Stefano Cucchi: delitto di Stato

Inchieste

Stefano è stato arrestato, massacrato e ucciso. Stefano è stato strappato alla vita. Stefano è stato strappato all’affetto dei suoi cari. Stefano è stato ucciso due volte. Stefano è stato ucciso in un ospedale lager. Stefano è stato ucciso da un tribunale con una sentenza.

 

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Stefano è stato arrestato, massacrato e ucciso. Stefano è stato strappato alla vita. Stefano è stato strappato all’affetto dei suoi cari. Stefano è stato ucciso due volte. Stefano è stato ucciso in un ospedale lager. Stefano è stato ucciso da un tribunale con una sentenza.

 

La storia di Stefano Cucchi è tristemente nota in tutto il mondo. Una brutta pagina giudiziaria. Il peggio che potesse accadere dopo il caso Tortora. Uno Giustizia che torna ad uccidere con la complicità di uno Stato.

Stefano Cucchi è morto il 22 ottobre del 2009 durante la custodia cautelare al Regina Coeli di Roma. Il 15 ottobre fu arrestato perché trovato in possesso di 21 grammi di hashish. In questa storia sono importanti i numeri. Stefano quando fu condotto in carcere pesava 43 chilogrammi. All’ospedale Sandro Pertini, dove fu ricoverato prima della morte, pesava 37 chilogrammi. In sette giorni Stefano perse 6 chilogrammi. Il 16 ottobre venne processato per direttissima e, all’ingresso in aula, Stefano aveva evidenti ematomi sul viso. Segni che il giorno prima non aveva e fino ad un’ora prima era ad allenarsi in palestra. Il giudice, nonostante le sue precarie condizioni, stabilì una nuova udienza per alcune settimane dopo e, inoltre, diede l’ordine di rinchiudere Stefano al Regina Coeli. Le sue condizioni peggiorarono dopo l’udienza tanto da essere ricoverato al Fatebenefratelli. I medici che lo visitarono scrissero sui referti che Stefano presentava lesioni ed ecchimosi alle gambe, al viso, all’addome e al torace. Inoltre riportò una frattura alla mascella, un’emorragia alla vescica e due fratture alla colonna vertebrale. Stefano telefonò al padre Giovanni qualche minuto prima dell’udienza che, compresa la situazione di gravità del figlio, con la moglie Rita e la figlia Ilaria, cercò di vedere il figlio. Non ci riuscirono. Seppero della morte di Stefano attraverso un ufficiale giudiziario che si recò nella loro abitazione per la notifica dell’autorizzazione all’autopsia.

In questa sporca vicenda il personale carcerario negò violenze su Stefano. Il sottosegretario di Stato Carlo Giovanardi dichiarò che Stefano morì di tossicodipendenza. In tanti, tra i detenuti, raccontano di aver visto Stefano essere stato picchiato dai secondini. “Gli agenti di polizia penitenziaria Nicola Minichini, Corrado Santantonio e Antonio Dominici avrebbero gettato il ragazzo per terra procurandogli le lesioni toraciche, infierendo poi con calci e pugni”. Una commissione d’inchiesta parlamentare decise che Stefano morì per abbandono terapeutico. Non solo. I periti incaricati dai giudici stabilirono che il giovane morì per le mancate cure e per la carenza di cibo e liquidi. Il 5 giugno 2013 arriva la sentenza della III Corte d’Assise di Roma assolve sei tra infermieri e guardie penitenziarie, i quali, secondo i giudici, non avrebbero in alcun modo contribuito alla morte di Cucchi. Si passa dal reato di abbandono di incapace a omicidio colposo.

L’ultima batosta, anche se indirettamente, Stefano l’ha ricevuta dal Comune di Pescara che, in occasione dell’installazione del tappeto a Piazza Salotto a lui dedicato e voluto dagli organizzatori del Festival delle Letterature, ha chiesto la tassa di occupazione del suolo pubblico. Come se non bastasse l’opera è stata relegata tra quattro bancarelle.

Antonio Del Furbo




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