Stamina, il Civile agì correttamente perché la legge certificò il lavoro dell’ospedale

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Nessuno all’Ospedale Civile di Brescia ha somministrato farmaci imperfetti o guasti, seppur siano stati infusi nell’ambito del Metodo Stamina, la metodologia che prevedeva una terapia a base di cellule staminali mesenchimali, lavorate secondo un metodo segreto e no ritenuto idoneo dalla comunità scientifica.

Un metodo che avrebbe curato malattie neurodegenerative e per le quali i promotori della Stamina Foundation di Davide Vannoni assicuravano risultati ottimali (dal Parkinson alla sclerosi multipla, dalla Sma1 alla Sla).

Il Civile ne esce pulito

Il principale ospedale cittadino e i quattro suoi allora dipendenti finiti sotto la lente della Procura di Torino che indagava sui vertici di Stamina (Davide Vannoni e il pediatra Marino Andolina) escono senza macchia dalla vicenda. Una vicenda che coinvolse, oltre gli Spedali di Brescia, anche alcuni ambulatori in Piemonte e San Marino, fino ad ospedali pubblici come il Burlo Garofolo di Trieste che avevano accolto la terapia su input della Regione. La sentenza di appello del 21 giugno scorso aveva mandato assolti con formula piena tutti e quattro gli imputati dall’accusa di “commercio o somministrazione di farmaci guasti o imperfetti”. Cadono le accuse, dunque, a carico di Ermanna Derelli, 63 anni, ex direttore sanitario del Civile, Carmen Terraroli, 64 anni, già segretaria del Comitato etico dell’azienda ospedaliera bresciana, Fulvio Porta, 60 anni, oncoematologo di fama, primario pediatrico al Civile, e di Arnalda Lanfranchi, 59 anni, moglie di Porta e biologa responsabile del laboratorio dell’ospedale dove si trattano le cellule staminali per i trapianti di midollo.

Due anni di reclusione in primo grado

In primo grado, il 25 maggio 2017, i quattro imputati erano stati condannati a due anni di reclusione con la condizionale per aver somministrato la cura dalla primavera del 2011 al 15 maggio del 2012. Nel 2017 il tribunale aveva spazzato via una lunga serie di accuse pesanti: dall’associazione a delinquere con i vertici di Stamina, all’abuso di ufficio, passando per la truffa ai danni del servizio sanitario e la somministrazione delle cure dal maggio del 2012 fino agli ultimi atti della vicenda.

Accolte le richieste delle difese

La presenza del Decreto Balduzzi ha certificato, secondo i giudici di appello, la correttezza del Civile e dell’operato dei suoi dipendenti anche per il periodo antecedente la sua entrata in vigore. Accogliendo le richieste delle difese, i giudici hanno conferito alla norma quegli effetti retroattivi negati dai giudici di primo grado. La legge introdotta ad hoc per il caso Stamina incide direttamente sul reato contestato e sul principio di “farmaco guasto e imperfetto“. “Deve ritenersi che il decreto – scrivono, infatti, i giudici d’appello — mirava ad evitare un’applicazione indiscriminata e generalizzata del trattamento in qualsiasi laboratorio, ritenuto non idoneo e qualificato per la lavorazione delle cellule staminali, e intendeva limitare la prosecuzione del trattamento Stamina proprio agli Spedali Civili e se la preparazione delle staminali utilizzate per la somministrazione effettuata presso il laboratorio degli Spedali Civili era ritenuta compatibile con i principi costituzionali riferiti alla tutela della dignità umana, della salute e della sicurezza dei cittadini, deve ritenersi che le accertate condotte, pur astrattamente riconducibili al reato fossero in concreto prive della necessaria offensività”.  

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