L’Abruzzo si aggiudica la bandiera blu ma le sue acque restano nere

Inchieste

“Chiare et fresche dolci acque”, cantava il Petrarca che, di sicuro, non avrebbe mai definito né chiare, né fresche le acque che lambiscono il litorale abruzzese.

Eppure la Fee (Foundation for Environmental Education) che assegna la bandiera blu alle località marino-costiere più meritevoli ha ritenuto le acque d’Abruzzo, degne del riconoscimento.

Il vessillo blu che dovrebbe certificare, almeno in teoria, la purezza delle acque, l’efficienza della gestione rifiuti ed il rispetto delle condizioni ambientali nel Comune assegnatario, quest’anno è stato conferito a 14 città abruzzesi alcune delle quali sono balzate agli onor di cronaca, in tempi più o meno recenti, per episodi di inquinamento e di inefficienza ambientale.

Vien da chiedersi allora: in base a quali parametri la Fee ha dispensato il riconoscimento tanto ambito da tutte le località marino-costiere?

I requisiti per ricevere la bandiera blu

Tornando all’Abruzzo, ricordiamo che le città che hanno ricevuto la bandiera blu sono: Francavilla al Mare, Rocca San Giovanni, San Salvo, Ortona, Fossacesia, Vasto (zone Punta Penna, Vignola San Nicola), San Vito Chietino, Pineto, Alba Adriatica, Tortoreto, Silvi Marina, Roseto degli Abruzzi, Martinsicuro, Giulianova.

Ricevere la bandiera blu, per i Comuni,rappresenta molto: è un’attestazione di qualità e la qualità è sintomo di sicurezza e la sicurezza attira il turismo ed il turismo, si sa, attira soldi.

Chi trascorrerebbe le vacanze in un posto dalle acque scadenti ed inquinate?

Proprio per garantire sicurezza, la Fee, almeno a parole, non fa sconti a nessuno ed impone requisiti stringenti per le città che aspirano a ricevere il riconoscimento.

Come si apprende dal sito Web http://www.bandierablu.org/common/aboutus.asp dell’organismo, infatti, il marin vessillo andrà solo alle città che dimostreranno di avere:

1) ottima qualità delle acque di balneazione: “solo le località, le cui acque sono risultate eccellenti nella stagione precedente”, recita il programma, “possono presentare la candidatura”

2) impianti di depurazione efficienti: “per quanto riguarda la depurazione, solo località con impianto di depurazione almeno con trattamento secondario”, dice il programma, “possono procedere nel percorso di valutazione. In particolare, non vengono prese in considerazione le località che non abbiano almeno l’80% dell’allaccio in fognatura delle acque reflue, dell’intero territorio della località candidata”;

3) un sistema di raccolta differenziata ottimale. 

Altri requisiti imprescindibili sono: la depurazione delle acque reflue; la gestione dei rifiuti con particolare attenzione alla raccolta differenziata e ai rifiuti pericolosi, quali batterie esauste ed oli usati; la regolamentazione del traffico veicolare, anche attraverso l’istituzione di aree pedonali, piste ciclabili, parcheggi decentrati e bus – navetta; la cura dell’arredo ed il decoro urbano; la sicurezza ed i servizi in spiaggia.  

Acque 2013 ricche di escherichia coli ed enterococchi  

Dalle analisi Arta http://artaabruzzo.it/applications/balneazione/ (l’agenzia regionale per la tutela dell’ambiente) emerge un quadro a tinte fosche:  non solo le città abruzzesi che hanno ricevuto il vessillo non hanno rispettato i parametri imposti nella precedente stagione (2012)  ma risultano carenti anche nella stagione corrente (2013).

Dai dati emerge altresì che i punti maggiormente inquinati (le foci) non vengono indicati come aree a rischio e quindi da interdire alla balneazione.

Ecco i risultati degli ultimi campionamenti relativi alla stagione 2013 riferiti alle 14 città promosse a bandiera blu.

