Carrozzone ‘Maiella Morrone’ e stipendi non pagati. Che senso ha mantenerlo in vita?

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L‘azienda Majella & Morrone gestisce i servizi sociali nell’ambito sociale n.35 per conto dei comuni dell’ex Comunità Montana omonima divenuta, nel frattempo, Montagne pescaresi che, a sua volta, è in liquidazione per effetto della Legge regionale n.1/2013. Una vicenda intricata che la maggioranza di governo regionale vorrebbe salvare nonostante i disastri economici del passato.

Agisci in modo da considerare l’intera umanità, sia nella tua persona, sia nella persona di ogni altro, sempre come scopo e mai come semplice mezzo”. Il modello etico a cui fa riferimento l’azienda è racchiusa in questa frase che appare sul sito istituzionale ma, a quanto pare, non presa molto in considerazione da chi ha avuto il compito di amministrarla economicamente e, soprattutto, politicamente. Per oltre dieci anni Majella & Morrone è stata caratterizzata da una gestione assai controversa, con dubbie operazioni economiche e finanziare, che hanno portato ad accumulare un debito che oggi supera i 3 milioni di euro. “Al pari dell’Aca – spiega il Segretario Provinciale PRC di Pescara Corrado Di Sante – anche l’azienda Majella & Morrone è stata ‘occupata’ dal Partito democratico pescarese ed è stata contraddistinta da una gestione clientelare che nel tempo ha visto in prossimità degli appuntamenti elettorali, comprese gli ultimi, crescere il numero di occupati, il più delle volte precari”. In periodi in cui la politica locale aveva mani molto più libere ha portato il numero di dipendenti a quasi 200 unità. “Ancor più scandaloso – precisa ancora Di Sante – è che, a ridosso delle scorse elezioni regionali, mentre da una parte si chiedeva già da tempo ai lavoratori dell’azienda in crisi  di lavorare ad orario ridotto, la direzione aziendale provvedeva a nuove assunzioni.” 

E in effetti a fine marzo dello scorso anno i 70 lavoratori della Società in house, scesero in piazza per protestare contro il ritardo del pagamento degli stipendi oltre che quello della liquidazione della cassa integrazione in deroga. L’allora direttore generale era Donato Di Matteo, oggi assessore regionale con delega, tra gli altri, ai Lavori Pubblici, territori comunali, Urbanistica e Parchi, Riserve e Montagna. Una situazione talmente disastrosa in cui, all’epoca della messa in liquidazione, nessuno dei Comuni si disse interessato a rilevare le quote sociali. Il perché lo spiegò il sindaco di Scafa Maurizio Giancola:”una decisione scaturita dal buon senso perché consapevoli del fatto che l’acquisto delle quote avrebbero voluto dire, in pratica, accollarsi le deficienze di una politica che ha preferito le campagne elettorali all’efficienza dei servizi erogati“. In sostanza i Comuni del comprensorio non volevano far pagare ai propri cittadini, con tasse e balzelli, gli errori dei piani alti dei partiti. Un errore che, comunque, i contribuenti hanno già pagato:”il nostro Comune ha erogato 107mila euro all’anno per garantire servizi come la colonia marina” riferì Fabio Di Venanzio consigliere alla Politiche sociali di Scafa – che Maiella & Morrone offriva ad un costo di oltre 10mila euro e noi abbiamo garantito a poco più di 3mila e 500 euro“.   

La questione è complessa ma i numeri parlano chiaro:Si faccia luce sui bilanci e sulla natura del debito di un’azienda pubblica che da mesi non paga gli stipendi agli attuali 66 dipendenti e di cui due distinti commissari della Comunità Montana in tavoli istituzionali hanno messo in evidenza l’ammontare milionario dei debiti  e come questo non derivi solo dai mancati versamenti di Comuni e Regione. Non vorremmo che il debito si fosse accumulato per fatturazioni di servizi non dovuti o per servizi mai svolti” tuona ancora Rifondazione. “Come mai – incalza Di Sante con i consiglieri di Manoppello, Lettomanoppello, Torre de Passeri e Tocco da Casauria – la conferenza dei sindaci dell’ambito sociale n.35, cosciente della soppressione delle comunità montane da ben due anni, ovvero della cancellazione del proprietario stesso dell’Azienda Majella Morrone che attualmente, lo ricordiamo, opera in regime di proroga, non ha mai preso in seria considerazione il futuro dei Servizi Sociali nell’Ambito n.35, evitando così che la situazione diventasse esplosiva?”.

Appare quantomeno singolare che l’assessore regionale ai servizi sociali Marinella Sclocco parli di risanamento di un’azienda finita. Il sospetto potrebbe essere quello che la “Giunta Regionale si prodighi oggi per il ‘salvataggio’ dell’azienda Majella & Morrone più per salvare se stessa che per la tutela dei lavoratori e la garanzia dei servizi sociali sul territorio visto che Donato Di Matteo attuale assessore è stato direttore generale dell’Azienda e Mario Mazzocca attuale assessore regionale è stato presidente della Comunità montana Majella Morrone fino al commissariamento”.

Anche il Consigliere regionale del M5S, Leandro Bracco, ha presentato una interpellanza all’Assessore alle Politiche Sociali, Marinella Sclocco, al fine di conoscere la reale situazione finanziaria dell’azienda pubblica e privata. “Nei giorni scorsi – sottolinea Bracco – il commissario liquidatore della Comunità Montana Pescarese ha accertato la presenza di un consistente debito, circa 2,8 milioni di euro, che la società Spa, Maiella e Morrone, avrebbe pendente con lo Stato. Ad oggi, i 66 dipendenti della società devono percepire tra stipendi e arretrati complessivamente 350 mila euro.” Come se non bastasse diversi Comuni risultano essere morosi nei confronti dell’azienda Maiella e Morrone per un totale di circa 1,2 milioni di euro per i servizi sociali che sono stati effettuati nei propri territori.

Nell’interpellanza, il Consigliere regionale ha chiesto all’Assessore Sclocco di conoscere “in che cosa consista il piano sostenibile per il rilancio dell’azienda “Maiella e Morrone” e quali siano i nominativi dei responsabili regionali che negli anni passati fino a oggi non hanno proceduto all’accertamento dei fondi che la Regione Abruzzo ogni anno versava ai Comuni dell’Ambito n.35. Inoltre, nell’ipotesi in cui gli stessi responsabili abbiano proceduto all’accertamento, per quale ragione non siano stati presi provvedimenti al fine di evitare una pessima gestione del denaro della collettività”. Infine il Consigliere regionale Bracco chiede di conoscere l’ammontare economico dei nuovi oneri di spesa nel caso in cui il piano sostenibile di rilancio ne preveda ex novo.

Antonio Del Furbo

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