Reati mai commessi: la Cassazione assolve Berlusconi

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Dopo nove ore di camera di consiglio, la Cassazione ha assolto definitivamente l’ex premier Silvio Berlusconi dall’accusa di concussione e prostituzione minorile.

Condannato in primo grado a sette anni di reclusione dal tribunale di Milano, il leader di Forza Italia è stato successivamente prosciolto in appello, rigettando il ricorso del sostituto procuratore della Corte d’Appello di Milano, Pietro De Petris. L‘accusa più grave era quella della concussione riferibile alla telefonata che Berlusconi fece al capo di gabinetto della questura di Milano, Pietro Ostuni, in cui, secondo il procuratore generale della Cassazione Eduardo Scardaccione, era stata esercitata “una pressione irresistibile per la sproporzione tra il soggetto che ‘subiva’ la telefonata e il soggetto che da presidente del Consiglio, aveva chiamato“. Per il pg questa è stata la “violenza originaria” che ha caratterizzato il reato concussivo. Berlusconi era inoltre consapevole, sempre secondo il pg, che Ruby era minorenne. Durissimo l’affondo finale del pg: Berlusconi aveva una “passione per le minorenni“. 

Durante la requisitoria l’avvocato della difesa, Franco Coppi, ha risposto punto per punto a tutte le obiezioni dell’accusa:“La sentenza di assoluzione ammette che ad Arcore si sono svolte cene e prostituzione a pagamento, cosa che la difesa non contesta, ma nella sentenza non si trova la prova di alcuna minaccia implicita od esplicita rivolta a Ostuni“. Il professor Coppi ha poi aggiunto:”queste ragazze frequentavano Berlusconi e lo chiamavano quando si trovavano nei guai o avevano dei problemi” ma l’ex premier – ha proseguito Coppi – non sapeva assolutamente che Ruby era minorenne, tanto è vero che nella telefonata nella quale la sente la notte tra il 27 e 28 maggio, le fa una scenata e da quel momento non la vuole più rivedere“. Coppi va giù duro anche sull’accusa di concussione:”a tutto voler concedere all’accusa, c’è solo stata una telefonata nella quale Berlusconi dice che c’è una consigliera regionale pronta a prendersi carico di Ruby“. La Minetti:”aveva tutte le carte in regola per ottenere l’affido di Ruby“.

 

 

Le origini dell’inchiesta

L’inchiesta partì dopo la notte tra il 27 e il 28 maggio 2010, quando la Questura fermò per furto Karima El Marough. L’ex Cavaliere da Parigi, telefonò al capo di gabinetto, Pietro Ostuni, spiegandogli che la ragazza gli era stata indicata come nipote del presidente egiziano Mubarak e che sarebbe arrivata Nicole Minetti, all’epoca consigliere regionale della Lombardia, per prenderla in affido. Così fu nonostante il pm dei minori Annamaria Fiorillo avesse disposto il suo collocamento in una comunità. Alcuni giorni dopo però la ragazza finì ugualmente in comunità dopo essere stata ricoverata in ospedale per una lite. A quel punto partì l’inchiesta. Fulcro della vicenda presunti festini a luci rosse tenuti ad Arcore e ai quali avrebbe partecipato anche la giovane, all’epoca minorenne,  che avrebbe avuto rapporto sessuali con Berlusconi in cambio di denaro. L’allora premier si preoccupò, secondo l’accusa, di telefonare a Ostuni farla rilasciare così da non far venire a galla tutto il resto. Il 14 gennaio 2011 i pm, fecero partire una raffica di perquisizioni negli appartamenti di via Olgettina e Villa San Martino. Contemporaneamente recapitarono a Berlusconi un invito a comparire il 9 febbraio che, non essendosi presentato, chiesero il processo con rito immediato. Per i pm le prove erano evidenti tale che il 15 febbraio il gip Cristina Di Censo lo mandò a giudizio per entrambi i reati.

Il 6 aprile del 2011 cominciò il dibattimento a cui non prese parte Ruby che tramite il suo legale annunciò che non si sarebbe costituita parte civile in quanto non riteneva di aver subito alcun danno. Centinaia i testimoni che hanno sfilato davanti ai giudici. È mostruosa l’opera di diffamazione nei miei confronti e nei confronti delle mie ospiti. La mia condanna è già decisa” disse in aula il 19 ottobre 2012 Berlusconi. Il 13 maggio con la conclusione della requisitoria vennero chiesti 6 anni di carcere e altrettanti di interdizione legale e interdizione perpetua dai pubblici uffici. Il 3 giugno l’arringa difensiva per sostenere l’innocenza di Berlusconi. Il 24 giugno 2013 il Tribunale lo condannò a 7 anni di reclusione contestandogli la concussione per costrizione. Il 20 giugno 2014 è iniziato il nuovo processo davanti alla seconda corte d’Appello di Milano. A difendere Berlusconi Franco Coppi e Filippo Dinacci. Dopo tre udienze, l’8 luglio 2014 hanno assolto l’ex premier da entrambi i capi di imputazione. Quindi il ricorso della Procura Generale di Milano che ha ravvisato illogicità nella motivazione di secondo grado e, infine, il terzo giudizio davanti alla sesta sezione penale della Cassazione.

ZdO

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