Agenti dell’Fbi a Gioia Tauro. Sequestro di armi e traffico di esseri umani
Agenti dell’Fbi a Gioia Tauro. Sequestro di armi e traffico di esseri umani in Ucraina
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E poi un altro quesito: a che punto sono le indagini della Guardia di Finanza e della Procura della Repubblica di Palmi su un traffico internazionale di armamenti di fabbricazione americana con presunta destinazione finale la Russia?

Il fatto è accaduto un mese fa. Si tratta di un sequestro di alcuni container contenenti sofisticati sistemi tecnologici per uso civile e militare. Solitamente utilizzati per telecomunicazioni e per equipaggiare droni. Componente fondamentale per non dire decisiva nel teatro di un conflitto moderno, in quanto consentono attività di ricognizione con altissima precisione per localizzare obiettivi. A causa delle sanzioni, la Russia ha bisogno di queste tecnologie. Il carico proveniva dal Canada ed era ufficialmente diretto in Qatar, con scalo tecnico appunto a Gioia Tauro. Ma il sequestro e l’esame dei documenti di navigazione lasciano presumere che la destinazione finale fosse un’altra. Molto probabilmente le basi militari russe in Siria, dove il carico sarebbe poi stato dirottato in Russia per equipaggiare reparti operativi dell’Armata Rossa. Oppure l’Iran, che recentemente avrebbe raggiunto un accordo con il Cremlino per la fornitura di droni.

Sequestro ed Fbi

L’importanza del carico, del valore di decine di milioni di euro, e il fatto che il sequestro abbia attivato l’Fbi, lasciano intuire una classica triangolazione in violazione dell’embargo. Cui non sarebbe estranea la criminalità organizzata. Gioia Tauro, l’ottavo in Europa per traffico commerciale. Ed è anche uno dei hub più importanti per traffici illegali, essendo impossibile controllare centinaia di container ogni giorno, tre milioni all’anno. Dall‘inizio dell’anno, sono state intercettate 14 tonnellate di cocaina.

Le sanzioni occidentali hanno danneggiato la capacità del Cremlino di acquistare tecnologia di alto livello.

I droni sarebbero stati ufficialmente destinati a essere impiegati durante i Mondiali di calcio in Qatar a novembre e dicembre. E le ingenti quantità di armi che i Paesi occidentali forniscono all’Ucraina possano finire in mani sbagliate è più di un’ipotesi allarmistica. Non solo per le attività di cosche criminali ucraine e russe, ma anche per l’interesse di organizzazioni mafiose esterne che potrebbero entrare, o sono già entrate, nel commercio clandestino. Recentemente, il procuratore della Repubblica di Catanzaro, Nicola Gratteri, ha lanciato l’allarme sui rischi di un mercato fuori controllo e a prezzi di outlet.

Una voce non isolata. Interpol ed Europol hanno sollecitato le autorità dei Paesi fornitori ad assicurare un rigoroso tracciamento.

“Le mafie russe e ucraine dominano il mercato, cresciuto a dismisura dallo scoppio del conflitto nel Donbass, nel 2014. Kalashnikov, pistole automatiche e fucili di alta precisione, dall’Ucraina sarebbero arrivati l’anno scorso in Italia con l’intermediazione della ‘ndrangheta, ha detto il criminologo Vincenzo Musacchio, ricercatore dell’Alta Scuola di Studi Strategici sulla Criminalità Organizzata del Royal United Services Institute di Londra, in un’intervista a RaiNews24. Come ha rilevato il segretario generale dell’Interpol Jurgen Stock, “i gruppi criminali cercano di sfruttare queste situazioni caotiche. Queste armi saranno disponibili sul mercato gestito dalla criminalità e rappresenteranno una sfida. Dobbiamo aspettarci finiscano in Europa e in altri continenti”.

Questa è in sintesi una nota dell’Onu:

“Le principali attività criminali in Ucraina includono il traffico illecito di droga, il traffico di esseri umani, lo sfruttamento delle risorse naturali, il traffico illecito di armi, il cybercrimine e l’evasione fiscale. Inoltre, l’Ucraina deve affrontare l’aggressione militare russa, che grava sull’economia; il conflitto è percepito come un fattore che contribuisce all’attività criminale organizzata. Sebbene esista un’agenzia specifica – Asset Recovery and Management Agency (Arma) – con un ruolo chiave nel rintracciare i beni di provenienza illecita e nel gestire i beni recuperati, sono necessarie ulteriori misure per garantire una maggiore trasparenza e indipendenza di questa e di altre agenzie”.

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