Giorgia Meloni, Fratelli d'Italia

I finanziatori di Fratelli d’Italia, tra palazzinari romani e lobby europee e americane

Inchieste Notizie

Il partito di Giorgia Meloni, Fratelli d’Italia, viaggia a gonfie vele. E, soprattutto, viaggia verso la soglia del 10%. Il sogno della leader, è andare oltre quella cifra e attestarsi come punto di riferimento di tutto il centrodestra italiano.

Le carte Fratelli d’Italia le ha tutte per realizzare il sogno. Un sogno fatto anche di attestarsi come forza di governo. Un sogno, politicamente parlando, a metà tra quello britannico e quello americano.

Chi finanzia il “sogno”?

Come riferisce L’Espresso, la macchina di Fratelli d’Italia costa. E tanto. L’ultimo bilancio indica spese per 2,3 milioni, un milione in più dell’anno precedente. E se si seguono i soldi affiorano un po’ di contraddizioni nel partito della Meloni. I nazionalisti italiani si muovono nei salotti giusti belgi e si siedono al tavolo con le multinazionali. C’è poi, una fondazione messa in piedi a Charleroi, 60 chilometri a Sud di Bruxelles. E dal Belgio, grazie all’European Conservatives and Reformists arrivano fondi sostanziosi per l’attività politica. 

I palazzinari romani

A Roma ci sono, invece, i principi del mattone. Ci sono fondazioni che custodiscono la storia della destra sociale e concludono ottimi affari immobiliari con potenti lobbisti. Insomma, il lato nascosto del partito di Giorgia Meloni è distante dalla propaganda sui bisogni degli italiani che non arrivano a fine mese” spiega L’Espresso. E stride con il racconto populista al primo punto del programma di Fratelli d’Italia: “La capitale dell’Europa non può più essere Bruxelles, capitale dei lobbisti, ma Roma o Atene dove è nata la civiltà europea”. Tanto che i colonnelli di FdI a Bruxelles si ritrovano a cena con lobbisti, multinazionali, banchieri.

Le lobby

All’hotel Renaissance la sera del 12 novembre è prenotata una cena di gala a inviti dell’European Conservatives and Reformists, di cui fanno parte i cinque deputati di Fratelli d’Italia eletti alle elezioni di maggio. Tra gli speaker della serata ci sono Carlo Fidanza, ex Fronte della gioventù, europarlamentare di Fratelli d’Italia nonché membro dell’ufficio di presidenza di Ecr. E Fred Roeder, lobbista e presidente di Consumer Choice Center, associazione collegata ai colossi del tabacco e all’ultradestra statunitense”. Nell’elenco diffuso da L’Espresso ci sono più di 160 nomi in rappresentanza di brand internazionali: giganti della telefonia come Huawei, del petrolio qual è Exxon, e del mondo bancario. Ci sono persino due responsabili di Scientology, tra questi Ivan Arjona Pelado, presidente europeo dell’organizzazione religiosa, che ha sedotto molti vip di Hollywood. Al tavolo 3 anche Raffaele Fitto, già berlusconiano di ferro, oggi europarlamentare di Fratelli d’Italia. Fitto è il regista dell’entrata del partito di Giorgia Meloni nel movimento dei conservatori europei, di cui è peraltro co-presidente.  

La New Direction

Fitto è vicepresidente di New Direction, costola strategica dell’Ecr per convogliare finanziamenti. Dal 2015 la fondazione ha incassato più di 840 mila euro. I versamenti più sostanziosi arrivano dalla At&T con 48 mila euro e dalla British American Tobacco, terzo gruppo al mondo per produzione di sigarette, che ha versato 23 mila euro negli ultimi due anni.  Alla New Direction e alla Ecr hanno donato una serie di fondazioni americane. C’è per esempio The Heritage Foundation, think tank che ha ispirato la politica di Reagan nel 1980. Sui conservatori europei, Heritage ha scommesso 20 mila euro.  

Bannon, Atreju e le fondazioni americane

Bannon nel 2018 è stato ospite di Atreju, festa annuale di Fratelli d’Italia. Un piccolo contributo a New Direction è arrivato anche dall’American Freedom Alliance. All’Afa si aggiunge poi Atlas, che ha donato direttamente a Ecr, organizzazione no profit, più simile a un vero e proprio gruppo di pressione, legata sempre agli ultraconservatori Usa. Ci sono poi i contributi pubblici del Parlamento europeo ricevuti da New Direction: finora ha goduto in media di 1,2 milioni ogni anno, per il 2019 la previsione è di 1,7 milioni. Nel 2017 il gruppo Ecr ha incassato 1,44 milioni sovvenzioni dal Parlamento. Ecr si piazza così tra il terzo e quarto posto per soldi pubblici ricevuti. Proprio grazie allo strapotere dei burocrati dell’Unione.

