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La tanto invocata “storia condivisa” dal centro-destra italiano in questi anni pare stia dando i primi frutti. Quel cattivone di Silvio Berlusconi, pericolosissimo pregiudicato attenzionato dal “Fatto Quotidiano”, forse non aveva tutti i torti. Il pregiudicato arrestato e fatto fuori dalla banda Travaglio predicava un’altra verità. E se si scoprisse, dopo la sua morte, che sulla magistratura avesse avuto ragione?

La tanto invocata “storia condivisa” dal centro-destra italiano in questi anni pare stia dando i primi frutti. Quel cattivone di Silvio Berlusconi, pericolosissimo pregiudicato attenzionato dal “Fatto Quotidiano”, forse non aveva tutti i torti. Il pregiudicato arrestato e fatto fuori dalla banda Travaglio predicava un’altra verità. E se si scoprisse, dopo la sua morte, che sulla magistratura avesse avuto ragione? Silviuccio da Arcore ne ha dette di frottole durante il suo ventennio ma, crediamo, altrettante ne hanno dette i cosiddetti benpensanti di sinistra molto radical chic e con la puzzetta sotto il naso stile Gad Lerner. “Mussolini preferì allearsi con Hitler per timore che la potenza tedesca vincesse” tuono Silvio qualche mese fa. Subito il giornale in quota PD, Huffingtonpost, si chiese:”si può dire una cosa del genere?”. Veloce come un lampo accorse sotto l’ala protettiva del Di Benedetti il professor Giovanni Sabbatucci, storico del fascismo, che tuonò:”No, è un’assoluta stupidaggine: se davvero l’Italia avesse temuto una vittoria della Germania avrebbe evitato di andare a dar manforte a Hitler. Poteva tranquillamente non intervenire o addirittura schierarsi contro la Germania. Certo, Mussolini temeva che una Germania vincente avesse poi una preponderanza schiacciante, e quindi ha cercato di fare, nella prima fase del conflitto, la sua guerra parallela (che però non era in grado di fare)”. E aggiunse:”Mussolini scelse la guerra senza esservi obbligato”. Addirittura Felice Belisario, IDV, disse:”Le sue affermazioni, oltre ad attirarsi qualche simpatia imbecille, hanno l’effetto di insultare il sacrificio di chi si è opposto al totalitarismo e di legittimare tutte le aberrazioni del regime fascista”. Enzo Orlanducci e Stefano Caccialupi, rispettivamente Presidente esecutivo ANRP (Associazione Nazionale Reduci dalla Prigionia, dall’internamento e dalla Guerra di Liberazione) e Segretario generale ANEI (Associazione Nazionale Ex InternatiAssociazione Nazionale Ex Internati), sono convinti che:”manca a tutt’oggi un’attenta ricerca storica italo-tedesca che ponga le basi di un’analisi condivisa”. Sempre quel Silvio da Arcore in un convegno a Padova attaccò gli insegnanti della scuola pubblica:”Insegnanti con valori contrari alla famiglia”. E ancora:”La scuola pubblica inculca ideologie”. Vuoi vedere, quindi, che gran parte degli insegnanti, dei magistrati e dei giornalisti sono, in gran parte, portatori sani di idee di sinistra? La Brigata Maiella è stata formata da abruzzesi partiti dalle montagne della Majella madre alla fine del 1943 e che arrivarono combattendo fino all’altopiano di Asiago a maggio 1945, segnando col loro sacrificio l’intera guerra di liberazione. I Patrioti, non partigiani, non portano i fazzoletti dei partiti perché ognuno la pensa come vuole anche se tutti sono repubblicani. “Patrioti – Storia della Brigata Maiella alleata degli Alleati” è il libro che Marco Patricelli, giornalista e storico, dedica al 70esimo della fondazione della Banda di Ettore Troilo, guidata in battaglia da Domenico Troilo. Una storia che prende le mosse dai primi 15 volontari legati con un patto d’onore e si conclude con un brigata di 1.500 volontari, nella risalita dell’Italia senza mai conoscere una sconfitta. “Molti ex maiellini sono decorati di medaglie al valore italiane, inglesi e polacche. Una storia assolutamente atipica – dice Patricelli – che andava raccontata. E che deve essere conosciuta per contribuire e spazzare via definitivamente le inutili polemiche sul 25 aprile e le strumentalizzazioni sulla Resistenza”.


ZdO
 

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