Vaticano, gli abusi e le molestie nel letto

Il processo per abusi sessuali in Vaticano è anche un processo alla passata gestione del Preseminario San Pio X dei cosiddetti “chierichetti del Papa”, l’unica struttura che ospita minorenni in Vaticano.

Radice e Martinelli

Sul banco degli imputati, davanti all’ex procuratore di Roma, Giuseppe Pignatone, c’è don Emilio Radice, rettore del San Pio X fino al giugno del 2014. A oltre 70 anni è accusato di favoreggiamento del suo pupillo, Gabriele Martinelli da Chiavenna (Sondrio), accusato di aver abusato per anni di un compagno di Preseminario nato appena sei mesi dopo di lui. “Momo” era il preferito del rettore, decideva lui chi dovesse servire alle messe papali e chi no. “Noi contavamo meno di zero, Martinelli contava molto di più”, ha dichiarato un sacerdote del Preseminario.

Le violenze nel letto

Mario (nome di fantasia), riporta il Fatto, racconta che le violenze “avvenivano soprattutto di notte. Mi ritrovavo il Martinelli sdraiato nel mio letto che mi abbassava i pantaloni del pigiama e mi toccava o mi praticava del sesso orale”, si legge in una lettera del 2017, confermata in più verbali. “A volte mi costringeva a seguirlo nella sua stanza per proseguire indisturbato”. Succedeva “due-tre volte alla settimana” anche se “la frequenza poteva cambiare”. Parla anche di “sodomia”. Si sentiva “paralizzato” ma “a volte reagivo”. Kamil, il giovane polacco che fu suo compagno di stanza per due anni, conferma tutto. Un altro dice di aver saputo. “Ero vittima del clima terribile che si viveva in Preseminario”, ha scritto Mario. Quel clima lo confermano in tanti.

I messaggi Whatsapp

Agli atti decine di messaggi Whatsapp, Martinelli che cercava insistentemente Mario, ormai uscito dal collegio, quando ormai le voci correvano, “per chiarire”. E lui che gli scriveva “sei interessato solo al pene delle persone”. Nel 2013 il giovane scrisse al vescovo di Como, monsignor Diego Coletti, nella cui diocesi ricade l’Opera Don Folci da cui dipende il Preseminario. Inutile.

Due religiosi e due ex allievi “confermano che i Superiori dell’Opera erano a conoscenza dei fatti”, cioè dei presunti abusi sessuali, “ma non avevano dato seguito alle denunce, e anzi si erano adoperati per mettere a tacere la cosa”, scrive il Promotore di Giustizia, il pm vaticano professor Gian Piero Milano. Fin dal 2012 giravano voci, lettere anonime. A raccogliere per primo le confidenze di Kamil e Mario fu Don Marco Granoli, recentemente scomparso per Covid, che segnalò tutto ai vertici dell’Opera nel 2013. Don Ambrogio Marinoni fece un appostamento serale: “Vidi Martinelli uscire a un’ora tarda dalla camera” di un allievo, che però non ha mai confermato.

Volevano farlo passare per matto

Mario con la Chiesa ha chiuso, lavora, ha fatto una lunga psicoterapia. Racconta anche la chiamata di “un avvocato, che si presentò come legale dell’Opera Don Folci… Volevano querelare Kamil, gli dissi che volevano farlo passare per matto… Don Magistrelli mi propose un incontro per un caffè, posi la condizione che avvenisse fuori dal Vaticano e alla presenza del mio legale di fiducia. Non sentii più nessuno di loro”.

Il sesso dietro l’altare

Nel 2018 il suo delegato, don Fausto Sangini, concluse che Martinelli aveva tenuto “condotte sessualmente inappropriate e lesive della sfera intima” di Mario, senza tuttavia ritenere provate “coercizione o sopraffazione”. Martinelli “praticò scandalosamente l’omosessualità in occasione di una messa feriale” in San Pietro: “In uno spazio retrostante l’altare della Cattedra, aprì la veste, esibì i genitali e invitò (Mario) a compiere atti sessuali”.

Gli atti dell’investigatori sono stati acquisiti dal Promotore vaticano e ora anche dal pm Stefano Pizza della Procura di Roma, che indaga sugli stessi fatti.

Di Antonio

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