I giudici che vogliono Salvini in galera: tutti iscritti a ‘Magistratura democratica’

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“Tre paginette” scritte da “tre signori del tribunale di Catania” a cui mando “un bel bacione e un abbraccio” commenta il ministro dell’Interno commentando la notizia della riapertura del caso della nave Diciotti, trattenuta lo scorso agosto al porto etneo con a bordo 177 migranti su ordine del Viminale.



Dopo la richiesta di archiviazione voluta dal procuratore capo, Carmelo Zuccaro, il tribunale dei ministri di Catania ribalta la richiesta perché, mentre per Zuccaro la decisione presa dal ministro dell’Interno  di non far sbarcare i migranti era stata “una scelta politica”, per la sezione che si occupa delle vicende che riguardano i componenti del governo esiste invece “un abuso di potere in violazione delle norme internazionali”.

A dirlo sono tre giudici: Nicola La Mantia, Paolo Corda e Sandra Levanti, che secondo regolamento sono stati scelti con sorteggio.

Paolo Corda, giudice penale della quinta sezione, era già finito sulle pagine dei giornali perché, nel dicembre di tre anni fa, aveva scarcerato due scafisti nordafricani. La motivazione fu presa perché il giudice riconobbe che quei 230 migranti erano stati sì traghettati illegalmente ma fu fatto  “occasionalmente”. Ossia: non erano scafisti di professione. Il giudice Corda, all’epoca componente del Tribunale del riesame, accolse in pieno la tesi dei difensori degli scafisti riconoscendo la differenza tra chi “è al soldo di un’organizzazione dedita al traffico dei migranti e lo scafista occasionale e obbligato”.

Gli uomini della Polizia di Stato Squadra Mobile Questura di Ragusa con l’aiuto di Guardia di finanza e carabinieri avevano sottoposto al fermo degli scafisti perché “le immediate indagini hanno permesso di raccogliere gravi indizi di colpevolezza a carico degli scafisti. I testimoni hanno riferito di aver notato gli scafisti una volta a bordo del gommone e che quest’ultimi avevano raggiunto accordi con i libici prima della partenza”. Nelle carte si legge: “Nessuno dubbio per i migrati, che hanno pagato mediamente 600 dollari cadauno, sulle responsabilità degli scafisti che hanno condotto i gommoni. In un caso, gli scafisti individuati sono due in quanto uno si è occupato del timone e l’altro della bussola. Al termine delle indagini, tutti gli scafisti sono stati condotti in carcere a disposizione dell’autorità giudiziaria di Ragusa”.

Altro particolare interessante è quello delle appartenenze “politiche” dei tre magistrati. Tutti sono iscritti a Magistratura democratica, la componente dell’Anm, l’Associazione nazionale dei magistrati, . Al punto due dello statuto di Md si legge che l’Associazione si batte per “la protezione delle differenze tra gli esseri umani e dei diritti delle minoranze, specialmente dei diritti degli immigrati e dei meno abbienti, in una prospettiva di emancipazione sociale dei più deboli”.

Magistratura democratica si caratterizza per un’ispirazione ideologica improntata alla difesa dell’autonomia ed indipendenza del potere giudiziario rispetto agli altri poteri dello Stato, ma tendente all’orientamento europeista e di sinistra. E infatti alcuni esponenti di Magistratura democratica si sono candidati e sono stati eletti in formazioni politiche europeiste e di sinistra. Su quasi 9mila magistrati, 900 aderiscono a Md.

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