Stamina, come un racconto giallo esiste un omicidio, un movente e arma del delitto.

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“Sono un papà che voleva curare il proprio figlio con il metodo ‘Stamina’ ma i giudici mi hanno sempre imposto la loro volontà dicendomi di no”. Paolo Rocchi è esasperato e mai avrebbe pensato di combattere contro lo Stato per mantenere in vita il proprio figlio.

“Sono un papà che voleva curare il proprio figlio con il metodo ‘Stamina’ ma i giudici mi hanno sempre imposto la loro volontà dicendomi di no”. Paolo Rocchi è esasperato e mai avrebbe pensato di combattere contro lo Stato per mantenere in vita il proprio figlio.

Paolo Rocchi è il papà di Giacomino, un bambino di tre anni affetto da una tetraparesi spastica aggravata con un danno polmonare derivati da una ipossia cerebrale durante il parto. La malattia non è degenerativa e si può intervenire solo con ginnastica e fisioterapia. Con le cure staminali si potrebbero rigenerare gli organi del malato e ridargli una vita normale. Per ben due volte un giudice ha detto ‘no’ alla richiesta della famiglia di far sottoporre il bimbo alle cure del professor Davide Vannoni presso gli ‘Spedali Civili di Brescia’ dove sono in corso le cure compassionevoli.

«Ora la lotta si sta modificando – ci spiega Rocchi nell’intervista a ‘Zone d’ombra tv’ – adesso la gente nei primi mesi ci chiedevano cosa fossero le staminali ora, invece, le stesse persone fanno domande diverse del tipo:”quanto vuole il professor Vannoni per fare le staminali? Nulla. Perché non te le fanno fare? ” Le cose si sono ribaltate e io, come gli altri, non sono più il punto di riferimento della lotta – prosegue Rocchi. Le persone importanti sono quelle che si battono per ‘Stamina’ senza avere tornaconti personali». L’attenzione, secondo il papà del piccolo Jack, verrà sempre più concentrata su persone come Stefano Moretti e quel tipo d’informazione che non ha pregiudizi e interessi particolari nell’appoggiare il metodo di Vannoni.«Io non sono credibile quando dico che il metodo ‘Stamina’ è efficace – riprende Rocchi – perché io ho un figlio malato. Se non avessi avuto mio figlio in queste condizioni magari sarei stato al bar a bere birre con gli amici. Grazie a voi che fate un certo tipo d’informazione, grazie a persone come Stefano Moretti e Raffaele Giovelli la gente sta capendo molte cose e si sta incupendo. La gente si pone delle domande e, soprattutto, non comprende il motivo per il quale, nonostante Vannoni voglia praticare le infusioni gratuitamente, i giudici non permettano di salvare i malati» aggiunge ancora Rocchi. «In questo Stato la gente non è libera di scegliere. Sopra le nostre teste abbiamo sempre la cupola delle lobby che impongono le loro decisioni tutto in base alla questione denaro. L’azionista numero 1 della propria salute è il malato ed è il malato che deve decidere cosa fare per curarsi e non lo Stato o un giudice». Poi Rocchi tiene a precisare cosa un malato può comprare in farmacia:«medicinali che siano passati nella trafila del mondo scientifico che sono persone normali che da quattrocento anni usano un metodo per far sì che il farmaco, che dicono loro, passi per la sperimentazione prima dei topi e poi arrivi da mio figlio». Quindi un parallelismo con il mondo del lavoro per capire la sostanza della battaglia:«Se io devo decidere quando devono guadagnare gli operai della Fiat chiamo i sindacati per farmi un’idea di come stanno le cose. Stessa metodo, lo Stato, dovrebbe usare per curare un bimbo con una paralisi cerebrale ma, invece, decidono loro con i Comitati Scientifici. Nessuno di loro sono venuti a casa mia a vedere come sta mio figlio oppure a casa di Sofia a vedere quali miglioramenti ha riportato con la cura di Vannoni. Il malato, per questa gente, è uno strumento per farli guadagnare sempre di più. Mio figlio ha il saturimetro che costa 1050 euro e tu, con i tuoi soldi, paghi la Asl di Milano che lo noleggia a me con 300 euro al mese. Le persone in coma a casa, figurati se le vogliono svegliare dal coma. Salvatore Crisafulli (l’uomo morto nei giorni scorsi dopo 2 anni di coma e 10 anni di stato vegetativo ndr) dopo 6 anni di coma e la collettività ha pagato la Asl, attraverso le tasse, il materassino anti-decubito 22 euro al giorno». Il materassino costa 1500 euro ma, lo stesso Stato che nega le cure con ‘Stamina’, si è inventato un business di una media-grande azienda. «Tu pensa che una signora malata di psoriasi (malattia infiammatoria cronica della pelle ndr) con due infusioni di staminali gli è passata e spendendo 2mila euro. Invece, i due milioni e mezzo di persone malate di psoriasi in Italia vanno in farmacia a comprare un farmaco che costa 6mila euro, totalmente a carico della collettività, cioè 72mila euro l’anno. Se moltiplichiamo per il numero dei malati la cifra che ne viene fuori è sconvolgente: 180000000000 euro all’anno. Come fa Vannoni ad avere terreno facile quindi?» chiede Rocchi. «Se le staminali riescono a curare Jack che è spastico e con una ferita in mezzo al cervello tu pensa allora cosa potrebbe succedere alle aziende che campano su queste cose». Poi l’affondo di Rocchi:«la loro intenzione è chiara: vogliono rubarsi il metodo Stamina, mangiarselo, sparare alla persona che se l’è mangiata, fare un buco e sparare alla persona che ha fatto la buca» conclude Paolo Rocchi.

Omicidio, movente e arma del delitto come in un racconto giallo. In questo caso, però, è lo Stato ad avere le mani insanguinate.

di Antonio Del Furbo

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