Elisabetta Trenta evento 5 stelle

Elisabetta Trenta, l’ex ministro della Difesa che si muoveva tra i Servizi segreti e la Link Campus

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Elisabetta Trenta, pupilla del Movimento 5 stelle al punto di essere stata nominata dal partito grillino al ministero della Difesa, fece domanda per entrare nei Servizi segreti.

L’indiscrezione, frutto di una guerra interna ai Servizi, porta alla luce i movimenti che la Trenta fece per essere assunta come agente segreto all’Aise, ossia il servizio segreto estero.

Elisabetta Trenta, l’ex ministro della Difesa e il conflitto d’interessi grosso come una “casa”

Tutto parte dalla Link Campus

I Servizi segreti e la Link Campus, l’università romana fucina dei politici del Movimento 5 Stelle finita al centro dello scandalo del Russiagate, sono sempre stati legati in maniera forte. Dopo le rivelazioni sul ruolo nel complotto anti-Trump del professor Joseph Mifsud, salta fuori un dettaglio che riguarda proprio la Trenta. L’ex ministro, infatti, si è formata nell’ateneo fondato dall’ex ministro degli Interni Vincenzo Scotti. La Trenta aveva ottimi rapporti con il mondo dell’intelligence per via familiare: suo marito è un ufficiale dell’esercito che ha lavorato a lungo alle dipendente del generale Giovanni Caravelli, attualmente vicedirettore dell’Aise (l’ex Sismi).

Il sogno della Trenta

L’ex ministro della Difesa sognava un futuro da agente segreto in prima persona. Un atto interno all’Aise, che il Giornale ha a sua disposizione e di cui ha verificato l’autenticità, racconta che Elisabetta Trenta fece domanda di assunzione all’Aise all’epoca in cui gli 007 esteri erano guidati dal generale Alberto Manenti”.

“La Trenta – spiega il quotidiano – riuscì a fare prendere in esame la sua candidatura, superò il primo scoglio e quando era a un passo dall’arruolamento si scontrò sull’ostacolo più banale, il colloquio psico-attitudinale. Si tratta dell’esame cui tutte le aspiranti spie devono sottoporsi anche nel caso (come quello della Trenta) che non siano destinate ad attività operative sul campo o a infiltrazioni. Si tratta – spiega il quotidiano – di verificare parlando con psicologi e psichiatri se i candidati abbiano la solidità caratteriale per reggere una professione comunque complessa. E la Trenta viene bocciata”.

I documenti

L’Aise, però, non lasciò la donna “in mezzo a una strada” e gli offrì un premio di consolazione: l’assunzione come ‘articolo 7’. L’articolo prevede una assunzione a tempo, per seguire progetti specifici alle dipendenze dirette del capo dell’agenzia. Il suo referente sarebbe stato Manenti, il cui mandato alla testa dell’Aise era in scadenza. Appena il tempo di cominciare, e sarebbe rimasta a casa.

Da lì a pochi mesi, però, arrivò l’incarico da ministro della Difesa che la riscattò da tutto. E, infatti, la Trenta rinsalda i rapporti sia con Caravelli, l’ex superiore gerarchico di suo marito, sia con l’altro vicedirettore dell’Aise nominato dal premier Giuseppe Conte ovvero il generale della Finanza Giuseppe Caputo.  

L’inchiesta che tira in ballo Giuseppe Caputo

I buoni rapporti tra la Trenta e Caputo non si allentano nemmeno quando L’Espresso accusa Caputo di essere tra i responsabili dell’acquisto di un software di spionaggio chiamato Exodus, che la Procura di Roma considera in realtà un pericoloso malware. Alla caduta del Conte 1 la Trenta non viene riconfermata. Ma la vicenda della sua domanda di assunzione all’Aise riporta l’attenzione sul ruolo effettivo giocato dalla Link Campus nelle attività di intelligence del nostro governo. Non si capisce, tra l’altro, il ruolo di Alberto Manenti che era a capo del’Aise quando i servizi americani chiesero l’aiuto italiano per frenare la corsa alla presidenza di Donald Trump. 

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Il timore della Trenta

“Se escono queste cose il paese non è sicuro”. “Trovo grave che documenti così delicati escano sulla stampa, vuol dire che il Paese non è sicuro. Chiedo massima attenzione da parte di chi deve occuparsi della sicurezza”. Così la Trenta commenta la notizia della sua domanda all’Aise, poi respinta. L’esponente del M5S minaccia le vie legali: “Procederò per tutelare il mio buon nome, ma non voglio parlare di me stessa. Dico solo che è grave che nel Paese succedano queste cose”.

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