Rigopiano: un padre, una madre, un figlio morto e un giudice

 Alla fine Alessio Feniello è stato assolto. Accusato – a tempo di record – e assolto con un po’ più di calma. Mentre lui portava un fiore sulla “tomba” del figlio morto a Rigopiano, un giudice scriveva un rapporto con cui lo condannava a tre mesi di carcere.

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Oggi un altro giudice ha deciso che Feniello poteva portare quei fiori sul luogo del disastro di Rigopiano nonostante avesse violato i sigilli. Per due anni un padre è stato processato per il reato di pietas. Avrebbe dovuto pagare 4.550 euro di sanzione per aver spezzato una cordicella. E così il pm di Pescara, Salvatore Campochiaro, due anni fa chiese per Feniello tre mesi di reclusione. Ora la palla ripassa alla Procura che può fare appello.

La condanna a Feniello arrivò nel mentre che un altro processo cercava di fare luce – allora come oggi – sulle responsabilità di quella tragedia.

Feniello: “senza parole”

“È allucinante, e fa male, non sono neanche libero di portare un fiore” disse in quel gennaio del 2019 appresa la notizia della denuncia. Quel giorno i giudici di Pescara ‘dissero’, sostanzialmente, che sulla tragedia di Rigopiano non avevano ancora i colpevoli. Dopo due anni dalla tragedia. Dopo 700 giorni. Eppure quegli ospiti erano pronti per andare via dall’hotel Rigopiano dal pomeriggio, in attesa che arrivasse una turbina a pulire la strada. Alle 22, a disastro avvenuto, la colonna dei mezzi imboccò l’ultimo tratto di strada: mancavano 9 km all’hotel ma l’ascesa dovette fermarsi. Era mezzanotte quando quattro uomini del Soccorso alpino e della Guardia di Finanza decisero di procedere con gli sci con le pelli di foca: dopo quattro ore estenuanti, arrivarono all’hotel e salvarono i due superstiti che avevano lanciato l’allarme. Solo alle 6.30 arrivarono gli elicotteri per portarli a valle.

Campochiaro: il giudice che condanna Feniello e non risponde alle domande

In quel gennaio del 2019 il pm Salvatore Campochiaro, risponde, a chi gli chiede un commento su quell’azione, “no, mi dispiace ma non parlo con la stampa”. Eppure sarebbe interessante sapere come mai il giudice Campochiaro, che ha firmato insieme al procuratore capo della Repubblica di Pescara Massimiliano Serpi la condanna di Feniello, ha assolto per lo stesso reato la moglie di Feniello. “Lei non può stare qui, lei deve uscire” disse Campochiaro all’inviato delle Iene, Ismaele La Vardera che gli chiedeva conto della condanna. 

L’assoluzione

“Feniello e la moglie erano andati lì per portare dei fiori sulla ‘tomba’ del figlio” spiega il legale della famiglia Feniello. “Abbiamo dimostrato che avevano deciso di andare per quanto accaduto un mese prima, in occasione della Pasquetta, quando diverse persone erano entrate nell’area per fare picnic, partite di calcio, foto ricordo e addirittura per asportare macerie come souvenir. Questi gesti, ritenuti dalla famiglia Feniello come profanazione di un luogo sacro, necessitavano secondo loro di essere cancellati, e da qui la decisione di portare dei fiori. Bloccati dai Carabinieri all’entrata, dopo aver discusso, erano stati fatti entrare ma ne era seguita una segnalazione alla Procura che aveva deciso di archiviare nei confronti della moglie (ai sensi dell’art. 131 bis c.,p., considerata la tenuità del fatto) ma di procedere nei confronti di Feniello”.

Per una volta, solo per una volta, la giustizia dovrebbe vergognarsi. Ma non rispondono nemmeno alle loro coscienze.

Di Antonio

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