La fondazione di Charleroi

L’Alliance pour l’Europe des Nations si troverebbe a Rue des Alliés, sobborgo residenziale di Charleroi. Il 18 luglio del 2018 la leader di Fratelli d’Italia fonda a Bruxelles l’associazione, secondo le norme previste dall’Europarlamento per la costituzione dei partiti e per l’accesso ai finanziamenti. Segretario di Aen è Carlo Fidanza, allora senatore di Fratelli d’Italia, mentre il tesoriere è Francesco Lollobrigida, deputato e cognato di Meloni.” L’Alliance ha anche una fondazione, stando a quanto riportano i documenti ottenuti dall’Espresso, la Foundation pour l’Europe des Nations, presieduta da Marco Scurria, cognato di Fabio Rampelli (maestro politico di Giorgia) ex eurodeputato di Fratelli d’Italia, oggi professore alla Link Campus di Vincenzo Scotti, l’università legata al Movimento 5 Stelle finita al centro delle cronache per il Russiagate. Anche la fondazione ha indicato come sede Rue des Alliés, a Roux. Ma al citofono non risponde nessuno.

Armi e lobby

Fratelli d’Italia, appena la Brexit sarà compiuta, avrà il suo sesto eurodeputato. Il posto sarà di Sergio Berlato, difensore della lobby delle armi. Un compagno di banco perfetto per Pietro Fiocchi, anche lui eletto con Fratelli d’Italia. Fiocchi era nella lista degli invitati alla cena del 12 novembre ed è nel board dell’omonima multinazionale delle armi. Nell’elenco dei lobbisti accreditati all’Europarlamento figura l’Associazione Nazionale Produttori Armi e Munizioni, il cui presidente è Stefano Fiocchi, a capo della Fiocchi Munizioni di Lecco.  

I palazzinari

Tra il 2016 e il 2018 Giorgia Meloni e Fratelli d’Italia hanno ricevuto dai più noti costruttori romani circa 180 mila euro di donazioni. “Si tratta di erogazioni liberali da parte di società che non avevano alcuna criticità giudiziaria da noi conosciuta”, è la risposta del partito ricevuta dall’Espresso.

Tra i finanziatori ci sono: Angiola Armellini, immobiliarista già indagata, nel 2014, per una maxi evasione fiscale, con 20 mila euro, versati tramite quattro società nel 2016 quando cioè era nota la sua disavventura giudiziaria; Sergio Scarpellini, palazzinaro deceduto l’anno scorso, coinvolto nello scandalo della casa dell’ex braccio destro di Virginia Raggi, Raffaele Marra; i costruttori Santarelli; un’azienda del gruppo Mezzaroma; le imprese del gruppo Navarra, attivissime negli appalti pubblici che hanno versato 25 mila euro; infine l’immancabile Luca Parnasi, l’imprenditore del mattone che voleva realizzare il nuovo stadio della Roma, poi travolto da un’inchiesta giudiziaria per corruzione e per finanziamento illecito. Oltreché a fondazioni e associazioni legate a Pd e Lega, ha donato anche a Fratelli d’Italia, sezione Roma-Lazio, che ha percepito 50 mila euro dalla stessa società, l’Immobiliare Pentapigna, con cui Parnasi ha foraggiato Carroccio e Dem.” Alla voce “Fratelli d’Italia Roma-Lazio” non c’è la Pentapigna di Parnasi ma due società e due nomi che riportano al costruttore romano e che in tutto hanno versato 100 mila euro.

Il rampollo americano

Tra i maggiori benefattori di Fdi c’è Daniel Hager (200mila euro), rampollo di una famiglia azionista di una potente multinazionale americana: la Southern wine&spirits, colosso della distribuzione del vino da 16 miliardi di fatturato, da poco entrata nel mercato canadese della cannabis legalizzata. Hager è il marito di Ylenja Lucaselli, neo meloniana, eletta alla Camera, che ha versato 90 mila euro.

La Rete delle fondazioni

Fratelli d’Italia ha promosso la nascita La Rete delle fondazioni e dei centri studi “non conformi”, per difendere la sacralità della vita e combattere le derive gender. Due sono le fondazioni più legate al partito: una è la Fondazione Alleanza Nazionale, che nasce nel 2012 per tutelare il patrimonio, ideale e immobiliare, dell’ex Msi. Nel patrimonio immobiliare degli ex missini figura l’appartamento di via della Scrofa, 39, a due passi da Camera e Senato, dove Fratelli d’Italia ha da poco trasferito il suo quartier generale. Un altro indirizzo denso di storia: sede del Msi di Almirante e poi di Alleanza Nazionale con Gianfranco Fini. L’altra fondazione d’area è poi la Giuseppe Tatarella. A capo Francesco Giubilei, ’92, fondatore di Nazione Futura. Ne “Il periscopio delle idee”, una piccola casa editrice, con lui troviamo: Carlo Malinconico, sottosegretario alla presidenza con Monti; Pino Pisicchio, ex Dc.

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