Secondo le analisi Arta 2013, Ortona presenta livelli di escherichia coli ed enterococchi superiori alla media. In particolare, a sud della foce di Fosso Peticcio, il 9 luglio l’Arta ha rilevato 400 UFC/100 ml di enterococchi (mentre il limite consentito è di 200 N/100 ml) e 885 Mpn/100 ml di escherichia coli (a fronte del limite massimo di 550 N/100 ml).

Sempre ad Ortona, a 350 metri a sud del fiume Foro, alcuni rilievi del 9 luglio hanno riscontrato superamenti di 750 Ufc/100 ml di enterococchi e di 2005 Mpn/100 ml di escherichia coli.

La situazione non è delle migliori neppure a Vasto dove, a 100 metri a nord del Molo Marina, sono stati ritrovati superamenti di 400 Ufc/100 ml di enterococchi e di 2005 MpN/100 ml di escherichia.

A Pineto, invece, i rilievi dell’ 8 luglio a 100 metri a sud della foce Vomano hanno evidenziato superamenti di 280 Ufc/100 ml di enteroccocchi e 2005 Mpn/100 ml di escherichia.

Ad Alba Adriatica i valori degli enterococchi si sono attestati sui 530 Ufc/100 ml (superando quindi i limiti) e quelli dell’escherichia hanno raggiunto 2005 Mpn/100 ml nella zona antistante via Sardegna. Valori superati anche alla foce Vibrata dove sono stati rinvenuti 2005 Mpn/100 ml di escherichia.

Non brillano per lucentezza neppure le acque di  Francavilla al Mare, in particolare nella zona antistante fosso San Lorenzo dove, il 26 giugno, l’Arta ha rinvenuto superamenti di 380 Ufc7 100 ml di enterococchi.

Le città che invece sembrano rientrare nei limiti consentiti di sostanze inquinanti, sono San Vito Chietino, Fossacesia, San Salvo, Tortoreto, Silvi Marina, Roseto, Martinsicuro e Giulianova. 

Anno 2012: situazione peggiore

Siccome tra i requisiti fondamentali per ricevere la bandiera blu è richiesta l’incontaminazione delle acque balneabili nella passata stagione, abbiamo dato un’occhiata ai dati Arta relativi al 2012 e lo scenario è risultato alquanto anomalo. I dati parlano così: a Francavilla al Mare, il 26 settembre 2012 il livello degli enterococchi nella zona antistante fosso San Lorenza era di 1150 Ufc/100ml, quello dell’escherichia, pari a 2005 MPN/100 ml.

Superamenti registrati anche ad Ortona dove, a 100 metri a sud della foce Arielli, si è verificato un superamento dell’ escherichia pari a 1091 MPN/100 ml e di 200 Ufc/100ml a ridosso del fiume Foro.

A Vasto a 300 metri a sud del fosso Lebba, gli enterococchi sono pari a 1200 Ufc/100 ml e l’ escherichia è pari a 2005 Mpn/100ml; a nord del fosso Lebba, invece, i valori raggiungevano i 1500 Ufc/100 ml di enterococchi e 2005 Mpn/100 ml  di escherichia; infine all’altezza del fiume Sinello, sempre a Vasto, i valori dell’escherichia hanno raggiunto i 1013 Mpn/100 ml.

Le cose non vanno meglio a Roseto dove, nella stagione 2012, i valori degli enterococchi a ridosso del fiume Tordino, si attestavano intorno ai 400 Ufc/100ml, mentre quelli dell’escherichia intorno ai 697 Mpn/100 ml.

A Martinsicuro, infine, i valori degli enterococchi erano pari a 2000Ufc/ 100ml, nella zona antistante lo scarico della ditta Veco. A San Vito Chietino i valori degli enterococchi hanno raggiunto i 2005 Mpn/100 ml alla foce del fiume Feltrino e a ridosso di fosso Cintioni.

Non si sono registrati superamenti a Rocca San Giovanni, San Salvo, Fossacesia, Pineto, 

Alba Adriatica, Tortoreto, Silvi Marina e Giulianova.

