Chi è Gennaro Rino Bonifacio?

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Sarà pure un ex narcotrafficante pentito che vuole rifarsi una vita, come ha dichiarato la senatrice abruzzese Stefania Pezzopane che gli ha firmato la prefazione del libro “Malabellavita”, ma Gennaro Rino Bonifacio la memoria del passato, forse, se lo porta appiccicato addosso ancora oggi.

All’intervista dell’anno scorso a il Giornale Bonifacio si presentò con un Rolex Daytona acciaio-oro, Zenith el Primero, che, disse, “oggi varrà sui 18.000 euro“. Un orologio sostituito al Rolex Submariner che regalò una sera al posteggiatore del Peter Pan di Riccione per avergli semplicemente parcheggiato l’auto. 

Ha collezionato tre arresti per tre processi e tutte con sentenze passate in giudicato. Bonifacio, a 45 anni, si è già fatto 18 in varie carceri. Lui il vecchio re del narcotraffico è venuto su nei quartieri di Rozzano. ‘O Milanese si è beccato un’accusa per associazione mafiosa da cui però è stato assolto per ben due volte.

A Stefano Lorenzetto che lo ha intervistato, racconta:“Nel 1988 la Mdma non era illegale, il testo unico sugli stupefacenti neppure la menzionava”. Nel 2001 gli è stato sequestrato una tonnellata di cocaina proveniente dalla Colombia e occultata dentro blocchi di marmo nel porto di Livorno. “Lo stesso marmo con cui era stato rivestito il tribunale di Bogotá. Il governo non pagava il conto. Fu facile convincere il produttore” racconta nell’intervista. Poi, altri 250 chili, dei 400, bloccati dalla Guardia di finanza al casello di Binasco. I restanti 150 erano già stati assegnati. La DDA di Milano documentò un traffico totale di 4,7 tonnellate, con cui potevano essere confezionate 14 miliardi di dosi.

Lorenzetto racconta di un collaboratore molto stretto di Bonifacio: l’attore Danilo Mezzetti, il protagonista del film In nome del Papa Re. “Lo conobbi a Ibiza. Doveva coprirmi la piazza di Roma, il jet set, le star dello spettacolo. Era il mio uomo di fiducia. È diventato il mio Giuda. Mi ha venduto ai magistrati, ha dichiarato ai Pm quello che volevano sentirsi raccontare. E pensare che fui io, con Renato Zero, a portarlo nella comunità Exodus di Cassino perché si disintossicasse”.

Nel 1987 arrivò alle Baleari e alle feste di ostriche-caviale-champagne c’erano “Le modelle Elle Macpherson, Linda Evangelista, Marpessa, Christy Turlington; la cantante Patty Kensit; gli stilisti Jean-Paul Gaultier e Rocco Barocco; la figlia di Mick Jagger, Jade”. In seguito fondò un’agenzia di bodyguard:”Offrivamo protezione a Robert De Niro, Roman Polanski, Diego Armando Maradona, Harvey Keitel, Renato Zero, Claudia Schiffer, Renée Simonsen, Biagio Antonacci, Teo Teocoli. Anche di Eros Ramazzotti, che è cresciuto insieme a me a Rozzano, e del magnate arabo Adnan Khashoggi, che attraccava col Nabila, il panfilo dai rubinetti d’oro. È durata fino al 1999″.

La Dia racconta che possedesse un jet privato, un elicottero a Barcellona, un motoscafo a Portofino e uno yacht di 22 metri ormeggiato sull’Isla Margarita in Venezuela. Poi le trattative per l’acquisto dell’intera Isla del Coco, al largo del Costarica, e uno dei 300 isolotti dell’arcipelago di San Blas a Panamá. Legami strettissimi con i cartelli di Cali e Medellín.

“Oggi è tutto finito” racconta Bonifacio. “Mi hanno sequestrato la Ferrari F355, la Porsche 993 cabrio, la Mercedes ML 5000, le due Harley-Davidson. Mi resta solo una Mercedes Classe A. Sono uscito di galera in libertà vigilata nel 2010. Obbligo di firma due volte a settimana dai carabinieri. Divieto di lasciare la provincia di Milano e di frequentare pregiudicati. Me ne guardo bene. Qualsiasi cosa, pur di chiudere il conto con la giustizia”.

“Oggi commercio le vetture dismesse dopo due-tre anni dalle società di autonoleggio. Ci faccio dai 10.000 ai 15.000 euro al mese. Mi accontento di poco”. Alla faccia. Quindi l’episodio che lo ha ‘iniziato’ alla criminalità legata all’infanzia nel quartiere Marianella di Napoli:”Ero in vacanza, tornavo dalla spiaggia. Rinomata pasticceria, dove mia zia comprava i babà. Proprietario alto e grosso. Folla vociante. Accorro e vedo questo armadio d’uomo che preme con forza il piede sulla testa di un bambino steso per terra. Aveva beccato il ladruncolo mentre fuggiva e i dolci rubati erano finiti sul marciapiede. “Ora mangiali! Come fanno i cani!”, urlava l’energumeno. Il ragazzino cercava di afferrare un pasticcino con la bocca, ma non riusciva a trattenerlo. La gente rideva. Mi feci avanti e lanciai contro il pasticciere una manciata di monete, gridandogli: te li pago io i tuoi fottutissimi dolci, stronzo. E trascinai via il bambino. Da quel momento decisi che non sarebbe stata la vita a plasmare me, ma io a plasmare lei. E che nessuno, mai, mi avrebbe fatto nulla di simile”.

Si definisce un “egocentrico, irrequieto”. Aggiunge: “il malavitoso piace alle donne. A Ibiza ho pure avuto un flirt con l’attrice Emmanuelle Seigner, moglie di Roman Polanski“. Quindi un riferimento all’amore:”Purtroppo non sono riuscito ad amarne veramente neppure una. Non so che cosa significhi amare. Se qualcuno me lo spiega… Appena uscito per scadenza dei termini di custodia cautelare, ho messo incinta la mia compagna. Dopo tre mesi mi hanno rimesso dentro. Mi ritenevano pericoloso”. 

L’ex narcotrafficante ammette che la coca è “Una merce come un’altra. Lo Stato non traffica forse in alcol e tabacco”. Quindi la stoccata a Saviano:”Ha letto Zero Zero Zero, il romanzo-inchiesta di Roberto Saviano sul traffico di cocaina? Io racconto ciò che ho vissuto. Saviano trascrive gli atti che gli mettono in mano i magistrati. Mi fa ridere. Non sa niente della coca, niente. È solo uno scribacchino che gioca con la vita degli agenti della sua scorta, costretti a proteggerlo per 1.200 euro al mese mentre lui incassa fiumi di diritti d’autore”.

Antonio Del Furbo

 

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