Un governo assente, un premier poco lucido e un lockdown alle porte

La confusione al governo in tempo di pandemia regna sovrana. Ma una cosa è chiara: Conte e i suoi ministri hanno affidato alle Regioni il compito di dichiarare il lockdown.

In questi giorni la realtà dei fatti ci restituisce un premier confuso, con un’immagine appannata. Il presidente del Consiglio è, ormai, un pugile suonato. Continua a ripetere che non ci sarà un lockdown come a marzo e che la situazione è sotto controllo. Ma lui stesso, insieme ai suoi ministri, sa di fornire false speranze.

Giuseppe Conte poche ore fa, in un’informativa al Senato, ci ha spiegato che “nei mesi successivi alla fase più acuta della pandemia non abbiamo mai abbassato la guardia: l’Italia è stata la nazione che per prima con coraggio e determinazione ha deciso di chiudere ed è stato il Paese più prudente anche nelle riaperture. Nonostante i tanti passi in avanti fatti non potevamo e non dovevamo considerarci in un porto sicuro, mentre il contagio nel mondo si moltiplicava”.

Ma Agostino Miozzo, coordinatore del Comitato tecnico scientifico, non è dello stesso avviso del premier. Ammette che qualcosa nella preparazione della seconda ondata non è andata per il verso giusto. “Abbiamo avuto tanto tempo per preparaci adeguatamente e mi chiedo se il sistema abbia utilizzato il tempo disponibile. Quando vedo le immagini di persone 8-10 ore in coda al drive-in per fare il tampone ho la sensazione che la risposta alla domanda sia drammaticamente negativa”, aggiunge prevedendo settimane “delicate”, alla vigilia delle quali “non possiamo più perdere tempo” perché “stiamo entrando in una fase estremamente critica”.

Già una fase critica. Eppure il premier ha smentito, sempre al Senato, che ci sia una situazione come a marzo. “L’evolversi dell’epidemia ha reso necessario un nuovo Dpcm con misure restrittive. La strategia per contrastare la seconda ondata non può essere la stessa della primavera: l’Italia oggi è in una situazione diversa di marzo”. 

E anche qui il povero premier viene smentito. Questa volta da Walter Ricciardi, nominato consigliere del ministro della Salute Roberto Speranza per l’emergenza Covid-19. “Milano, Napoli, probabilmente Roma sono già fuori controllo sul piano del contenimento dell’epidemia, cioè test e tracciamento” spiega Ricciardi. Una dichiarazione che si scontra anche con un’altra precisazione di Conte che afferma che a marzo “non avevamo strumenti diagnostici, oggi siamo più pronti grazie al lavoro e al sacrificio di tutti”.

Appare quantomeno strano, però, che ad oggi ci siano forti difficoltà a fare i tamponi -basti pensare alle file per il drive-in- e, manco a dirlo, a fare il vaccino antinfluenzale tanto raccomandato dal governo. “È stata la prima vera grande emergenza planetaria” spiega Miozzo. Dal primo gennaio al 10 marzo, “la comunità internazionale ha avuto 2 mesi, un tempo lunghissimo per prepararsi, eppure nessuno lo ha utilizzato. Siamo andati in crisi rapida a marzo perché mancavano mascherine e bombole di ossigeno”.

Successivamente, “abbiamo avuto una buona capacità di risposta, siamo usciti da un periodo drammatico con l’ansia di ritornare alla normalità, un’ansia governata un po’ superficialmente e di cui ora vediamo i risultati”. Nel frattempo, aggiunge Miozzo, non si è fatto tutto il possibile per attrezzarci all’arrivo del freddo: “Sapevamo che con la stagione invernale sarebbe arrivato anche il problema delle influenze e che questo avrebbe gravato sulla capacità di risposta degli ospedali”. Ora, ha concluso Miozzo, “abbiamo il dovere di non perdere tempo prezioso e imparare dalle lezioni avute, per non soccombere a ciò che accade”.

Non sembra, dunque, un grande successo la gestione della pandemia. Tantoché solo oggi, e con estremo ritardo, si sta pensando di velocizzare i test per i tamponi schierando l’esercito. Oggi, quando i contagiati hanno sfondato la soglia dei 15mila.

Ma Conte già nel Dpcm presentava una pessima lucidità sulla vicenda. Ovvero quando si è lavato le mani per non decidere nulla. Un Dpcm che affidava ai sindaci la possibilità di chiudere strade e piazze particolarmente frequentate alle 21, stabilendo di fatto dei “coprifuoco” locali. Seppur Conte provi a giustificarsi con frasi tipo “La strategia non è e non può essere la stessa della primavera” e “Dobbiamo tutelare sanità ed economia, usando un principio di proporzionalità e adeguatezza” è fin troppo evidente il fatto che stia recitando una parte di un “mediatore copiato male”. Il rischio è alto in questa fase e il governo non vuole mettersi sulle spalle la responsabilità di un secondo lockdown. E infatti sono le regioni e comuni che stanno dichiarando il coprifuoco dalla tarda sera al mattino. E senza che il governo batta ciglio, inconsapevole del fatto che i medici di famiglia siano senza risorse.

Intanto torna l’autocertificazione per muoversi durante il coprifuoco come al tempo del lockdown. Alcuni governatori impongono la didattica a distanza per le scuole superiori. Cirio chiude i centri commerciali come Fontana, De Luca vieta gli spostamenti tra province, Zingaretti il “coprifuoco” dalle 24 alle 5 di mattina.

Nel Lazio in sostanza si decreta anche il blocco totale alla circolazione notturna. A Genova il coprifuoco è stato decretato dalle 9 di sera alle 6 del mattino e “si potrà circolare soltanto se si va in uno specifico esercizio commerciale, in un ristorante o in un bar”. Come la Campania, la Lombardia, regione italiana con il maggior numero di contagi e con dato record oggi, ha deciso che da domani, giovedì 23, ci sarà il coprifuoco di tutte le attività dalle 23 alle 5. Anche qui, per spostarsi in caso di necessità o lavoro servirà l’autocertificazione.

Il Piemonte introduce l’obbligo per le classi dalla seconda alla quinta della scuola secondaria di secondo grado di seguire per almeno il 50% dei giorni la didattica digitale a distanza, in alternanza con la presenza in aula. Come in Lombardia, centri commerciali chiusi nel fine settimana, anche per evitare, ha detto il governatore Cirio, che si riversassero in Piemonte i consumatori dalla confinante Lombardia.

Al Governo non rimane che restare a guardare con un lockdown alle porte.

di Antonio Del Furbo

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