Trivelle in Adriatico, l'imbarazzante difesa di Cingolani, il silenzio dei 5 stelle e le trivelle che invadono la Sicilia

Il ministro della Transizione ecologica, Roberto Cingolani, in merito alla questione delle trivelle in Adriatico tenta una difesa quantomeno imbarazzante. “Quelle trivelle erano già lì e le vongole erano offese già da tempo”.

Così Roberto Cingolani, risponde a chi lo accusa di aver spianato la strada alle Trivelle in Adriatico.

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“C’erano valutazioni di impatto ambientale per riprendere le operazioni”, spiega Cingolani riferendosi alle Trivelle in Adriatico, “erano state completate da tempo e io le ho trovate”. Ciò detto “non posso fare operazioni non corrette, se un atto è pronto devo andare avanti o commetto omissione di atti d’ufficio”, precisa il ministro. Insomma, ho preso atto che c’era delle via completate e non c’era ragione di tenerle nel cassetto”, ribadisce il titolare del Mite.

Si tratta “soprattutto di ricerca”, precisa Cingolani, “era roba che c’era già da molto tempo prima, non c’è nessuna trivella nuova”, quindi “non ho accettato nessuna nuova autorizzazone, ho mandato avanti autorizzazioni che erano nel cassetto da anni” e “io sono per la decarbonizzazione”.

Dunque, Cingolani si lava la coscienza. Lui, l’uomo utilizzato dai 5 stelle per rilanciare il Movimento e fare finta d’investire in una politica green – seppellita dai 5S quando si sono accomodati nelle poltrone di governo – dice di non avere potere su quelle carte decise da altri. E cosa ci sta a fare allora lì se non può bloccare le trivelle?

Gli altri Chi?

La cosa più imbarazzante per la compagine governativa grillina, e per Cingolani, è che a decidere per quelle trivelle fu proprio il governo Conte. E proprio come Cingolani ora, l’allora presidente del Consiglio accampò le stesse scuse.

Tutto nasce nel primo Governo Conte, dalle polemiche nate dall’autorizzazione finale che Luigi Di Maio è stato costretto a rilasciare alla società Global Med, per la raccolta di dati geofisici sulla ricerca di giacimenti. Dopo le polemiche, Di Maio ed il Movimento 5 Stelle hanno annunciato lo stop alle trivelle, ma la mossa non è piaciuta alla Lega, nell’allora governo giallo-verde. A fine gennaio 2019 Lega e M5S trovarono un accordo sulla questione trivelle, introducendo una moratoria, di 18 mesi, per le attività di sfruttamento di gas e petrolio per i soli procedimenti autorizzativi relativi a prospezione e ricerca di idrocarburi.

Capodanno 2018

Il 31 dicembre 2018, con la pubblicazione sul Bollettino ufficiale degli idrocarburi e delle geo risorse è stata ufficializzata l’autorizzazione alla ricerca petrolifera nel Mar Jonio, di fronte alle coste di Puglia e Basilicata, alla società americana Global MED LLC, con sede legale in Colorado, Usa.

Il permesso viene accordato per una superficie complessiva di 2.200 km/q che ha scatena polemiche tra i sostenitori del Movimento 5 Stelle. L’autorizzazione finale viene firmata dal ministro per lo Sviluppo economico, Luigi di Maio, che ha sottolineato in un post che l’iter era stato avviato dai precedenti governi.

Chi è Global Med LLC

Si tratta di una società di valorizzazione geologica, impegnata nello studio del sottosuolo per poi rivenderne i diritti. È guidata da Randall Clyde Thompson e ha sede legale a Littleton. I permessi di studio del territorio ottenuti dalla società hanno riferimenti F.R43.GM, F.R44.GM e F.R45.GM relativi a istanze di ricerca 87 F.R. il GM, 89 F.R. e il GM e 90 F.R. GM.

Quali sono le richieste?

