Vaccino AstraZeneca, usata una dose su 10. Ecco perché l’azienda ha dimezzato la fornitura

Dalle parti governative hanno diffuso – nei giorni scorsi – la velina secondo la quale in Italia non sono arrivate le giuste dosi di vaccino di AstraZeneca. La Ue ha detto che l’azienda biofarmaceutica ha tagliato il 50% della fornitura senza contestualizzare la notizia.

Partiamo da Israele. Lì, è stata vaccinata metà popolazione. Anche l’Inghilterra, con le iniezioni a tappeto, ha fatto un buon lavoro di copertura. L’Italia, invece, dopo un iniziale sprint nella primissima fase – quella delle somministrazioni a medici e infermieri dentro i 300 ospedali – ora all’alba delle vaccinazioni di massa sta frenando. Per dare qualche dato l’Italia per numero di dosi somministrate per 100 abitanti è dietro Polonia, Slovacchia, Spagna, Francia e Germania. La colpa non è da ricercare solo nei tagli nelle consegne delle aziende, fatto che riguarda tutti i Paesi europei – ma da un altro elemento molto importante.

Il caos dei piani regionali

AstraZeneca avrebbe – secondo fonti Ue – dimezzato la fornitura dei vaccini. Ed è vero. È anche vero, però, che i vaccini non vengono fatti e che l’Italia non procede alla somministrazione del vaccino. Il problema è da ricercare anche nelle difficoltà organizzative delle Regioni che per vaccinare al di fuori degli ospedali – over 80, docenti, personale scolastico e forze dell’ordine – va troppo a rilento con territori già avanti e altri che partono in forte ritardo. Ciò comporta il fatto che, al momento, più di una dose su quattro (il 30%) rimane nei frigoriferi. In altri termini su 5,2 milioni di dosi disponibili le somministrazioni sono quasi 3,7 milioni: inutilizzate dunque 1,5 milioni di dosi.

Numeri altissimi e non giustificati dalla necessità di accantonare i flaconi per le seconde somministrazioni. Con differenze regionali enormi: se la Valle d’Aosta ha somministrato oltre il 90% delle dosi disponibili, Calabria, Sardegna e Liguria ne lasciano quasi la metà inutilizzate.

AstraZeneca, andamento lento

Il ritardo più evidente riguarda il vaccino di AstraZeneca che da martedì 23 febbraio – dopo una circolare del ministero della Salute attesa da tempo – non è solo utilizzabile per gli under 55 ma fino ai 65 anni. Qui lo spreco è altissimo: finora è stata impiegata solo una dose su dieci. La struttura commissariale guidata da Arcuri ha consegnato un milione e 48mila dosi, ma quelle somministrate sono meno di un decimo. Il vaccino AstraZeneca è indicato prioritariamente per l’impiego delle vaccinazioni delle categorie lavorative più esposte. I dati di martedì rilevano che i vaccinati con la prima dose sono pochissimi: solo 51mila i vaccinati con la prima dose del personale scolastico e 33mila quelli che appartengono alle forze armate. Poco più di 80mila dosi impiegate a cui vanno aggiunte qualche altro migliaio per le vaccinazioni di medici privati under 55.

Poca organizzazione

A pesare sul forte rallentamento è che l’attuazione è passata alle Regioni che stanno partorendo 21 piani regionali. Con regole diverse e tempi diversi: c’è chi per esempio è molto avanti nelle vaccinazioni degli over 80 – come il Lazio che ha già raggiunto il 20% dei grandi anziani – e chi sta partendo solo in questi giorni. Qualcuno si rifiuta di vaccinare nel proprio studio chiedendo l’intervento della Asl e lasciando i pazienti per “strada”.

Di Antonio

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