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Azzolina, la ministra dell’Istruzione che copia la tesi

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“Se ci si collega a Internet, e si digitano su Google le opportune parole chiave, spuntano i titoli di tre tesi, fra lauree e specializzazioni, firmate da Lucia Azzolina”.

Così su Repubblica il linguista e critico letterario, Massimo Arcangeli, che spiega il caso legato al ministro dell’Istruzione Lucia Azzolina.

Uno dei tre documenti intitolato ‘Un caso di ritardo mentale lieve associato a disturbi depressivi’, è la tesi conseguita dalla neoministra all’Università di Pisa nel 2009, presso la Scuola di specializzazione per l’insegnamento secondario della Toscana, e di complessive 41 pagine. “Ora, confrontando diversi passi dell’estratto del lavoro disponibile online, corrispondente alle prime tre pagine, con i rispettivi originali, si scopre che più o meno la metà di quel che c’è scritto in quell’estratto è il risultato di un plagio” spiega ancora Arcangeli. “E la ministra dell’Istruzione non solo non virgoletta quel che non è farina del suo sacco, e già il fatto sarebbe di per sé molto grave, ma nei luoghi corrispondenti ai passi interessati, per giunta, non cita nessuna delle fonti cui ha attinto a man bassa. Direttamente o, forse, indirettamente”.  

Il primo

Il primo brano riprende alla lettera un passaggio della voce “ritardo mentale” contenuta nel Dizionario di psicologia di Umberto Galimberti, la cui prima edizione è del 1992.

Il secondo

Il secondo brano riproduce, con minime variazioni, un passaggio della voce “ritardo mentale”. Un’opera curata da Luigi Ravizza, Gabriele Masi, Mara Marcheschi e Pietro Pfanner per un monumentale Trattato italiano di psichiatria in tre volumi.

Il terzo 

Il terzo brano ricalca esattamente un altro passaggio della voce “ritardo mentale” del Dizionario psicologico di Galimberti.

Il quarto e il quinto

Per il quarto brano c’è addirittura l’imbarazzo della scelta. “Anche qui la fonte di riferimento, la traduzione italiana di un noto manuale dell’American Psychiatric Association più volte ristampata o riedita, è saccheggiata senza essere nemmeno menzionata; si tratta del Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali curato, per il versante italiano, da Vittorino Andreoli, Giovanni B. Cassano e Romolo Rossi. Anche del quinto brano, e mi pare ci si possa fermare qui, è ben riconoscibile la fonte omessa dall’onorevole Azzolina: un volume collettivo uscito nel 2008 (Clemente Lanzetti, Linda Lombi e Michele Marzulli, a cura di, Metodi qualitativi e quantitativi per la ricerca sociale in sanità, Milano, FrancoAngeli).”

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