Il governo non ha più un euro, ma Gualtieri non lo vuole ammettere. A rischio pensioni e stipendi

Il governo non ha più un euro, ma Gualtieri non lo vuole ammettere. A rischio pensioni e stipendi

Inchieste Notizie

Durante l’ultimo vertie delle delegazioni di maggioranza a Palazzo Chigi, lunedì sera, prima del Cdm, il ministro dell’Economia Roberto Gualtieri avrebbe prospettato “tensioni di cassa” sui conti pubblici. Soprattutto dopo il nuovo scostamento di bilancio, che le Camere dovranno votare il prossimo 29 luglio. Il governo non ha più un euro?

Tradotto: per evitare ’sofferenze’ anche sull’ordinario come pensioni e stipendi sarebbe stato necessario ricorrere ai fondi del Mes. Anche per questo Partito democratico e Italia viva spingono il premier Giuseppe Conte ad avvalersi del Mes.  

Il retroscena raccontato dal Sole24ore è rimbalzato sulle chat pentastellate che ha prodotto la risposta del capo politico, Vito Crimi, che ha definito “asincrono” il dibattito sul Meccanismo europeo di stabilità. Piuttosto, il vice ministro dell’Interno invita a pensare come spendere al meglio gli 85 miliardi totali dei vari scostamenti di bilancio, oltre ovviamente ai soldi del Recovery fund. Il panico si è diffuso anche al Mef tanto che nella serata di ieri è arrivata una nota ufficiale: “Nessuna criticità di cassa, le entrate sono in linea con le aspettative“. 

Fare cassa dopo la pandemia: il piano governativo tra prelievo forzoso e tasse

Il confronto sul recovery fund sale di livello. Ai pentastellati l’idea di una task force che abbia la facoltà di elaborare il famoso piano di riforme e investimenti, su cui far poi gravitare i 209 miliardi stanziati dall’Europa, e che risponda direttamente a Palazzo Chigi, non piace. I grillini vogliono l’istituzione di una commissione speciale Recovery.  

Il governo tranquillizza. I soldi in cassa ci sono. Tranquilli italiani, pensioni e stipendi saranno regolarmente pagati come del resto è successo anche nei momenti più critici del Paese. Il Gualtieri pensiero è così riassunto. Sarà. Ma la questione non è di poco conto: qui si parla della cassa dello Stato, cioè della Tesoreria della Banca d’Italia, dislocata in un riservatissimo ufficio al centro di Roma, dove transitano minuto per minuto tutti i pur minimi pagamenti dagli stipendi all’ultima fattura di una Asl. I sintomi, gravi, sono quelli di uno spread che ieri ha aperto in salita verso quota 150 per poi rientrare in chiusura a 145. “Discussione assurda, alimentare l’idea che abbiamo problemi di cassa che non esistono è comunque negativo”, ha osservato ieri Gualtieri con i suoi collaboratori.

Se i 25 miliardi di deficit del Mes sono cruciali per evitare problemi alle casse dello Stato lo vedremo a breve. Magari con l’arrivo dell’autunno caldo.

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