Nel momento in cui il Pd si frantuma chi ne è stato concausa si propone come risolutore dell’enpasse e genio risolutore. Dalla Finocchiaro a Letta passando per Franceschini: è l’ora dell’abbandono. Andatevene.

Ieri sera ho deciso di farmi del male e infliggermi una pena esemplare sintonizzandomi su Rete 8. Sapendo che sulla rete ammiraglia della sinistra ci sarebbe stata una lunga analisi politica del neo Onorevole Giovanni Legnini, mi sono messo comodo in poltrona. Ammetto che è sempre meglio seguire le argomentazioni di un politico a casa propria quando qualche compagno (allineato e coperto) gli pone una domanda “soft” che non ospite a casa di altri (vedi Antenna 10, Telemax, Teleponte). Ebbene, il  “sempretriste” reuccio della Teate che conta ha spiegato agli abruzzesi che la scelta di Napolitano alla presidenza della Repubblica è stata la migliore che poteva esserci. Non solo. Ha tenuto a far sapere a quei tre o quattro elettori del Pd che sono ormai rimasti in Abruzzo che lui aveva votato precedentemente messo la croce su Marini come indicato dalla segreteria del Partito democratico. «È una persona che stimo, di cui sono amico e, se lui avesse vinto, avrebbe dato un grosso contributo all’Abruzzo e specie nella ricostruzione dell’Aquila». Quindi una “strigliatina” alla collega Pezzopane per aver «alimentato la polemica» e magari per non aver votato Marini. Alla domanda incalzante di Carmine Perantuono, uno dei tanti mega direttori della rete ammiraglia abruzzese (non me ne vogliano gli altri editori che vendono primati di ascolti a destra e a manca) in cui chiedeva:«che senso dare all’occupazione da parte dei giovani del Pd delle sedi in tutta Italia» Legnini, esplodendo in una euforia mai vista prima, risponde:«è bene che occupino tutto quello che c’è da occupare». La domanda nasce spontanea caro Onorevole: è possibile occupare anche la sua poltrona in Parlamento per mandarla finalmente a casa? Legnini comunque non è stato calato dai vertici romani in queste elezioni come, ad esempio, Franco Marini, suo amico e compagno di partito. Un altro dei mille direttori di Rete 8, in un momento di lucidità, potrebbe chiedermi:«Perché mandare a casa Giovanni Legnini se poco più di un mese fa gli abruzzesi lo hanno riconfermato e rieletto?». Potrei rispondere dicendo che dai discorsi fatti l’Onorevole lo merita. Ha da sempre sposato la linea del Partito democratico, non che sia un demerito ma  comunque si è fatto promotore anche di una linea politica che è fallita clamorosamente. Continua a dire che il non aver votato Marini è stato un errore clamoroso, quando invece, pacatamente e serenamente, possiamo dire che la scelta è stata quantomeno orribile. Ancor più orribile leggere o ascoltare le analisi di Legnini e sovrapporle perfettamente a quelle di qualsiasi esponente del Pdl e persino di Di Stefano. Infine le proposte che mette in campo sono antiche quanto le giacche marroni che indossa. Di cosa vogliamo parlare? Vogliamo dire che:«Giorgio Napolitano aiuterà l’Italia malata ad organizzare risposte urgenti di Governo ai drammi sociali ed economici e ad avviare riforme profonde delle nostre Istituzioni. Parlare di Golpe a fronte del 73% dei voti in Parlamento significa sparlare. Organizzare la marcia su Roma in nome del colpo di stato è sintomo di arroganza e ignoranza democratica non libera manifestazione del pensiero e del dissenso, che al contrario è ovviamente sacrosanta»? Queste sono le domande e le risposte che l’ex senatore mette in campo? Non dimentichiamo che Giovanni Legnini ha un curriculum politico abbastanza lungo. Sindaco di Roccamontepiano dal 1990 al 2002, presidente del Consiglio comunale di Chieti dal 2005 al 2007, Senatore della Repubblica dal 2004 al 2013 e, alle ultime elezioni, rieletto alla Camera. Ebbene che non si dimentichi che Legnini è stato dirigente e componente dei massimi organismi di direzione provinciale e regionale del partito nonché componente dell’Assemblea Nazionale del Partito Democratico. Ora, la mia domanda da non servo di partito è: possiamo rottamare Giovanni Legnini per le sue idee o per il suo curriculum politico? Secondo me per entrambe.

di Antonio Del Furbo

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