Una vicenda che nasce nel 2011, quando il progetto presentato dalla Sagitta ottenne le autorizzazioni ambientali da parte della Regione. L’ente, in seguito a una richiesta di risarcimento danni, definì una transazione pianificata durante il precedente governo regionale.

Su quell’accordo, oggi, torna il senatore ed ex governatore, Luciano D’Alfonso. “Il mio auspicio è che qualche magistrato mi chiami a riferire sulla transazione approvata dalla Sagitta, ‘capolavoro alla rovescia’ di diritto amministrativo, di cui sono stato tenuto all’oscuro quando ero presidente”. Parole che tuonano quasi come un avvertimento quelle del senatore che dal marzo 2014 all’estate del 2018 ha governato l’Abruzzo. Al centro della questione c’è la mancata realizzazione dell’impianto a biomasse della Sagitta immobiliare da 6 megawatt a Colonnella, in provincia di Teramo, che costerà ai contribuenti abruzzesi 4,3 milioni di risarcimento alla società, più 400 mila euro di spese legali. Su tutto ora indaga la Procura regionale della Corte dei Conti, a cui la giunta di centrodestra di Marco Marsilio, nell’approvare la variazione di bilancio per trovare i denari,  ha inviato le carte.

La storia recente

Il 23 ottobre scorso, la Giunta regionale ha approvato, su proposta dell’assessore al Bilancio, Guido Quintino Liris, un provvedimento di adeguamento contabile per far fronte al pagamento della transazione tra la Regione Abruzzo e la società Sagitta Immobiliare srl. La delibera fa seguito a quella approvata il 7 febbraio dalla ex giunta di centrosinistra guidata da presidente vicario, Giovanni Lolli, che ha chiuso la transazione con i legali della società con 4,7 milioni in cambio della rinuncia a tutti i ricorsi.

La storia passata

Nel 2011 la Sagitta, con al governo della Regione Gianni Chiodi, avviò uno studio di fattibilità per realizzare sei impianti a biomasse, da 996 chilowatt ciascuno, per un totale di quasi 6 megawatt. L’autorizzazione arrivò il 10 luglio 2012 con una determina del dirigente di settore, Iris Flacco. Al volere favorevole del centrodestra si opposero i cittadini che ritenevano l’impianto devastante per il territorio della Val Vibrata. Arrivò, in aggiunta, il ricorso al Tar del Comune di Colonnella che chiese il blocco immediato dell’opera già avviata, però, dalla Sagitta. Con il dietrofront del nuovo governo di centrosinistra del 2014, lo stesso dirigente del Servizio politiche energetiche che, precedentemente aveva dato il via libera all’opera, negò l’autorizzazione. A ricorrere al Tar questa volta fu proprio la Sagitta. Lo stesso Tar nel frattempo accolse il ricorso del 2012 del Comune di Colonnella, dandogli ragione. 

Dunque, la Sagitta, con l’abbandono del progetto, ha richiesto un risarcimento danni perché, come spiegato dai giudici amministrativi, la Regione non aveva il potere di autorizzare l’opera. Un errore, per la Regione Abruzzo, costato 55milioni.

D’Alfonso: “attendo che un giudice mi chiami”

Luciano D’Alfonso, che promette battaglia sulla vicenda, afferma che la transazione, “non poteva chiamare in causa in nessun modo la persona giuridica della Regione”. Una responsabilità che avrebbe dovuto ricadere su “funzionari, dirigenti e giusdicenti zigzaganti, e anche su quei politici che hanno ‘spintonato’ all’inizio, e poi sono scomparsi”. Errore grave per D’Alfonso è il fatto che la “Regione non ha impugnato” la sentenza del Tar. In sostanza Giovanni Lolli ha deciso di accettare una transazione da 4,3 milioni di euro, “consigliato” da un parere dell’avvocatura regionale per non rischiare un costo notevolmente più alto, in previsione di una sentenza sfavorevole. La giunta regionale di centro destra, guidata da Marsilio, il 23 ottobre scorso ha recepito l’accordo “bonario”, e ha disposto la variazione di bilancio da 4,3 milioni per pagare la Sagitta, oltre a 400 mila euro per le spese legali.

“Non si costruisce così il consenso della Regione alle infrastrutture – spiega D’Alfonso ad Abruzzoweb -, non si costruisce così la revoca della Regione, non si gestisce così, con questo livello di indifferenza, la partecipazione della Regione al contenzioso, e non si definisce così una pratica di transazione”. Poi il senatore si chiede perché l’ente “si è ben guardato dal presentare davanti ai miei occhi quel malloppo di carte relative all’ ipotesi di transazione. Forse perché l’avrei fatto volare in aria, l’avrei gettata per metà nel fiume Pescara, per metà nel fiume Aterno. Avevo spiegato infatti che quel malloppo di carte non poteva chiamare in causa in nessun modo la persona giuridica della Regione”. Una transazione approvata il 7 febbraio: “Lo hanno presentato l’ultimo giorno utile – dice D’Alfonso -, scommettendo sulla comprensibile distrazione da voluminosità documentale. Per riuscire ad allineare tute queste distrazioni c’è voluto un progetto da Harvard university, o di un Satana esterno. Lo ripeto, io gli atti della transazione li avrei gettati dalla finestra”.

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