Eni, indagati i giudici Fabio De Pasquale e Sergio Spadaro per rifiuto d’atti d’ufficio

Indagati a Brescia i pm del processo Eni Nigeria per rifiuto di atti d’ufficio. Iscrizione dopo interrogatorio del collega Storari.

Esattamente 24 ore dopo il deposito delle motivazioni della sentenza Eni Nigeria per cui sono stati assolti tutti gli imputati, sulla procura di Milano arriva la bomba. La notizia è che il procuratore aggiunto di Milano Fabio De Pasquale e il pm Sergio Spadaro sono indagati dalla Procura di Brescia con l’ipotesi di rifiuto d’atti d’ufficio in relazione al processo Eni/Shell-Nigeria.

L’iscrizione risale a dieci giorni fa.

Dopo l’interrogatorio del pm Paolo Storari, anche lui indagato a Brescia per il caso dei verbali dell’avvocato Piero Amara. Quest’ultimo ex legale esterno di Eni già condannato per corruzione in atti giudiziari e nuovamente arrestato due giorni fa. La segnalazione del procedimento a carico dei due pm è arrivata al procuratore della Cassazione Giovanni Salvi, al Consiglio superiore della magistratura e al ministero della Giustizia.

Un fascicolo aperto prima del deposito delle motivazioni in cui il Tribunale ha fatto esplicito riferimento a un video che sarebbe stato “nascosto” dalla pubblica accusa per continuare a sostenere la colpevolezza dei vertici di Eni.

L’indagine “riguarda la questione delle prove all’interno del processo” ma è “antecedente” al video fatto di nascosto da Piero Amara che dimostrerebbe l’intento reale dell’ex dirigente Vincenzo Armanna, ossia – secondo i giudici di primo grado di Milano – gettare fango su alcuni degli imputati e sulla compagnia petrolifera. Armanna è l’ex manager licenziato dalla compagnia petrolifera italiana poi diventato grande accusatore. Stando alle motivazioni dei giudici nel processo per il caso Eni/Shell-Nigeria è emersa la “volontà di Armanna di ricattare i vertici Eni, lasciando chiaramente intendere a Piero Amara che le sue dichiarazioni accusatorie avrebbero potuto essere modulate da eventuali accordi, facendo un chiaro riferimento a Descalzi”.

Inoltre per i giudici Armanna avrebbe orchestrato “un impressionante vortice di falsità” per “gettare fango”. I pm di Milano, secondo l’ipotesi della procura di Brescia, pur sapendo della falsità delle prove portate da Armanna alla pubblica accusa, avrebbero omesso di mettere a disposizione delle difese e del Tribunale gli atti su tale falsità, nel corso del dibattimento sul blocco petrolifero Opl245.

L’inchiesta bresciana riguarda oltre a un video tra Armanna e l’avvocato Amara anche i documenti

Documenti trasmessi dal pm Paolo Storari, relativi a un versamento di 50mila dollari da un conto dello stesso Armanna a un teste, Isaak Eke. Secondo la procura di Brescia le prove sono false e non messe a disposizione del Tribunale. Ipotesi, comunque, “tutte da verificare”.

Il video – che è stato acquisito – risale al luglio 2014. Viene sequestrato ad Amara nell’inchiesta sul ‘falso complotto’ ma non depositato dai pm. I pm cercarono di introdurre come teste nel processo Amara, senza dire che avevano inviato a Brescia passaggi di un verbale in cui l’avvocato gettava ombre sul presidente Tremolada parlando di “interferenze da parte della difesa Eni”. Richiesta definita “irrituale” e che imporrebbe “valutazioni che non competono a questo Tribunale”.

Eni/Shell Nigeria

Il processo Eni/Shell Nigeria ha creato frizioni tra Tribunale e Procura, che si intrecciano con lo scontro al quarto piano del Palazzo di Giustizia, arrivato fino al Csm, sull’inchiesta con al centro i presunti depistaggi del cosiddetto ‘falso complotto Enl’. Quei verbali sono poi stati consegnati da Storari – che lamentava una inerzia delle indagini da parte die vertici deglla procura di Milano – all’allora consigliere Piercamillo Davigo. Storari è stato risentito a Brescia anche il 28 maggio scorso.

I computer degli uffici dei magistrati indagati sono stati oggetto lunedì scorso di una perquisizione informatica su richiesta della procura di Brescia. L’obiettivo è quello di acquisire le email dei due magistrati. L’indagine della Procura di Brescia nei confronti dell’aggiunto De Pasquale e del pm Spadaro è “atto dovuto che merita rispetto istituzionale, tanto quanto l’assoluta professionalità dei colleghi” scrive in una nota il procuratore di Milano Francesco Greco.

Di Antonio

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