Queste istanze di studio sono state presentate in data 13 dicembre 2013, durante la presidenza di Mario Monti. In quelle istanze la società Global MED LLC ha chiesto:

  • il rilascio di un permesso di ricerca di idrocarburi liquidi e gassosi ubicato nel Mare Ionio, zona marina “F”, con estensione di km 2.743,8
  • il rilascio di un permesso di ricerca di idrocarburi liquidi e gassosi ubicato nel Mare Ionio, zona marina “F”, con estensione di km 2.749,1
  • un permesso di ricerca di idrocarburi liquidi e gassosi ubicato nel Mare Ionio, zona marina “F”, con estensione di km 2.748,9
L’istanza 87 F.R. GM

Siamo a ottobre 2014. La società Global MED LLC comunica la modifica del programma dei lavori allegato all’istanza denominata convenzionalmente “d 87 F.R -.GM”, riducendo le fasi di ricerca da quattro a tre. Il ministero dello Sviluppo economico, il 29 gennaio 2016 (a seguito della Legge di stabilità 2016), riduce il perimetro dell’area dell’istanza a 2.729,5 km. In pratica viene esclusa la parte di area marina ricadente entro le 12 miglia dalla costa.

Il primo parere favorevole al progetto è espresso dalla Commissione per gli Idrocarburi e le Risorse Minerarie (CIRM), nella seduta del 26 aprile 2016.

Chi riconosce la compatibilità ambientale del progetto? Il decreto del ministro dell’Ambiente, di concerto con il ministro dei Beni e delle attività culturali e del turismo il 26 settembre 2017. Nel decreto si rimandava a ulteriore verifica di compatibilità ambientale presso lo stesso ministero dell’Ambiente.

Nel 2016 il Governo Renzi s conferma la positiva valutazione tecnica ed economica della società Global MED LLC, con riferimento alla realizzazione delle prime tre fasi del programma dei lavori. Il 29 novembre 2016 lo stesso Ministero esprime parere favorevole all’accoglimento dell’istanza “d 87 F.R-.GM”.

Istanza D 89 F.R

Anche nel caso della seconda istanza, la società Gloabl Med presenta, il 14 ottobre 2014, la modifica del programma dei lavori, riducendo le fasi di ricerca da quattro a tre. Risale al 26 aprile 2016, Governo Renzi, il parere favorevole espresso dalla Commissione per gli Idrocarburi e le Risorse Minerarie (CIRM) e al 31 agosto 2017 (Governo Gentiloni), il via libera del Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare, di concerto con il Ministro dei beni e delle attività culturali e del turismo. Il parere favorevole del Ministero dello sviluppo economico – Direzione generale per la sicurezza anche ambientale delle attività minerarie ed energetiche – risale, invece, al 29 novembre 2016.

Istanza di ricerca D 90 F.R

Anche per questa terza istanza la storia si ripete: nel gennaio 2014, il Mise rettifica i vertici relativi all’area dell’istanza ed il 14 ottobre 2014, la società Global MED LLC comunica la modifica del programma dei lavori, riducendo le fasi di ricerca da quattro a tre. Il parere favorevole del Ministero dello sviluppo economico – Direzione generale per la sicurezza anche ambientale delle attività minerarie ed energetiche – risale al 29 novembre 2016.

I passi della Global Med

La Global Med, a quel punto, raccoglie i dati geofisici alla ricerca di giacimenti e nel caso di eventuali risultati positivi, contatta le società di Oil&Gas che si occupano di perforazione.

L’insediamento di cingolani

Il 9 marzo 2021 il governo annuncia una nuova epoca per l’Italia: sarà il Paese leader della transizione. Un Paese più sicuro, con una burocrazia più snella, in salute e prospero. La visione, almeno all’epoca, del ministro per la Transizione ecologica Roberto Cingolani. Un progetto che non può che passare attraverso la realizzazione della stesura del Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR) e sulla quale “stiamo coinvolgendo tutti i ministeri, perché gli sforzi non siano una somma verticale ma un impegno trasversale”, per arrivare “non a una sommatoria di indirizzi e progetti verticali ma per un cambiamento culturale”.

La sfida della transizione

“Siamo chiamati a una operazione piuttosto complessa, passare da un punto A ben definito che è la situazione attuale a un punto B fatto di obiettivi: la difficoltà è stabilire il percorso, che passa per una molteplicità di variabili. Da un lato dobbiamo pensare al futuro come Paese e dall’altro inquadrarlo molto bene in una strategia che riguarda tutto il pianeta”, spiegava il Ministro. “Ricordiamoci però – continua – che le scelte che facciamo oggi per la prima volta possano influenzare non solo il futuro, ma anche il nostro presente perché i bambini di oggi vedranno il nuovo secolo”.

“Transizione burocratica”

Elemento essenziale perché le misure del Piano nazionale di ripresa e resilienza e del piano della Transizione ecologica possano poi essere efficaci è, secondo Cingolani, “quella che io definisco una transizione burocratica, di snellimento e semplificazione. Possiamo definire degli interventi meravigliosi ma abbiamo bisogno di regole che ci permettano di applicarle. Senza quella che chiamo transizione burocratica tutti nostri sforzi rischiano di essere non dico vani ma ridotti nell’efficacia”.

Il ministero dell’Ambiente e i primi provvedimenti del 7 aprile 2021

Di chiacchiere, però, il governo e il ministro ne fanno troppe. I fatti sono altri. Il 7 aprile di quest’anno nel sito del Ministero dell’Ambiente (ribattezzato ‘Transizione ecologica’ ndr), si scopre che tra i primi provvedimenti ci sono alcune messe in produzione di alcuni giacimenti nell’Adriatico, nello specifico quello denominato ‘Teodorico’, e altre trivellazioni a terra. A denunciarlo per primo è il senatore Gianluigi Paragone.

In quei giorni la notizia non appare rilevante tanto che nessuno la dà. Restano in silenzio, ovviamente, anche Giuseppe Conte, Luigi Di Maio, Roberto Fico e gli altri parlamentari grillini. Ignorano, forse, che l’impegno ‘ecologico’ assunto dal Ministro Cingolani è quella di “definire il Pitesai (Piano per la transizione energetica sostenibile delle aree idonee, la mappa delle aree in Italia dove si possono cercare ed estrarre idrocarburi) entro i termini di legge del prossimo 30 settembre”. E ancora: ”la collaborazione delle amministrazioni regionali” e individuare “un quadro definito da sottoporre a Vas delle aree ove è consentita l’attività ricerca ed estrazione di idrocarburi sul territorio nazionale”.

Quando Cingolani rottamava il fotovoltaico e l’eolico

In un’intervista all’Eni del 2018 Roberto Cingolani diceva: “In questo momento il gas è uno dei mali minori”. Approvava, dunque, le fonti fossili. Sul magazine dell’Eni “World Energy” Cingolani aveva inoltre detto: “Nel medio e lungo termine è la risorsa più sostenibile. Il fotovoltaico se non ci fossero incentivi di Stato avrebbe scarso successo perché ha un costo per watt ancora troppo elevato. È bello, rinnovabile, ma ancora troppo caro. L’idroelettrico? Bellissimo, ma non basta per tutti. L’eolico? Ha limiti di ingombro”. Ma Cingolani ha espresso dubbi anche sulla sostituzione della cara vecchia benzina per il settore automobilistico: “Siamo lontani dall’autonomia dei veicoli a benzina. Inoltre abbiamo un’altra limitazione importante: serve un’infrastruttura di ricarica, come i benzinai, da trovare ogni 30 km. Ma a differenza dei benzinai dove il pieno si fa in un minuto, la ricarica della batteria può portare via 40 minuti”

La questione dei pozzi in Sicilia

Il fatto è che le trivelle in Adriatico rischiano di portare scompenso anche in Sicilia. Lo scorso Dicembre tre deputati regionali del Movimento 5 stelle della commissione Ambiente Giampiero Trizzino, Stefania Campo e Stefano Zito hanno affermato: “Non esiste alcun rischio immediato di un ritorno alle trivellazioni in poche settimane di fronte alle nostre coste. Vogliamo rassicurare gli esponenti dei partiti tradizionalmente amici dei petrolieri che con il M5S al governo non si corre alcun rischio di nuove trivelle nei nostri mari”. Il fatto è che a due passi da Gela, come ci ricorda Domenico ‘Mimmo’ Macaluso sono operativi due pozzi per l’estrazione del gas.

“Non è una cosa da niente – dice Macaluso – perché a circa sei miglia da questi pozzi ci sono i cosiddetti pockmark: e questo è un problema serio”. “Nel corso di una crociera oceanografica che abbiamo effettuato nel 2006, mediante ultrasonografia multibeam – racconta Macaluso ai Nuovi Vespriabbiamo rinvenuto, oltre a Ferdinandea, altri 8 edifici vulcanici, fino a quel momento non noti…

Nel corso di quella crociera abbiamo avuto l’intuito che tutti questi crateri potessero essere parte di un unico complesso vulcanico, che in quella occasione ho battezzato Empedocle, in memoria del filosofo e naturalista agrigentino che, secondo la tradizione, morì cadendo nel cratere dell’Etna mentre lo studiava. Il complesso vulcanico Empedocle è ufficialmente entrato a far parte della topografia ufficiale del Mediterraneo redatta dell’ONU. Ma non finisce qui, dato che in una campagna di ricerca condotta dall’Istituto di Oceonografia Sperimentale di Trieste, in un tratto di mare prospiciente le coste sud-occidentali della Sicilia, nel 2019, sono stati osservati altri sei vulcani. Non c’è nemmeno bisogno di soffermarsi troppo sugli effetti di un’eruzione sottomarina su di una piattaforma petrolifera o sugli oleodotti che sono adagiati sui nostri fondali…”.

I campi di pockmark limitano la concessione di permessi di prospezione/trivellazione.

“La proficua crociera del 2006 – prosegue Macaluso – rivelò, alcune miglia a sud-est rispetto al banco di Graham (Ferdinandea), anche una grande struttura circolare, localizzata ai margini di una piattaforma crustale. Una struttura giacente su batimetriche di circa 190 metri talmente estesa (quasi mille metri di diametro) che, al momento della scoperta, fu di difficile interpretazione. Decisiva per la sua identificazione fu una successiva sua esplorazione mediante un ROV, in cui si evidenziò la presenza di fumarole, una delle quali, al centro del grande cratere. Si procedette quindi al prelievo di campioni di gas, grazie al braccio articolato di cui era dotato il ROV: era metano.

Il grande cratere, del diametro di circa 900 metri e profondo 50, era un grande pockmark, cioè il cratere che si forma dopo la esplosione di una sacca di metano: eravamo in presenza di un altri fenomeni geologici che nulla hanno a che vedere con i vulcani che eruttano magma, dato che in questi casi i fondali marini eruttano fango ed emettono gas, che in determinate occasioni possono esplodere: si tratta del fenomeno del vulcanesimo sedimentario, che sulla terraferma, in Sicilia, ha dato origine alle Macalube di Aragona”.

“La presenza di vulcanesimo sedimentario – come cosiddetti campi di pockmark – rappresenta una limitazione alla concessione di permessi di prospezione/trivellazione. E non certo a caso. Il 29 Aprile 2010 l’incidente della Deepwater Horizon, nel Golfo del Messico, uccise undici uomini ed ha provocato il disastro ambientale da idrocarburi più grande della storia, con 507 milioni di litri di petrolio versati nel Golfo del Messico”.

Sicilia minacciata dalle trivelle petrolifere

Questo dovrebbe bastare per segnalare i pericoli delle trivellazioni in mare. Ma, in Sicilia, c’è anche un problema di trivellazioni a terra. Lo scorso Dicembre Ragusa News ha puntato i riflettori sulla mappa ‘ArcGIS – DGS-UNMIG – Istanze per il conferimento di nuovi permessi di ricerca e istanze per il conferimento di nuove concessioni di coltivazione’. Solo nella provincia di Ragusa sono 5 le domande di ricerca o coltivazione di cui tre in mano all’Eni Mediterranea Idrocarburi.

In particolare: ‘Cinquevie’, che interessa un’area di 71 km2 tra Modica e il capoluogo; ‘Contrada Giardinello’, oltre 380 km2 tra Ragusa, S. Croce Camerina, Vittoria, Comiso, Acate, Chiaromonte Gulfi, Caltagirone e Mazzarrone; e il ‘Piano Lupo’, altri 62 km2 tra Acate, Caltagirone, Gela e Mazzarrone. Gli altri due sono: il giacimento ‘Bonincontro’ della compagnia spagnola Petrex, 32 km2 tra Acate e Vittoria; e l’impianto ‘Case La Rocca’ della società concessionaria Irminio, per altri 80 km2 di territorio ragusano. Finora neanche l’ombra di un piano del Ministero dello Sviluppo economico per regolare e monitorare questa raffica di scavi ed estrazioni.

Le concessioni sbloccate da Cingolani

Al momento Cingolani ha “sbloccato” una decina di concessioni per l’estrazione di metano in mare (Adriatico, Ionio e Canale di Sicilia) e su terraferma (in provincia di Modena e Bologna), per la quasi totalità di ENI, che spera anche che il suo progetto di sequestro della CO2 in uno di questi impianti sia inserito nel PNRR.

Sono sette i decreti di Valutazione di impatto ambientale (Via), con l’approvazione del Ministro Dario Franceschini alla Cultura, che daranno una sorta di lasciapassare a queste iniziative sulle fonti fossili.