“I casi” Francavilla, Alba Adriatica e Vasto

Anche il secondo requisito per ottenere la bandiera blu sembra essere stato violato da alcune città che si sono fregiate del titolo onorifico. 

Stiamo parlando dell’obbligo, per le città marino-costiere, di mantenere i depuratori perfettamente efficienti e funzionanti, proprio per evitare l’inquinamento delle acque di balneazione.

E’ il caso di citare il caso Vasto dove la qualità della acque non sembra essere totalmente migliorata, a detta di alcuni cittadini, dal 2011, anno in cui a causa della rottura di una condotta in via Martiri Istriani furono sversati in mare scarichi di fogna e l’area fu interdetta alla balneazione.

C’è da dire, però, che ad essere premiate quest’anno sono state solo le zone di Punta Penna e San Tommaso, non interessate dall’episodio.

Ancora più suggestivo è il caso Francavilla al Mare dove, a poca distanza dal fiume Alento, sorgono i ruderi del porticciolo turistico, mai completato e costato all’amministrazione una cifra non indifferente. 

Come se non bastasse il piccolo approdo è costeggiato da piloni in cemento fortemente instabili e costituisce un vero e proprio pericolo per la sicurezza: un’immagine, insomma, che non fa di certo onore ad una città che fa del turismo il suo cavallo di battaglia.

Che dire, poi della foce del fiume Foro inquinata da enterococchi ed escherichia coli, come attestano le analisi Arta? 

Proprio qui, alla foce, si stanziano regolarmente pescatori incalliti in attesa di pesci di fiume sguazzanti in acque nere.

Che il fiume Alento, poi, fosse inquinato non è un mistero ma fa un certo effetto osservare le sue acque melmose e giallastre ai cui margini vivono persone senza fissa dimora. Lo scenario che si presta agli occhi dei passanti infatti, è degradante e raccapricciante: ai bordi del fiume si vedono panni stracciati, rifiuti e resti di cibo consumato.

Non è da meno Alba Adriatica, dove qualche giorno fa il Movimento 5 Stelle locale ha segnalato lo sversamento improvviso di unliquido marrone e di schiuma densa nei pressi dello scarico delle acque bianche, in spiaggia. Lo scenario inquietante ha costrettoturisti e bagnanti ad abbandonare frettolosamente il litorale.

Che cosa c’è dietro l’assegnazione? 

Tutto questo apre la strada a pesanti interrogativi:

1) Perchè la Fee attribuisce il vessillo a città che violano i requisiti da essa stessa indicati?

2) Quali sono i criteri in base ai quali avviene l’attribuzione del titolo?

3) Perchè, nonostante il regolamento Fee indichi chiaramente che i suoi funzionari  monitoreranno il rispetto dei  parametri indicati, i controlli non vengono eseguiti

4) Per quale ragione i tratti inquinati non vengono opportunamente segnalati così da impedire ai bagnanti di immergersi in acque contaminate?

Qualche tempo fa, il giornale Il Fatto Quotidiano ha svelato l’inghippo che si cela dietro l’assegnazione della bandiera blu. http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/06/28/bandiere-blu-bluff-mare-pulito-non-balneabile-ecco-inghippo/639716/#foto-1-il-sito-di-bandiera-blu-prima-della-telefonata-del-fatto 

Secondo la ricostruzione de Il Fatto, la Fee assegnerebbe il vessillo ai singoli tratti costieri del Comune e non anche a tutto il litorale della cittadina interessata. In parole povere: il litorale X di una città riceve la bandiera perchè presenta acque pure, secondo le analisi, mentre il tratto costiero Y non la riceve, perchè inquinato.

Non sarebbe il caso, forse, di assegnare direttamente una bandiera bianca, in segno di resa, ai Comuni che oggi ce l’hanno immeritatamente blu?

di Marirosa Barbieri 

 


Il foto-reportage

 

Il Campo nomadi allestito ai margini del fiume Alento

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