Speranza, ministro della Salute solo e abbandonato. E con un Cts in bilico

Speranza la poltrona l’ha conservata ma il prezzo che ha pagato è stato alto. Ha perso la “catena di comando”. E, politicamente, sconta il peso del suo partito, Leu, che non conta nulla.

Listen to “ministro speranza” on Spreaker.

Al momento davanti alle telecamere ci finisce lui, il ministro della Salute Roberto Speranza. Continua a fare le sue passerelle visto che, dal punto di vista politico, la sua gestione pandemica è stata disastrosa. Saltata la catena di comando anti-Covid simbolo della gestione del Conte-bis, Speranza appare spaesato. È stato riconfermato anche per evitare la scissione di Leu, che c’è stata lo stesso, ma Draghi ha licenziato Angelo Borrelli e Domenico Arcuri. Nei Palazzi c’è chi giura che a Chigi si stiano preparando a decapitare il Cts. Il Comitato tecnico scientifico appoggiato dal ministro in ogni occasione. Una “guerra” che conosce bene il vice Pierpaolo Sileri attaccato ogni volta si permetteva di avanzare dei dubbi sulle indicazioni che arrivavano dagli scienziati governativi.

Protagonista per caso durante la prima ondata della pandemia.

Speranza, l’uomo della linea dura all’interno dell’esecutivo. Vicino a Conte, dalla parte del defenestrato commissario Arcuri, il quale d’altronde ha un passato dalemiano come lui. Per Speranza le cose non sono andate come dovevano. Anche nella sede del ministero, in tanti storcevano il naso davanti alla linea dura del Governo Conte. Il tempo in cui il professor Walter Ricciardi, consulente del ministro, non mancava occasione per dire la sua. Sullo sfondo la competizione a bassa intensità tra Speranza e il vice grillino Sileri, spesso in disaccordo con il rigorismo del ministro. Con Draghi arriva il depotenziamento della linea di comando antivirus.

L’isolamento politico

Il progetto di Leu è naufragato con la spaccatura di Sinistra italiana. Speranza è segretario del micro-partito bersaniano Articolo uno.

Con l’arrivo di Conte alla leadership grillina, Speranza, secondo alcuni, avrebbe potuto aderire a un partito fondato dall’ex premier, spinto dalla popolarità raggiunta durante la prima ondata del virus. Fonti riferiscono di una sua candidatura alla presidenza della sua Regione la Basilicata. Un anno dopo la fine della legislatura.

Di Antonio

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *