Pescara e Chieti flagellate dalle varianti Covid. La propaganda politica e i controlli inesistenti

La procura di Pescara ha aperto un’inchiesta per capire come sia stata possibile la crescita esponenziale di contagi registrata nelle ultime settimane a Pescara, a Chieti e nell’area metropolitana di San Giovanni Teatino.

I Carabinieri del Nas sono stati in Regione, a Pescara e all’Aquila, alla Asl e in ospedale, per eseguire un decreto di esibizione emesso a firma dei pm Sciarretta e Benigni. Sono stati acquisiti, in particolare, i verbali delle riunioni delle unità di crisi, gli atti relativi all’emergenza e i dati sui contagi. Il reato ipotizzato dai giudici è omissione di atti d’ufficio.

I dati delle zone rosse

Dati allarmanti che – nei giorni scorsi – hanno portato le intere province di Chieti e Pescara in lockdown. L’11 febbraio dei 5.438 tamponi molecolari effettuati sono risultati positivi il 9,93% dei campioni. Mentre il bilancio delle vittime saliva a 1.538, continuavano ad aumentare i ricoveri passando dai 548 del 10 febbraio ai 555 dell’11. Un tasso di occupazione delle terapie intensive salito a oltre il 28%. L’area metropolitana corre veloce, anche a causa della circolazione della variante inglese: oltre 240 i casi accertati in quei giorni.

Le dichiarazioni di Marco Marsilio in quei giorni

“Le proiezioni sui dati trasmessi a Roma per il report settimanale mostrano un forte incremento dell’indice Rt, che oscilla intorno a 1,20 e comunque con un valore minimo intorno o superiore a 1,10. Con questi dati, la Cabina di Regia che si riunirà domani (12 febbraio ndr) non potrà che classificare l’Abruzzo in zona arancione” spiegava in quei giorni il governatore della Regione Abruzzo, Marco Marsilio. E’ il presidente della Regione Abruzzo, Marco Marsilio ad analizzare i dati. “Se l’ordinanza del ministro verrà pubblicata sabato (com’è probabile), la nuova disciplina scatterà da domenica 14.

L’11 febbraio l’Abruzzo – dunque – era in zona gialla a eccezione dei comuni di Pescara, Tocco da Casauria e Atessa che erano in zona rossa. In quelle ore la Regione si interrogava sull’opportunità di prolungare o meno la zona rossa per quei comuni. “Verrà sottoposta a valutazione anche l’opportunità di prorogare o no la zona rossa per i comuni di Atessa, San Giovanni Teatino e Tocco da Casauria, sulla base dei contagi registrati nella settimana trascorsa. La virulenza e la velocità di trasmissione di questa ‘terza ondata’ – diceva il presidente abruzzese – è ben maggiore della seconda ondata che ci ha colpiti a novembre”.

L’amministrazione di Pescara intanto…

Anche il Comune di Pescara, in vista di quel weekend, provava a blindare la movida. Controlli – dicevano – rigidissimi per accertare il rispetto delle misure di prevenzione. Provvedimento, in vigore dal 12 al 14 febbraio, dalle 6 alle 22 e che riguardava Via C. Battisti, Via Piave, Via Mazzini e altre strade.

… e quella di Chieti…

Siamo nelle ore in cui la variante inglese sta colpendo l’area metropolitana e in cui su Chieti c’è l’attenzione di Regione e Cts per l’alta incidenza proprio della variante. Ma a Chieti si circola tranquillamente. Il sindaco teatino interviene alcuni giorni dopo con un video in cui invita i cittadini al rispetto delle restrizioni. Ma l’appello non serve a nulla.

Il pericolo già a inizio febbraio

Il rischio di quanto affrontato nella seconda ondata Covid dello scorso autunno veniva evocato già a fine gennaio. Nell’aria circolava la frase inquietante ‘la nuova Bergamo’ di Pescara. La zona costiera d’Abruzzo preoccupava. I casi Covid in aumento erano stati preannunciati dall’aquilano Riccardo Persio – dottorando all’Università Kore di Enna.

 “La situazione che si registra a Pescara è pericolosa, va attenzionata subito” diceva Persio. “I dati che destano preoccupazione sono soprattutto quelli relativi all’area metropolitana di Pescara: solo riunendo il Comitato Tecnico Scientifico si può capire realmente cosa sta accadendo e come fermare l’onda del contagio. Bisogna agire in fretta, per evitare che si creino condizioni di gravità simili a quelle che, a ottobre, si sono registrate a L’Aquila“.

Il grafico realizzato da Persio ricostruiva la curva del contagio a Pescara che calcolava l’incidenza settimanale del Covid 19 nell’ultimo mese, esattamente dal 1 gennaio al 4 febbraio 2021. “Si è passati da circa 80 casi settimanali ogni 100mila abitanti a oltre 300 casi ogni 100mila abitanti. Un incremento di positività che non può di certo passare inosservato”.

