Protesta in strada e viene sottoposto a Tso. La vicenda di Dario Musso
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La storia di Dario Musso è una di quelle storie tristi con un retrogusto amaro. Molto amaro. Il giovane è stato sottoposto a un Tso perché, in giro con la sua auto a Ravanusa (Agrigento), ha urlato al megafono che la pandemia non esisteva e che la gente doveva uscire e ricominciare a vivere.  

Il Tso in strada

È il 2 maggio scorso. Dario viene fermato dai carabinieri e dai vigili urbani. Sul luogo arrivano anche tre medici avvisati dalle forze dell’ordine. A un ceto punto Dario viene buttato a terra. Le gambe gli vengono messe sulla schiena. A quel punto Dario viene sedato e sottoposto a trattamento sanitario obbligatorio. La convalida arriverà più tardi dal sindaco Carmelo D’Angelo. Sul prestampato della proposta di tso i medici scrivono che l’uomo presentava “scompenso psichico e agitazione psicomotoria”. La Procura di Agrigento ha ora aperto un fascicolo, a carico di ignoti disponendo l’acquisizione di documenti da parte dei carabinieri per questo presunto tso arbitrario.

“Sono chiuso nelle mani e nelle braccia. Non mi posso muovere, la situazione è indescrivibile”.

Sono le parole che Dario Musso ha pronunciato dopo essere stato rinchiuso in un reparto di psichiatria in seguito al Tso. Il 2 maggio la mamma di Dario è a casa quando le squilla il telefono: “Era la dottoressa di famiglia, mi ha detto che le avevano telefonato i carabinieri e il sindaco per mio figlio” ha raccontato la donna alle Iene. A quel punto lei dà al medico il numero di Dario. Però, quando la dottoressa lo chiama, sembra si sia qualificata come ‘la dottoressa di Canicattì dei servizi sociali’. “Mi ha detto: mi raccomando Dario, ci hanno contattato i carabinieri, la devi smettere di andare in giro dicendo che non c’è nessuna pandemia. Se non la smetti e non ti curi dobbiamo prendere precauzioni’”, racconta proprio Dario.

Dario esce di casa e va a protestare

Dario, però, si accorge che al telefono c’è la sua dottoressa di famiglia. Il giovane, a quel punto, esce di casa arrabbiato e con un megafono, girando per le strade di Ravanusa dicendo che non c’è nessuna pandemia. A quel punto parte la richiesta di Tso. “La mia dottoressa non mi aveva visitato”, racconta. E se fosse vero, sarebbe strano perché prima di un Trattamento sanitario obbligatorio sarebbe opportuno aver almeno prima incontrato la persona in questione.

“Non si può risolvere con una proposta telefonica, proponendo cure, e, se il soggetto rifiuta quel no, diventa l’innesco del Tso”, spiega il dottor Cipriano. Quella mattina comunque Dario viene fermato dalle forze dell’ordine e subisce il Trattamento sanitario obbligatorio.

Tso illecito?

Il Tso, per essere lecito, deve essere convalidato da un secondo medico dopo la proposta del primo. Dario nega che ci sia stata una visita, ma a sentire il vigilessa “la dottoressa c’ha parlato con lui all’interno della macchina”, chiedendogli di uscire dal mezzo. È una prassi normale convalidare un Tso dopo aver parlato con qualcuno attraverso il finestrino di una macchina? “No, è come il parlare attraverso il telefono”, spiega Cipriano.

La diagnosi

La diagnosi, formulata dalla due dottoresse, è “scompenso psichico con agitazione psico motoria”. “Una non diagnosi di una vaghezza straordinaria”, spiega ancora il dottor Cipriano. “Il Tso era programmato dalla mattina”, dice uno dei vigili. “Il ragazzo purtroppo non è stato sedato in quel momento perché stava protestando… per i giorni prima, con i video che ha fatto. Quello del cacciavite…”.

Se fosse vero, possibile che la diagnosi sia stata basata sui video postati sui social? “Non puoi tu, solo sulla base di questi, decidere che lui ha un disturbo psichico, non basta”, dice Cipriano. 

Il ricovero in ospedale

Dario, dopo aver subito il Tso, viene portato in ospedale. Ricoverato in psichiatria, ai genitori non viene riferito nulla. “Non sapevamo cosa era successo”, dice il fratello. “Lo abbiamo saputo da Facebook”, aggiunge la madre. I genitori così vanno in ospedale, ma “non me lo facevano vedere né sentire”, riferisce la madre di Dario. Al terzo giorno di ricovero anche il fratello va al nosocomio, ma una dottoressa gli dice che a causa del coronavirus le visite sono sospese.

Il fratello prova allora a contattarlo telefonicamente, ma non riesce ugualmente a parlargli. Dario dice di essere rimasto legato al letto per cinque giorni. La madre racconta di essere tornata in ospedale ma questa volta riesce ad avvicinarsi al reparto: “C’era una finestra, sentivo lui che diceva ‘mamma’, mi straziava il cuore non poterlo né vedere né aiutare”.

Dario esce dopo sette giorni

“I miei scopi nella vita sono stati annullati in un attimo” dice Dario Musso in un video registrato appena uscito dall’ospedale. Intanto, sono partite delle indagini. Anche la famiglia si è mossa con una denuncia per “sequestro di persona e anche tortura” riferisce il fratello.

L’intervento del Garante

Dopo che la notizia coi relativi video delle fasi del fermo di Musso e di quando è stato immobilizzato, e poi l’audio della sua telefonata dall’ospedale di Canicattì ai familiari, in cui diceva di essere legato, sono rimbalzati su Youtube e sui social, il Garante nazionale delle persone private della libertà, ha chiesto una relazione d’informazione al sindaco e alle autorità sanitarie, relativamente alle modalità di attuazione e al successivo sviluppo di tale trattamento.

“Le immagini – dice una nota del garante – delineano una situazione quantomeno irrituale, essendo stata la persona atterrata prona sull’asfalto dagli agenti intervenuti, poi ammanettata e sedata in loco con una iniezione farmacologica”. Il fratello di Dario, l’avvocato Lillo Musso, chiede se “si può disporre un tso per un’opinione politica”. Il legale racconta su Fb che il fratello, dopo essere tornato a casa per fare le analisi, ha urinato sangue e che il padre ha avuto difficoltà a ottenere la cartella clinica.

“Il Garante nazionale ha chiesto informazioni sulle persone che hanno operato (il Corpo di appartenenza degli agenti e l’Azienda sanitaria da cui gli operatori sanitari dipendono) e di conoscere gli elementi che hanno indotto all’avvio della procedura; gli estremi della convalida del provvedimento di Tso da parte del Giudice tutelare; i tempi intercorsi tra la disposizione del Tso stesso e la sua convalida; la durata del trattamento”. Ascoltato l’audio della telefonata tra Musso e i propri congiunti il Garante ha richiesto un chiarimento all’autorità sanitaria sull’impiego della contenzione meccanica, le terapie in essere e le condizioni attuali della persona.

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