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Tangenti in Lombardia: le accuse a Lara Comi. “Corruzione estesa anche in Piemonte”

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Lara Comi, ai domiciliari da questa mattina, risponde di tre vicende. Fatti che riguardano due contratti di consulenza e uno per truffa aggravata al parlamento europeo.

La Premium Consulting Srl, la società di consulenza della Comi, ha ricevuto somme da parte di Afol. In particolare, dal dg Zingale, “dietro promessa di retrocessione di una quota parte agli stessi Caianiello e Zingale”. Fatti che sono stati ricostruiti e messi a verbale da Maria Teresa Bergamaschi, avvocato e stretta collaboratrice dell’ex eurodeputata in un interrogatorio del 14 maggio.

“Il 15 dicembre 2018 mi arrivò un messaggio di Lara Comi (…) mi scriveva ‘Zingale vorrà un regalo di Natale’”

E poi la Bergamaschi aggiunge: “Mi parlò della necessità di pagare in vista dell’estensione dell’incarico una cifra di 10 mila euro a Zingale”. L’ex esponente di FI è accusata anche di aver ricevuto un finanziamento illecito da 31 mila euro dall’industriale bresciano titolare della Omr holding e presidente di Confindustria Lombardia, Marco Bonometti. Il versamento sarebbe avvenuto in vista delle ultime elezioni europee. Oggetto del versamento una consulenza basata su una tesi di laurea scaricabile dal web dal titolo “Made in Italy: un brand da valorizzare e da internazionalizzare per aumentare la competitività delle piccole aziende di torrefazione di caffè”.

Il terzo episodio riguarda la truffa aggravata al Parlamento europeo in cui è coinvolto anche il giornalista Andrea Aliverti, che collaborava con Comi.

L’ex addetto stampa aveva un compenso di mille euro al mese, rimborsati dall’Europarlamento. Ai pm ha dichiarato di avere ricevuto un aumento a tremila euro. L’obbligo era quello di restituirne duemila a FI per pagare le spese della sede che Comi non pagava.

A mettere dentro il nome Di Orrigoni, ex candidato sindaco di Varese, è stato l’imprenditore Pietro Tonetti. Ha raccontato che, d’intesa con lui, Orrigoni avrebbe versato l’anticipo di 50mila euro della presunta tangente, mascherata sotto forma di incarico a uno studio di ingegneristica. Il fine era quelli di ottenere la variante di destinazione d’uso di un terreno a Gallarate su cui aprire un nuovo punto vendita Tigros.

Tangenti in Lombardia: arrestata Lara Comi. In carcere Orrigoni e Zingale

Dunque, i livello dell’inchiesta milanese sale sempre più in alto. Per i giudici ci sarebbe una vera e propria rete di corruzione estesa tra la Lombardia e il Piemonte. Tesi che ha già portato all’arresto di due forzisti nel comune di Milano (Fabio Altitonante) e in regione (Pietro Tatarella), oltre alla richiesta di domiciliari per un terzo, il parlamentare Diego Sozzani.

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Fonti vicine a Confindustria precisano che la società di Lara Comi avrebbe anche svolto un dossier sull’‘approccio strategico per il settore dell’automotive in Italia e in Cina”. Bonometti sarebbe così andato a foraggiare in modo illecito, senza dichiararlo nei termini stabiliti dalla legge, la campagna elettorale dell’azzurra che punta al terzo mandato a Bruxelles.

L’avvocato di Comi: “tutto regolare”

Per l’avvocato di Lara Comi, Gian Piero Biancolella, tutto era regolare: “Non c’era nessun motivo per simulare un contributo elettorale. La prestazione è stata resa dalla società nell’ambito dell’oggetto sociale e delle specifiche competenze. Contesto con decisione che sussista l’illecito”. Nega ogni addebito pure l’imprenditore che parla di “leale collaborazione con la magistratura”, dopo che ieri i pm lo hanno sentito fino a tarda sera come testimone, prima di indagarlo.

Il nome di Comi nelle 43 misure cautelari

Il nome di Lara Comi era già spuntato dalla lettura dell’ordinanza che ha portato a 43 misure cautelari martedì scorso. Stando a quanto emerso da alcune intercettazioni, definite “rilevantissime” dagli inquirenti, la Comi avrebbe ricevuto 38 mila euro per contratti di consulenza da parte dell’ente per il lavoro e la formazione Afol “dietro promessa di retrocessione di una quota parte” a Gioacchino Caianiello.

Revoca misure cautelari

Il gip Raffaella Mascarino ha revocato la misura cautelare dell’obbligo di presentazione negli uffici della polizia giudiziaria a due indagate che avrebbero ammesso i fatti a loro contestati. Una è Paola Saporiti, l’assessore al Commercio di Cassano Magnago (Varese) finita nell’indagine assieme alla sorella Giovanna, nominata nel collegio sindacale di Alfa srl, società locale a capitale pubblico. Dagli atti era emerso che la donna aveva consegnato una busta contenente 5 mila euro al forzista Gioacchino Caianiello spiegando che si trattava della “decima parte dell’incarico ottenuto dalla sorella Giovanna Saporiti” nella società pubblica.

In un’intercettazione, spiegava di avere preferito non fare bonifici per evitare che il pagamento illecito venisse rintracciato: “io ti devo questo, è la famosa decima, così non si vedono bonifici”. È stata revocata la misura anche per Marta Cundari, responsabile dell’ufficio tecnico del Comune di Gallarate che ha consentito all’assessore all’urbanistica Alessandro Petrone, tra gli arrestati, “di ingerirsi nelle scelte di loro competenza”

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