Venezia, attivista manganellato dai carabinieri per una battuta sui fatti di Piacenza

Venezia, attivista manganellato dai carabinieri per una battuta sui fatti di Piacenza

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È costata cara una battuta a un giovane veneziano per scatenare la reazione violenta e la manganellate di due carabinieri. Il fatto è accaduto a Venezia, nella notte tra il 24 e il 25 luglio.

Il giovane che ha denunciato il fatto è Jacopo Povelato. Il 27enne, attivista del Laboratorio Morion, rincasava dopo aver trascorso la serata al centro sociale di Venezia. La vicenda si è svolta all’imbarcadero della Palanca, il canale noto per via dell’inchino delle Grandi Navi.

Il giovane era in compagnia di due amiche e di due militari dell’arma. Tra questi il maresciallo Buttà di stanza all’isola di Sacca Fisola. Tutti a bordo del vaporetto della Linea Notturna che collega la Giudecca a Venezia. I cinque si conoscono e si salutano. Arrivati alla Palanca, i tre ragazzi scendono. Jacopo si gira e sorridendo dall’imbarcadero si rivolge ai carabinieri rimasti a bordo. “Prossima fermata Piacenza!” gli dice sorridendo, alludendo ai noti fatti di cronaca della caserma emiliana.

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Battuta che ha causato la reazione spropositata da parte dei militari che sono saltati giù dal battello prima che il marinaio chiudesse il barcarizzo e hanno rincorso il ragazzo. Povelato, riferisce il Manifesto, ha provato a divincolarsi. “Un militare gli ha chiesto i documenti, l’altro, il maresciallo Buttà, più sbrigativo, ha estratto il manganello e gli ha rifilato una violenta manganellata alla schiena.”

“Un colpo inaspettato ed a tradimento quello del maresciallo – spiega Chiara Buratti, che rincasava con il giovane – Jacopo non aveva reagito all’aggressione dei carabinieri. Inoltre, era girato di spalle perché si era divincolato dalla presa e stava procedendo verso casa”.

Sferrato il colpo, i due militari si sono allontanati senza procedere con l’identificazione del ragazzo. “Si sono immediatamente resi conto di aver fatto una grandissima fesserie, picchiando un ragazzo che non aveva fatto niente se non lanciare una battuta” sostiene Chiara che con l’amica ha subito accompagnato Jacopo al pronto soccorso dove il giovane è stato medicato e gli è stato refertato un “trauma da aggressione”.

“Nei prossimi giorni andrò in Procura a denunciare quanto accaduto – ha dichiarato ai giornalisti il giovane -. Questo episodio dimostra, caso mai ce ne fosse bisogno, che non è un problema di mela marce e che gli abusi in divisa non accadono solo a Piacenza. Tra l’altro, la mia era solo una battuta fatta ad una persona che abbiamo conosciuto in molte manifestazioni, si era sempre dimostrata amichevole e con la quel ci siamo spesso scambiati sfottò a vicenda. La mia battuta poteva anche non essere gradita, ma la reazione a manganellate è stata di sicuro esagerata. Senza contare che mi è stata data a freddo ed alle spalle”.

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Martedì, il Laboratorio Morion ha chiamato un presidio a sostegno di Jacopo Povelato con la parola d’ordine “Prossima fermata Piacenza?”

“Vogliamo continuare a raccontarci la storia di qualche caso raro, isolato, quando parliamo di abusi in divisa? Vogliamo continuare a berci la favola per cui gli assassini di Cucchi, di Uva, di Aldrovandi, i macellai di Genova hanno agito per cause di forza maggiore?” chiede in un comunicato il Laboratorio Morion.  “Una reazione –prosegue il testo– come quella contro un nostro compagno ieri sera non è in alcun modo tollerabile, è un fatto agghiacciante e di una gravità estrema, che testimonia il sentimento di onnipotenza e impunità che provano le forze dell’ordine. Manganellare un ragazzo per strada perché ha osato fare una battuta su quello che è successo a Piacenza non è normale, non può succedere: il prossimo passo quale sarà, estrarre la pistola? Trascinare in caserma chiunque nutra un sanissimo sentimento anti-divisa? Quanto dobbiamo sopportare ancora prima di renderci conto che la storia degli abusi in divisa è un fatto endemico, una malattia da estirpare con decisione una volta per tutte?.

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