A Pescara c’è un Pubblico ministero che fa politica

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A Pescara c’è un Pm che fa politica. A quanto pare. 

di Antonio Del Furbo

A Pescara un giudice, uno dei tanti che decide sulla “vita” e sulla “morte” delle persone, interviene sulla vicenda (falsa) del passeggero di colore che avrebbe viaggiato sul Freccia Rossa sprovvisto di biglietto.

A diffondere la fake neews tale Luca Caruso che, grazie a un post totalmente inventato, si è beccato 120mila like e 75mila condivisioni circa. Il passeggero di colore a suo dire era sprovvisto di biglietto, non parlava italiano ed era senza documenti. Il post aveva immediatamente provocato una valanga di commenti indignati, offensivi e razzisti sul tema “ammazziamoli tutti”, “vengono qui e fanno come gli pare”, “tanto non gli fanno nulla perché è il paese dei balocchi”. A chiarire la vicenda la stessa Trenitalia che è intervenuta con una secca smentita riportando le parole del controllore: “è vero che non parlava italiano e non aveva documenti, ma dopo un qui pro quo iniziale ho potuto accertare che possedeva il biglietto”.

Su questo fatto, appunto, è intervenuto un Pm con una lettera al sito Rolling Stones.

Un giudice a Pescara dice che la vicenda di Caruso gli “fa ribollire il sangue” perché viene “impropriamente chiamata in causa, come grande assente e responsabile di tutti i mali, la certezza della pena.”

Fin qui nulla di nuovo visto che in tanti si lamentano della lentezza della giustizia italiana.

Il giudice, però, a questo punto procede con una virata che manco Kit di Supercar. Dice di essere il primo a “testimoniare che c’è un problema di certezza della pena. Se la pena fosse certa non ci troveremmo i pregiudicati in Parlamento, quel Parlamento che cambia le leggi, sempre pro reo, in modo tale da mandarti all’aria il lavoro di anni (basta pensare all’intervento normativo della Legge Severino sul delitto di concussione…..).
La certezza della pena non c’è, perché siccome le carceri sono piene e non possiamo costruirne altre, il legislatore non fa altro che intervenire per ridurre il numero delle persone che, in fase cautelare o in via definitiva, possono entrarci.”

Insomma, a Pescara c’è un giudice che addossa alla politica tutti i mali di questo mondo e persino delle fake news.

A Pescara c’è un giudice che, probabilmente sulla linea di Piercamillo Davigo, vede il mondo attraverso manette e sbarre.

L’analisi del pm va avanti: la non certezza della pena è anche il motivo per cui ci ritroviamo fior di imprenditori che, denunciati per bancarotta (delitto terribile perché i danneggiati sono altri imprenditori, se non gli stessi dipendenti, i quali non vedranno mai i soldi che si sono guadagnati) o per omesso versamento IVA (quindi non contribuiscono alla gestione della cosa pubblica come dovrebbero, con evidente danno economico per tutta la società), continuano a fare la bella vita, come se non avessero alcun debito con lo Stato e i cittadini. Anche perché, diciamolo chiaramente, che il nero non paghi il biglietto del treno ci rompe assai, ma l’imprenditore che non paga le tasse…..eh, quello è un figo!”.

E quindi? Perché i giudici non fanno la loro parte? Ah, dimenticavo, colpa della politica.

“Ecco, allora, domani posterò su Facebook le foto di tutti gli indagati della mia Procura per bancarotta o omesso versamento Iva mentre stanno al ristorante, in vacanza o in giro sulle loro favolose auto (tutte foto facilmente reperibili su Facebook) scrivendo ‘in Italia quello che manca è la certezza della pena’. Ovviamente non posso farlo e mai lo farei. Ma sono stufo di sentire commenti beceri.”

Quindi il finale:“sono ancora più stufo del fatto che i social network diano voce a chi non ha nulla da comunicare se non l’odio sociale.”

Ecco, appunto signor giudice. Sono stufo anche io.

 

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