L’occhio della Procura

E proprio la Procura si sta concentrando sulla gestione dell’emergenza negli ultimi giorni, considerata l’esplosione dei contagi. I casi di Covid-19 stanno aumentando in modo repentino, complice la rapida diffusione della variante inglese, responsabile del 70 per cento dei contagi. Per questo i militari del Nas hanno acquisito tutti gli atti relativi alla materia, in tutti i luoghi preposti alla gestione sanitaria, per successive verifiche sulle attività finalizzate a contenere l’emergenza epidemiologica.

La zona rossa arriva il 14 febbraio

 “La forte diffusione delle varianti, in particolare quella cosiddetta ‘inglese’, sta provocando nelle province di Chieti e Pescara un forte aumento dei contagi, che ha già messo a dura prova il sistema ospedaliero e la capacità di tracciamento delle Asl. Proprio ieri, il ministero della Salute ha diramato una nuova circolare che raccomanda l’adozione delle misure più restrittive per i territori colpiti dalle varianti in modo significativo. Si rende quindi necessario adottare le misure restrittive previste dall’art. 3 del Dpcm vigente (zona rossa), non essendo sufficienti le misure previste dalla zona arancione che sta per decretare il ministro Speranza. Ministro con il quale il presidente della Regione Marco Marsilio si è tenuto in costante contatto”.

Così Marco Marsilio il 12 febbraio. Il presidente della Regione Abruzzo istituisce la zona rossa per le province di Pescara e Chieti almeno 14 giorni dopo l’allarme del dottor Persio. Possibile che il Cts regionale e quello nazionale non si erano accorti dell’emergenza abruzzese?

La situazione di oggi

Dunque, Pescara e Chieti sono i due grossi centri in lockdown. Dopo l’ultimo monitoraggio Iss-ministero della Salute, da domenica 21 febbraio Emilia Romagna, Molise e Campania passano in zona arancione. Tutta Italia si divide quindi tra giallo e arancio ma ci sono diverse aree, dove è stata individuata una maggiore diffusione delle varianti.  I governatori dell’Umbria e di Bolzano hanno autonomamente innalzato il livello di allerta al rosso per determinate aree dei loro territori. Quindi in zona rossa sono le province di Bolzano, Perugia, Pescara e Chieti e diversi comuni in Lombardia, Molise, Lazio, Sardegna e Piemonte.

E i controlli?

In questa situazione drammatica si pensa che i controlli siano fatti a tappeto dalla forze dell’ordine. Soprattutto dopo che i sindaci di Chieti e Pescara – attraverso Social e stampa locale – hanno dichiarato guerra a chi, senza un valido motivo, esce di casa.

“I controlli si estenderanno anche nei parcheggi per sapere se chi entra in città ne ha il diritto” ha spiegato il sindaco di Pescara Carlo Masci. Il 18 febbraio scorso il sindaco di Chieti, Diego Ferrara, dopo le polemiche dei mancati controlli, diffonde un video insieme al capo dei vigili urbani, Donatella Di Giovanni, spiega che le verifiche e le sanzioni vengono nche con agenti in borghese.

E gli annunci?

Evidentemente gli annunci non sono serviti tanto che sempre Ferrara in mattinata è tornato sulla questione annunciando ordinanze sindacali:

“Ho potuto constatare con rammarico che gli appelli istituzionali da parte mia, della Prefettura, della Asl, delle Forze dell’ordine sono caduti nel vuoto. Le nostre strade cittadine sabato e domenica sono state affollate nonostante la zona rossa, con persone che non curanti dei controlli che stiamo conducendo e, soprattutto, del pericolo che corrono e che fanno correre ai propri cari, fanno finta che non stia accadendo nulla.

Chieti oggi è l’unica città che ha un trend di contagi superiore a tutti i centri che ci circondano. Da questa situazione e dall’esigenza di tutelare la città, nasce la necessità di predisporre ordinanze finalizzate a rendere più rigide le prescrizioni. Stiamo pensando ad un allungamento della sospensione della didattica in presenza, già disposta fino al 27 febbraio compreso, vista la sempre più giovane età dei contagiati nonostante la fisica assenza da scuola, nonché a una stretta ulteriore sugli assembramenti, già interessati dall’ultima ordinanza n. 8 del presidente della Regione datata 20 febbraio che dispone il divieto di stazionamento e assembramento nelle piazze, nei centri storici ed in prossimità degli esercizi commerciali su tutto il territorio regionale.”

Nessun controllo tra Pescara e Chieti

Insomma, nonostante l’aumento dei contagi e gli appelli su stampa e Social, a Chieti e Pescara i controlli scarseggiano. Le immagini che abbiano girato parlano da sole. Le immagini di Pescara sono state girate domenica mattina tra Corso Umberto e la piazza princiapale meglio conosciuta come Piazza Salotto. Nemmeno l’ombra di un Vigile, un carabiniere o di un poliziotto. Ci sono famiglie con bambini a spasso, gente che gironzola e piccoli assembramenti in prossimità di bar. A Chieti, invece, le immagini si riferiscono al giorno prima, ovvero a sabato all’ora dello struscio. Anche qui nessun delle forze dell’ordine a controllare in un’ora centrale.

Di chi le colpe?

Di Antonio

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