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Un documento storico con i versi recitati proprio dal poeta abruzzese nella prima edizione televisiva.

La processione del venerdì santo di Chieti resta sempre uno dei migliori spettacoli della rappresentazione della Pasqua cristiana. Forse la più sentita a livello regionale e la più conosciuta a livello mondiale. Proprio l’anno scorso la Bbc si recò nella provincia teatina per raccontare al mondo la grande partecipazione con cui gli abruzzesi vivono questo evento parte integrante della cultura italiana. 

LA STORIA

La Processione del Cristo morto è la più antica d’Italia e, secondo fonti attendibili, risalirebbe all’842 d.C. La prima processione coincide con la ricostruzione della Cripta di San Giustino ma la conformazione con l’attuale ci fu nel XVI secolo, con la nascita dell’Arciconfraternita del sacro Monte dei Morti. Tradizione vuole che la processione debba sempre svolgersi qualunque siano le condizioni atmosferiche e ambientali. Persino nel 1944, nonostante il divieto emanato di effettuare il sacro corteo, la Processione si svolse ugualmente nonostante i tedeschi entrarono in cattedrale per rastrellare i partecipanti.

LA PROCESSIONE

La processione ha luogo il venerdì sera davanti la Cattedrale di San Giustino. Sulla scalinata si esibisce il coro formato da 160 elementi e che intona il Miserere. Al crepuscolo inoltrato comincia la vera e propria processione. Apre l’enorme stendardo a lutto dell’ Arciconfraternita del Sacro Monte dei Morti. Escono quindi le varie confraternite cittadine, ognuna con il proprio stendardo e crocifisso, alcune con propri simboli, tutte con le lanterne (dette “fanali”) che un tempo erano importante fonte di luce in strada, con i confratelli nella mozzetta tradizionale di ciascuna congrega (Salvo la Misericordia hanno tutti abiti e cappucci bianchi per non confondersi con l’ Arciconfraternita). Quindi escono le varie confraternite e quella del Sacro Monte dei Morti con tunica nera, mozzetta gialla e cappuccio nero. Infine è il turno dei Musici e dei Cantori. I membri (aggregati) dell’Arciconfraternita del Sacro Monte, inoltre, riempiono quello spazio che separa i membri di una confraternita dell’altra portando i simulacri rappresentanti i Simboli della Passione di Gesù, scortati anche da valletti e Vigili del Fuoco. I Fratelli effettivi circondano il Cristo morto e la Madonna Addolorata.

RAFFAELE FRATICELLI, IL POETA 

Nato a Chieti nel 1924, Fraticelli legò il suo nome per oltre trent’anni alla storia di quella Rai abruzzese fatta di professionisti e grandi uomini. Si occupò di un programma del territorio teatino “Il campanone” e tre anni dopo esordì con la maschera di Zì Carminuccio, la storia di un uomo di campagna in toale contrasto con la burocrazia cittadina. Con “Pè la Majella” Zì Carminuccio raggiunse consensi elevatissimi. Mons. Bruno Forte lo ha definito:«Artista degli umili, poeta di Dio: sospeso fra prossimità e trascendenza, fra la larghezza di umanità del suo cuore e lo slancio dell’adorazione e della fede che invoca». Un percorso di poesia e di fede che lo ha portato a tradurre, in rigorosi versi dialettali, le prime pagine del Vangelo che raccontano della Passione, Morte e Resurrezione di Nostro Signore e , successivamente, quelle dedicate alla Madonna. In questo documento esclusivo che vi proponiamo, l’artista e uomo Fraticelli, racconta per la prima volta, la Processione del venerdì santo di Chieti. Era il 1978 quando il poeta raccontava per Telemajella l’edizione della Processione del cristo Morto di Chieti. Un’opera unica e indimenticabile.


Antonio Del Furbo


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