Appena qualche giorno fa il pestaggio avvenuto nel Roxy Bar de La Romanina e oggi un altro atto di violenza perpetrato ai danni della popolazione terrorizzata dal clima mafioso che si respira.

“Er bus adesso è mio, questa è zona mia. Portame a casa, famme scende dove te dico e nessuno se farà male”. Così parla uno dei delinquenti che gira a piede libero nel quartiere di Tor Bella Monaca. Il racconto, esasperato, è di chi in quei luoghi periferici ci lavora e ci vive tutti i giorni.

Gli autisti dell’Atac, in particolar modo quelli delle linee 20 e 058, raccontano al Fattoquotidiano come, giornalmente, vengono costretti a soprusi di ogni genere rischiando la loro incolumità. Sassaiole, colpi di fucile ad aria compressa, blocchi stradali, autobus dirottati come fossero taxi e capolinea di bus usati come spaccio di droga.

“Io qualche mese fa ho subito un vero e proprio dirottamento – ricorda Stefano al FattoÈ arrivato un tizio sui 30 anni, parlava romano, mi ha detto che era di ‘quelli di Tor Bella’, che dovevo portarlo a casa perché non gli andava di camminare e, alla mia prima opposizione, che dovevo fare come mi diceva. Quando una signora ha provato a chiedere chiarimenti, lui ha risposto che ‘non si doveva preoccupare’. Se aveva un’arma? Non devo vedere la pistola o il coltello per capire con chi ho a che fare”.

Sugli autobus in via dell’Archeologia sono piovuti sassi e proiettili. “L’anno scorso uno di questi vandali è salito – racconta Francesca – si è preso l’estintore e ha iniziato a dare fastidio ai passeggeri, mettendolo pure in azione. Uno straniero? No: romanissimo. Un’altra volta è scoppiata una rissa, avevano preso pure i coltelli. Ci ho messo un quarto d’ora prima di parlare con la Polizia, ma l’agente che mi ha risposto mi ha detto che avrebbero mandato una volante solo se fossi stato disposto a denunciare”.  

Sempre a Tor Bella Monaca vengono messi in atto dei blocchi stradali anche di 15 minuti e “guai se suoni il clacson: a un collega gli hanno puntato la pistola contro. Dopo un po’ ti fanno passare, oppure ti dicono di cambiare il tragitto”. 

Di Antonio

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