storia tutta italiana. E su cui, pare, la politica non si spinge oltre. La nostra inchiesta

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Camillo Romandini è il giudice che si è occupato che ha emesso la sentenza di primo grado sulla mega discarica di Bussi sul Tirino (Pe). Romandini assolse 19 imputati.

Una vicenda che sollevò le critiche di ambientalisti e persino di alcuni partiti politici. Volle capirci qualcosa anche il Csm e l’allora ministro della Giustizia, Andrea Orlando. Romandini fu rimosso dalla Corte d’Assise di Chieti e messo sulla poltrona della Corte d’Appello di Roma. Un premio insomma.

Con la nostra inchiesta ripercorriamo le fasi salienti della storia non tralasciando la vita professionale di Romandini. Infatti il giudice, come abbiamo già raccontato, fu attenzionato dalla Guardia di Finanza che scoprì aver ricevuto 46mila euro di contributi dalla Regione Abruzzo.

“In un recente passato – scrive la Guardia di Finanza – Romandini è stato titolare dell’omonima impresa individuale agricola poi cessata a giugno 2015 e che dal 2004 al 2015 ha avuto aiuti pubblici per 46.000 €”. Per le fiamme gialle si tratta di “una indebita percezione di erogazioni a danno dello Stato. Ma soprattutto a livello disciplinare è chiaro che un giudice non può essere titolare di impresa”.

Un fatto gravissimo che attivò anche la politica. 

“Il dottor Camillo Romandini – spiegava il senatore Gianluca Castaldi in un’interrogazione parlamentare nel 2015 – sarebbe titolare di una ditta individuale, con codice ATECO 01­13­5 ‘Colture miste viticole, olivicole, frutticole’, che ha ricevuto fino al 2015 contributi statali attraverso il sistema AGEA (Agenzia per le erogazioni in agricoltura), istituito con decreto legislativo n. 165 del 1999 per lo svolgimento delle funzioni di organismo di coordinamento e di organismo pagatore”. Insomma, Romandini avviò una sua impresa nonostante il Csm, già nel 2007, chiarì con una delibera l’articolo 16 dell’ordinamento giudiziario che fa divieto per i giudici di “esercitare industrie e commerci”. Dunque, Romandini non poteva avere una ditta né tantomeno percepire contributi pubblici.

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Ma Romandini, come se nulla fosse, continua la carriera di giudice-imprenditore. Il consigliere presso la Corte d’appello di Roma, infatti, dopo essere stato giudice al tribunale civile di Chieti, rimane iscritto sul Registro delle imprese agricole come socio (ben al 43,3%) dell’azienda “Eredi Giannico Michelina, società agricola a.r.l.” come testimonia la più recente visura catastale. In un’ulteriore interrogazione del 20 novembre 2020 la deputata Daniela Torto spiegava all’ex ministro della Giustizia, Alfonso Bonafede.

Le nuove carte, il nipote e la società immobiliare

Romandini non finisce di stupire. Zone d’Ombra Tv è venuta in possesso di carte che testimoniano come la famiglia di Romandini faccia impresa. Questa volta immobiliare.

Francesco Turco è attualmente Giudice presso il tribunale civile di Chieti ed è il nipote del giudice Camillo Romandini. Il 9 febbraio del 2018 la società Albavis S.A. con sede in Lussemburgo vende alla società immobiliare denominata “L&F IMMOBILIARE S.R.L.” con sede legale in Francavilla al Mare (CH), due locali commerciali di 160mq e 67mq di proprietà della Cooperativa Luzzatti. Si tratta di un complesso realizzato da Vittorio Mascanzoni composto da edifici bassi dai prospetti semplici. Immobili di prestigio situati in via Emanuele Filiberto.

Bene, per questi immobili sono stati pagati soltanto 545mila euro.

Della L&F IMMOBILIARE S.R.L. fanno parte, dunque, la sorella del giudice Romandini e il nipote, Francesco Turco. Il Il dottor Turco opera nello stesso luogo di competenza in caso di controversie civili, ovvero nel tribunale di Chieti.

Appare quantomeno anomalo che Turco, attualmente Giudice presso il tribunale civile di Chieti, acquisti un immobile sito in Roma da una società anonima con sede legale in Lussemburgo. Ma la cosa che lascia interdetti è l’incompatibilità tra il ruolo di imprenditore e la funzione di Magistrato. 

di Antonio Del Furbo

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