Molto si capirà dopo il 30 settembre, data entro la quale dovrà essere approvato il PITESAI, il Piano per la transizione energetica sostenibile delle aree idonee, dove appunto si potrà o non si potrà trivellare.

Tuttavia, con queste proroghe possono ripartire gli iter autorizzativi per queste concessioni.

Secondo Greenpeace Italia, Legambiente e WWF “manca in Italia una legge analoga a quelle approvate in Francia e, recentemente, in Danimarca che stabilisca un chiaro termine ultimo di validità delle concessioni di coltivazioni in essere e che preveda, di conseguenza, un fermo di tutte le attività ad esse correlate oltre che un fermo delle autorizzazioni per nuove attività di ricerca e prospezione degli idrocarburi”.

L’ultimo Bollettino Ufficiale degli idrocarburi e delle georisorse riferisce le concessioni di coltivazione prorogate:

  • Proroga della concessione di coltivazione «B.C22.AG» della società ENI S.p.A. (offshore – Mar Adriatico)
  • Proroga quinquennale e riperimetrazione della concessione di coltivazione «A.C11.AG» della società ENI p.A. (offshore – Mar Adriatico)
  • Proroga quinquennale e riperimetrazione della concessione di coltivazione «D.C4.AG» della società ENI S.p.A. (offshore – Mar Ionio)
  • Proroga quinquennale e riperimetrazione della concessione di coltivazione «A.C13.AS» della società ENI S.p. (offshore – Mar Adriatico)
  • Proroga quinquennale della concessione di coltivazione «B.C5.AS» della società ENI S.p.A. (offshore – Mar Adriatico)
  • Proroga quinquennale e riperimetrazione della concessione di coltivazione «A.C12.AG» della società ENI p.A. (offshore – Mar Adriatico)
  • Proroga quinquennale e riperimetrazione della concessione di coltivazione «D.C2.AG» della società ENI S.p.A. (offshore – Mar Ionio)
  • Proroga quinquennale della concessione di coltivazione «A.C8.ME» della società ENI S.p.A. (offshore – Mar Adriatico)
  • Proroga quinquennale e riperimetrazione della concessione di coltivazione «A.C14.AS» della società ENI S.p. (Perforazione pozzo “Calipso 5 Dir” – offshore – Mar Adriatico)
  • Proroga decennale e riperimetrazione della concessione di coltivazione «A.C17.AG» della società ENI S.p.A. (offshore – Mar Adriatico)
  • Proroga quinquennale della concessione di coltivazione «CERVIA MARE» della società ENI S.p.A. (offshore – Mar Adriatico)
  • Proroga quinquennale e riperimetrazione della concessione di coltivazione «B.C13.AS» della società ENI S.p. (offshore – Mar Adriatico)
  • Proroga quinquennale della concessione di coltivazione «B.C2.LF» della società ENERGEAN ITALY p.A. (offshore – Mar Adriatico)
Ai quali si aggiungono:
  • Rinnovo della concessione mineraria per la coltivazione di idrocarburi gassosi denominata “Vetta” (Emilia Romagna – prov. Modena)
  • Rinnovo della concessione mineraria per la coltivazione di idrocarburi gassosi denominata “Barigazzo” (Emilia Romagna – prov. Modena)
  • Progetto di messa in produzione del pozzo a gas naturale “Podere Maiar 1dir” nell’ambito della concessione di coltivazione “Selva Malvezzi” (Emilia Romagna – prov. Bologna)
  • Perforazione del pozzo esplorativo “Lince 1” nell’ambito del permesso di ricerca “G.R13.AG” (Stretto di Sicilia – province di Caltanissetta, Agrigento, Ragusa)
  • Concessione di coltivazione idrocarburi “Gela” – Attività di work over e di posa condotta per la conversione da produttore a iniettore del pozzo “Gela 57” e relativa messa in esercizio
  • Messa in produzione del giacimento convenzionalmente denominato “Teodorico” – Concessione di coltivazione d 40 A.C.-.PY – Zona A Mare Adriatico (prov. Ferrara, Ravenna, Rovigo).
  • Perforazione del pozzo “DONATA 4 DIR” nella concessione di coltivazione di idrocarburi liquidi e gassosi B.C3.AS (vedi decreto del Ministero della Transizione Ecologica di concerto con il Ministero della Cultura).
Altro che Transizione ecologica.

di Antonio Del Furbo

info@zonedombratv.it

Di Antonio

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