Lady "Susy", responsabile Dap che il 21 marzo firmò la circolare Covid

Lady “Susy”, responsabile Dap che il 21 marzo firmò la circolare Covid

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Si chiama Assunta “Susi” Borzacchiello ed è responsabile del cerimoniale del Dap. L’arrivo del ministro del nuovo ministro della Giustizia, Alfonso Bonafede, gli ha strappato i rapporti con la stampa per essere accentrati in via Arenula. Borzachiello, però, quest’anno è stata travolta dalla vicenda delle scarcerazioni in tempo di Covid. E per lady Susy i guai cominciano qui.

È accaduto, infatti, che all’inizio di quest’anno, quando venivano preparati i turni per avere sempre un direttore responsabile per firmare una circolare urgente, le è capitata “la disgrazia” di ritrovarsi piazzata per il 21 marzo. Il giorno in cui la girava la circolare che sarebbe all’origine delle scarcerazioni di quasi 500 mafiosi. Personaggi che sono usciti dalle galere a partire da quel 21 marzo in avanti. Oggi la commissione parlamentare Antimafia, presieduta dal grillino Nicola Morra, ha chiesto conto anche a lei di quello che è successo in quei giorni. 

La firma

Repubblica riferisce che Susi Borzacchiello è stata protagonista di una drammatica audizione trasformatasi in un interrogatorio da Inquisizione. I leghisti e l’ex grillino Mario Michele Giarrusso, le hanno puntato il dito contro accusandola di aver firmato di suo pugno, senza opporsi né nel merito, né per le conseguenze, la ben nota circolare. Una pagina in cui si raccomandava di inviare “con solerzia” ai magistrati di sorveglianza l’elenco dei detenuti con gravi malattie e anche quelli over 70.

“Lei è una dirigente, lo Stato si aspetta da lei una valutazione, lo Stato chiedeva a lei una valutazione, noi nel Cura italia avevamo escluso i mafiosi” precisa Giarrusso Borzachiello. Poi, incalzante: “La sua posizione non è facile, potremmo chiederle di venire qui non come adesso in forma libera, se ha qualcosa da dire lo faccia adesso”.  

Appena si è seduta accanto al presidente Nicola Morra, la Borzachiello ha detto subito la sua verità: “Sabato 21 marzo mi stavo preparando per andare in ufficio. Mi ha chiamato da casa Giulio Romano, il direttore dell’ufficio detenuti e trattamento, assente per motivi di salute, dicendomi che sapeva che ero di turno, che stava finendo di scrivere un atto e sarei dovuta andare in ufficio e firmare. Sono andata in ufficio. Nel messaggio che mi ha mandato Romano c’era scritto: ‘come da intesa può essere sottoscritto e inviato, c’è l’assenso del Capo Dipartimento’. Stiamo parlando dell’ex capo del Dap Francesco Basentini”.  

Tutti (o quasi) contro la Borzachiello

La commissione si accanisce su Borzacchiello, che solo il dem Franco Mirabbelli e Piero Grasso di Leu cercano di difendere. Anche Morra la incalza: “Ma è possibile che lei non abbia letto con attenzione, non abbia richiamato Romano per dire ‘ma siamo sicuri, non è meglio aspettare 24, 36, 48 ore, magari lunedì quando ci saranno tutti i direttori e concertare meglio la questione?”. Borzacchiello reagisce nell’unico modo possibile: “Ho firmato per dovere di ufficio come dirigente di turno. Sono tornata anche la domenica per firmare altri atti di diversa natura”. 

In risposta a uno dei quesiti di Giarrusso precisa: “Io, di questa questione, non so assolutamente nulla, potevo esserci io o un altro, ho letto il testo, l’ho firmato per dovere di ufficio. Non sono più il direttore dell’ufficio stampa da luglio del 2018, ma solo del cerimoniale e delle relazioni esterne”.  Giarrusso risponde: “Ha avuto contatti con l’ufficio stampa di Bonafede? Una simile circolare può essere firmata da lei anziché da Romano? Lei ha mai firmato altre circolari simili? Se sì, quali? Lei ha svolto tutta la sua carriera nelle carceri, adesso parla di ‘nota’, come se fosse una letterina, dice che non ne ha mai firmata una simile, ma perché lei non ha posto alcuna domanda?”.

Wanda Ferro di Fdl vuole sapere perché “Romano non poteva firmare da casa”. I leghisti intervengono uno dopo l’altro. Luca Rodolfo Paolini chiede “perché il direttore ha inviato la mail e non ha firmato lui”. Gianluca Cantalamessa vuole sapere “se lei ha visto la relazione tra la nota e le scarcerazioni, e perché non ha ritenuto di andare oltre?”. Gianni Tonelli provoca “ma lei ha avuto dubbi? Non ha inteso la reale portata di questo documento che non rispettava i crismi di emanazione?”.  

“Il Dap non decide di scarcerare”

Borzacchiello ripete che questa nota “non era un ordine di scarcerazione, perché non è il Dap che decide di scarcerare”. A Romano “gli ho detto, ma hai visto l’effetto di questa circolare e lui ha risposto: Io ero in isolamento, ero in un momento di grande criticità delle carceri, ho fatto questa circolare con urgenza'”

Non va meglio con Piero Grasso che insiste: “Le moderne tecnologie consentono di mandare un documento e farlo firmare, in molti uffici c’è la firma del dirigente scannerizzato e depositata, perché Romano non si è assunto questa responsabilità?”. E ancora: “Romano era in isolamento fiduciario? Quindi non era in servizio? Poteva redigere un atto ma non poteva firmarlo?”. Borzacchiello replica netta: “Io ero in smart working  e ho la firma digitale, non so se Romano da casa si sia dotato della stessa firma, lui era arrivato da poco al Dipartimento”.  

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