Stop a Rai Movie e Rai Premium: un calcio alla produzione italiana che il governo voleva tutelare

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La decisione è dell’Ad Rai Fabrizio Salini che oscurerà i due canali per inaugurarne uno nuovo al femminile.

La decisione appare molto strana visto che, numeri alla mano, Rai Movie e Rai Premium nel 2018 hanno ottenuto un ottimo risultato. Rai Movie ha totalizzato una media dell’1,24% di share in prima serata mentre Rai Premium dell’1,18%.

I due canali Rai avevano un pubblico di tutto rispetto e incassavano introiti pubblicitari maggiori rispetto al loro costo che era di circa un milione di euro l’anno, ma con introiti trenta volte superiori.

Altro aspetto è quello dell’originalità dell’offerta: viene chiuso l’unico vero canale generalista di cinema con un’offerta ampia, varia e pluralista. Perché spegnere Rai Movie che offre 14 titoli al giorno, per un totale (nel 2018) di 5150 film trasmessi, di cui 2481 italiani?

L’ultimo aspetto, e forse il più importante, è quello, per così dire, “politico”. Il Decreto Franceschini impone al servizio pubblico il sostegno al cinema italiano attraverso una determinata quota di film trasmessi in tv: senza Rai Movie quest’obbligo di legge viene a mancare. Strano che proprio Salini, nominato alla guida della Rai dal premier Giuseppe Conte, stia procedendo in senso contrario a una proposta di legge firmata e depositata a Montecitorio dal presidente della Commissione Trasporti della Camera Alessandro Morelli (Lega). La proposta, che sul principio dovrebbe valere anche per la tv, è quella di obbligare le radio a programmare, su tre canzoni trasmesse, una di un autore italiano. E di questo 33%, hanno spiegato i proponenti, “il 10% dovrà essere dedicato ai giovani autori e alle piccole case discografiche”.

Rai Movie e Rai Premium lasceranno il posto a Rai 6, dedicata interamente ad un pubblico femminile che farà da contraltare al già esistente Rai 4, il quale verrà declinato al maschile.

Strano, inoltre, che Salini cancelli due canali in attivo e non si accorga dello spreco enorme delle sedi regionali della Rai. Giornalisti, dirigenti di sede, funzionari, segretarie, contabili, montatori, elettricisti sparsi nelle regioni d’Italia per un totale di oltre duemila dipendenti. Una galassia che ci costa quasi mezzo milione di euro l’anno. Per fare cosa? Poco e niente. E, infatti, l’ex commissario alla spending review, Carlo Cottarelli, annunciò all’epoca di poter recuperare denaro pubblico sforbiciando le sedi regionali. Un lavoro che non andò a buon fine perché i sindacati e le grosse lobby fecero battaglia per lasciare tutto com’era.

Due sono le cose: o Salini agisce senza che il governo sappia nulla oppure il governo promette cose che non realizzerà.

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