Shanghai in lockdown per il Covid
Shanghai in lockdown per il Covid
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Si ricomincia. Nei giorni scorsi la Cina contava già 37 milioni di persone in lockdown. E, a quanto pare, le cifre sono destinate a salire.

Il temuto lockdown è arrivato anche a Shanghai, la città più grande del Paese con oltre 30 milioni di abitanti.

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Un lockdown che è arrivato in due fasi. Oggi Shanghai si è svegliata divisa a metà. Per nove giorni la capitale finanziaria della Cina resterà chiusa per provare a combattere l’ondata di Omicron che si è abbattuta in città nelle ultime settimane. Sono 3.500 i casi registrati ieri: il 70% del totale nazionale. Da oggi fino a venerdì Shanghai sarà sigillata sulla parte est, mentre dal primo aprile toccherà alla parte occidentale (l’area di Puxi), per testare tutti i residenti. Chiusi ponti e gallerie, traffico limitato, trasporti pubblici e taxi sospesi tra le due aree della città. Consegne a domicilio e altri trasporti essenziali funzioneranno normalmente, all’interno di ciascuna zona. Tutte le comunità residenziali saranno chiuse. Tutti i residenti sono tenuti a rimanere a casa.

Severe restrizioni

Anche se, ha annunciato il dipartimento sanitario della città, aeroporti, spedizioni internazionali e Borsa rimarranno aperti. Aumenteranno da oggi i controlli in entrata e in uscita sulle autostrade: chiunque voglia lasciare la città dovrà avere un tampone molecolare negativo fatto nelle 48 ore precedenti. Sospese le normali attività di molte aziende e fabbriche, con i dipendenti costretti a lavorare da casa, ad eccezione di quelle che offrono servizi pubblici o cibo. Dopo l’annuncio di ieri sera si è scatenata la corsa a mercati e supermercati. 

La decisione

La decisione annunciata ieri sera ribalta la politica portata avanti fino a ieri. Funzionari locali avevano continuato a ripetere fino a sabato che non ci sarebbero state chiusure generali per non compromettere le attività economiche. La città, infatti, è lo snodo finanziario di centinaia di multinazionali. Stamattina la Tesla ha deciso di chiudere i suoi impianti per quattro giorni. Nessuna chiusura, invece, al momento, per la Smic, l’azienda di semiconduttori cinese. Tra i principali motori dell’economia del Dragone, finora la città – nonostante le chiusure mirate con strade e compound residenziali sigillati – sta cercando di stare in equilibrio seguendo l’appello del presidente Xi Jinping per ridurre al minimo l’impatto dei controlli Covid. La gestione di questa ondata a Shanghai è un test importante per Li Qiang, il capo del Partito in città, uno dei papabili per prendere il posto del premier Li Keqiang dopo il Congresso d’autunno del Pcc.

Borsa in calo e casi Covid

Dopo la notizia della chiusura di Shanghai, il mercato azionario cinese ha iniziato la settimana al ribasso: l’indice di riferimento CSI 300 è sceso fino al 2% stamattina. I numeri dei contagi in tutto il Paese sono infinitamente inferiori rispetto a qualsiasi altra parte del mondo ma rischiano di mettere a dura prova ora la “strategia zero-dinamica” che il governo sta portando avanti. Cresce lo scontento online, sui social, dove sempre più persone – colpite da chiusure improvvise – si chiedono se, dopo due anni di pandemia, questo sia ancora il modo migliore di procedere. 

Con i casi che salgono e con le difficoltà che questo può comportare al sistema sanitario nazionale (anche se quasi il 90% dei cinesi è ormai vaccinato), il Paese per la prima volta due settimane fa ha dato l’ok ai test rapidi e ha cambiato le regole sui ricoveri: chi è asintomatico o ha sintomi lievi non verrà più spedito in isolamento in ospedale ma in centri appositi per le quarantene. I pazienti guariti, poi, dovranno osservare un isolamento domiciliare di 7 giorni invece dei 14 giorni previsti finora.

Uno dei nodi, in tutto il Paese, rimane il basso tasso di vaccinazione tra gli anziani: tra gli over 80 meno del 20% ha ricevuto il richiamo e solo il 50% ha entrambe le dosi. Per una serie di fattori: poca fiducia, poca necessità visto che finora i casi erano pochissimi e altre malattie croniche che li rendono scettici nel farsi somministrare i vaccini.

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