Palermo, timbravano il cartellino e andavano a fare la spesa o jogging: 28 misure cautelari per un gruppo di dipendenti comunali. Tra loro anche un indagato per associazione mafiosa

Si chiama Isidoro Chianello il giardiniere del Comune di Palermo che sta diventando celebre quanto la figlia che ha invaso il Web con il suo “Non ce n’è Covid”. Le telecamere della Guardia di finanza l’hanno sorpreso a strisciare il badge in costume e ciabatte.

Oppure, mentre scherza con gli amici. O a fare shopping. In quegli orari Chianello avrebbe dovuto curare i giardini di Palermo. Ma non solo lui. L’ennesimo terremoto al Comune è stato prodotto dall’ultima inchiesta della procura di Palermo: 8 ai domiciliari, 14 sottoposti all’obbligo di dimora (Chianello è fra questi), 6 hanno l’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria. Migliaia di ore di assenze in tre mesi di registrazione, durante l’estate del 2018. A Chianello vengono contestate lunghe assenze nel corso di 19 giorni.

Scrive il giudice delle indagini preliminari che ha firmato il provvedimento: “Appare evidente che Chianello abbia prestato un’attività lavorativa discontinua, non espletando mai per intero le proprie mansioni; le condotte integrano il delitto di truffa”.

La figlia è diventata famosa sui social con il tormentone “Non ce n’è Covid”. Lui è un giardiniere in servizio alla Reset, società del Comune. Ripreso a strisciare il badge in costume e ciabatte

A spasso nelle ore di lavoro

In ufficio e nei cantieri ci stavano davvero poco. Qualcuno andava al supermercato, o per negozi. Le pause caffè erano interminabili. Qualcuno non si presentava proprio, c’era sempre un amico pronto a strisciare il badge al suo posto. Qualcuno, invece, passava dall’ufficio, in tenuta da perfetto runner: di corsa arrivava e timbrava, di corsa andava via. Tutto documentato nelle riprese fatte dai finanzieri del nucleo di polizia economico finanziaria di Palermo che hanno svelato il maxi raggiro degli assenteisti. Stamattina, sono scattate 28 misure cautelari per un gruppo di dipendenti comunali che facevano base ai Cantieri culturali della Zisa: sono 11 impiegati, tre edili del “Coime” e 14 operai della “Reset”, la società che si occupa di manutenzione e cura del verde.

Il procuratore aggiunto Sergio Demontis e la sostituta Maria Pia Ticino contestano a tutti gli indagati le accuse di truffa ai danni di un ente pubblico e falsa attestazione della presenza in servizio. Otto sono finiti ai domiciliari: Dario Falzone, Antonio Cusimano, Gaspare Corona, Mario Parisi, Francesco Paolo Magnis, il sindacalista Salvatore Barone, Giancarlo Nocilla e Tommaso Lo Presti, operaio Reset che è indagato per associazione mafiosa nell’ambito di un’altra inchiesta. Quattordici dipendenti sono stati invece sottoposti all’obbligo di dimora, 6 dovranno presentarsi periodicamente in caserma per firmare. L’ordinanza di custodia cautelare è stata emessa dal gip Rosario Di Gioia.

L’indagine

“L’attività investigativa ha svelato l’esistenza di un fenomeno illecito estremamente diffuso all’interno della struttura pubblica cittadina, un modus operandi divenuto cronico a tal punto da essere considerato come un comportamento normale” ha spiegato il generale Antonio Quintavalle Cecere, comandante provinciale della Guardia di finanza.

I controlli sono andati avanti per tre mesi, fra il maggio e l’agosto 2018. “L’inchiesta ha documentato circa 1000 casi di infedeltà nell’attestazione degli orari – dice il colonnello Gianluca Angelini, il comandante del nucleo di polizia economico finanziaria di Palermo – abbiamo registrato la falsa rendicontazione di circa 2.500 ore di servizio in realtà mai prestate a favore del Comune di Palermo. Siamo di fronte a comportamenti che determinano un danno economico e di immagine per la pubblica amministrazione, comportamenti che incidono negativamente sulla qualità dei servizi offerti alla cittadinanza”. Le telecamere hanno ripreso un dipendente che passava il badge pure per il collega ricoverato in ospedale.

I nomi

L’obbligo di dimora è stato notificato a Isidoro Chianello, Fabiola Selvaggio, Giuseppe Muliello, Silvana Caravello, Massimo Pipi, Rosaria Gebbia, Francesco Caruso, Salvatore Consiglio. Salvatore Reina, Francesco Paolo Tinervia, Massimo Vesco, Mario Nuccio, Davide Nuccio, Vita D’Aiuto.

Chianello avrebbe dovuto curare alcuni giardini pubblici. Invece, strisciava il badge spesso in costume e ciabatte, poi andava a fare compere o incontrava amici. Gli vengono contestate assenze in 19 giorni su tre mesi.

Obbligo di firma per Antonino Muratore, Maria Angela Di Carlo, Filippo Pecoraro, Marina Megna, Francesco Madonia e Francesco Ferraro. Ci sono anche altri 15 indagati.

Di Antonio

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