Concessioni spiagge: pochi soldi allo Stato in nome delle lobby
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Nel 2022, con spiagge affollatissime e ottimi risultati per il settore, lo Stato italiano ha richiesto 107 milioni di euro di canoni, in linea con il 2021 nonostante un tasso di inflazione a due cifre.

Concessioni spiagge. I 107 milioni sono una cifra che include la cantieristica e il diporto nautico, con gli ormeggi e il turistico ricreativo, che insieme rappresentano la fetta di canone maggiore. Le sole concessioni balneari valgono 55,163 milioni di euro per 10556 permessi ossia una media di 5226 euro richiesti per lido a partire da un canone minimo di 2698 euro all’anno.

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Se sembra poco, rispetto a un fatturato annuo di 15 miliardi secondo le stime di Nomisma, bisogna considerare che dei 55 milioni pretesi dalle casse pubbliche i gestori hanno versato effettivamente 43,4 milioni di euro con un tasso di morosità del 20,3 per cento che presenta un andamento costante rispetto alle stagioni precedenti. Insomma, i 4615 metri quadrati calpestabili della Galleria di Milano rendono molto di più degli 8300 chilometri di costa italiana, in larga parte occupati da sdraio, lettini, ombrelloni, bar e ristoranti.

Altri numeri trapelati dal Demanio appaiono curiosi.

Delle oltre 10 mila concessioni balneari, spiega L’Espresso, soltanto 274 superano il canone annuo di 20 mila euro. Al primo posto della classifica, con grande distacco, c’è la società Bibione spiaggia, monopolista della località adriatica veneziana nel comune di San Michele al Tagliamento, al confine con Lignano Sabbiadoro e il Friuli-Venezia Giulia.

Da sola, Bibione spiaggia vale oltre l’1 per cento dei canoni nazionali con un contributo annuo di 597 mila euro per 411 mila metri quadrati di arenile. L’azienda, una sorta di public company di oltre duecento piccoli soci fra i quali il Comune, la diocesi e gli albergatori, si vanta a buon diritto di essere la concessionaria più grande d’Europa e ha fatturato 10,7 milioni di euro nel 2021 per 407 mila euro di utile nell’ultimo bilancio disponibile, con 6 milioni di presenze all’anno.

Battaglia politica

Dietro questi paradossi contabili, continua da anni una battaglia politica che oggi mette a rischio i fondi del Pnrr. Oltre a un probabile mancato introito, incombe una procedura di infrazione alle leggi della concorrenza prima avviata, poi sospesa con promessa di ravvedimento da parte dell’Italia e infine riaperta quando Bruxelles si è accorta che i politici italiani hanno a cuore i gestori di spiagge come poche altre corporazioni.

Il governo Meloni è contro la direttiva Bolkestein, che impone le gare per gli stabilimenti. Dopo il piagnisteo sulle famiglie italiane buttate sul lastrico dall’invasore straniero, l’ultimo pretesto è che mancherebbe una mappatura generale sulle concessioni. È la più classica delle fake news. La mappatura esiste. Si chiama Sid, sistema informativo del demanio marittimo, e andrebbe tutt’al più aggiornata come hanno fatto alcune regioni per conto proprio, per esempio il Lazio che ha reso disponibile online il who’s who delle concessioni e che ha avuto i problemi maggiori nella lotta contro gli abusi dei gestori privati.

L’altro appiglio per sfuggire alla Bolkestein è la scarsità del bene, che per i fautori dello status quo non esisterebbe nel caso delle concessioni balneari.

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